Cristina Vignapiano, figlia di Matteo Vignapiano, in arte Matthieu Vignon, artista formatosi alla scuola di grandi maestri del Novecento, tra cui Emilio Greco e Umberto Mastroianni, interviene nel dibattito sull’ipotesi di intitolare la sala maggiore della Biblioteca comunale di Aprilia ad Aleardo Nardinocchi.
La proposta, emersa negli ultimi giorni, ha infatti riacceso il confronto sull’opportunità di modificare l’attuale intitolazione della sala, dedicata da molti anni al Maestro Giacomo Manzù.
La presa di posizione di Cristina Vignapiano aggiunge così una nuova voce a un dibattito che non riguarda soltanto una denominazione, ma anche la memoria culturale e artistica della città, il riconoscimento delle personalità che hanno contribuito alla sua storia e il valore simbolico dei luoghi pubblici dedicati alla cultura.
Leggendo il commento “La memoria di Aprilia non si difende con una targa” non posso che condividere l’idea centrale: ad Aprilia si discute animatamente sui nomi, ma si è fatto troppo poco per costruire una vera memoria culturale. La questione della Sala Manzù non dovrebbe trasformarsi in una battaglia identitaria, perché la cultura non è un gioco a somma zero: Manzù non perde se si ricorda Nardinocchi, e Nardinocchi non perde se si continua a onorare Manzù. Una città matura aggiunge memoria, non la sostituisce.
E proprio per questo la riflessione dell’autore è ancora più amara: per decenni non si è creato un luogo stabile dove custodire davvero la storia artistica della città.
Lo so bene anche per esperienza personale: mio padre , in arte Mathieu Vignon ha utilizzato la Sala Manzù per mostre importanti, tra cui una che oggi assume un valore enorme perché una delle ultime esposizioni in vita di Emilio Greco, scultore di fama internazionale, autore di opere presenti nei musei di mezzo mondo.
Il fatto che un artista di quel livello abbia esposto ad Aprilia dovrebbe essere un pilastro della nostra identità culturale, qualcosa da proteggere, raccontare, tramandare. Invece rischia di restare un ricordo affidato solo alla memoria di chi c’era.
Ed è qui che il dibattito sul nome mostra tutta la sua fragilità: non basta difendere una targa se poi non difendiamo ciò che quella sala ha rappresentato.
La vera sfida non è scegliere quale nome mettere sulla porta, ma decidere se vogliamo che Aprilia continui ad avere una storia culturale da raccontare.
Perché i nomi sono importanti, certo ma lo diventano davvero solo quando la città si impegna a non perdere ciò che hanno significato