Itri racconta le sue radici tra carne, vino e musica: successo per “Il Vitellone e l’Abbuoto”

A Villa Burali d’Arezzo una serata dedicata alle produzioni del territorio tra approfondimenti scientifici, cucina e tradizioni popolari

Dalla terra alla tavola, passando per la ricerca, la memoria e la musica. È stato questo il filo conduttore di “Il Vitellone e l’Abbuoto – Dalla generosità della terra di Itri. Testimoni della tradizione”, l’iniziativa che sabato 29 agosto ha portato a Villa Burali d’Arezzo un pubblico interessato a riscoprire alcune delle espressioni più caratteristiche dell’identità rurale ed enogastronomica itrana.

Il vitellone e l’Abbuoto sono stati il punto di partenza di un racconto più ampio, costruito mettendo insieme competenze diverse e mostrando come la valorizzazione di una produzione locale possa diventare anche uno strumento per conoscere meglio il territorio e immaginarne le prospettive future.

Uno dei momenti principali della serata è stato il convegno “Viticoltura e zootecnia itrane: talento e crescita”, moderato da Ermelinda Capuano, presidente di improntAurunca. Al centro del confronto la qualità delle produzioni, il benessere animale, la sostenibilità degli allevamenti e il recupero di un patrimonio vitivinicolo antico, legato alle colline del Basso Lazio.

A offrire un contributo sul fronte della zootecnia è stato il professor Federico Infascelli, ordinario di Nutrizione e Alimentazione Animale all’Università degli Studi di Napoli Federico II, che ha illustrato il rapporto tra allevamento in altura, alimentazione degli animali, qualità della carne e sostenibilità.

Spazio anche alla storia della viticoltura con Maurizio De Simone, enologo e studioso delle varietà antiche, che ha riportato l’attenzione sul patrimonio di uve del Basso Lazio e sulle possibilità di recuperare e valorizzare vitigni che rappresentano una parte importante della storia agricola locale.

Dalla teoria si è passati poi alla cucina. Lo show cooking dedicato al Vitellone Bianco di Itri, affidato agli chef Luca Viccarone e Luigi Lombardi, ha trasformato le materie prime locali in un momento di incontro tra ricette della tradizione e interpretazioni più contemporanee.

La degustazione ha quindi portato in tavola diversi prodotti legati alla cultura gastronomica itrana e aurunca, dalla carne ai prodotti della tradizione pastorale, fino alle olive e all’olio di Itri. Ad accompagnare le preparazioni sono stati i vini ottenuti da Abbuoto, Serpe e Bellone, tre varietà che raccontano un patrimonio viticolo ancora fortemente legato alla storia agricola del territorio.

A chiudere il percorso, la musica di Enzo Asseri e Tullio Taffuri, protagonisti di un concerto dal sapore folk che ha aggiunto alla serata un ulteriore richiamo alle tradizioni e alla cultura popolare.

Più che una semplice iniziativa enogastronomica, l’appuntamento di Villa Burali d’Arezzo ha quindi proposto un modo diverso di raccontare Itri: attraverso ciò che viene prodotto, ma anche attraverso le persone, le conoscenze e le storie che rendono quelle produzioni riconoscibili.

Il Vitellone e l’Abbuoto diventano così due simboli di una stessa identità, fatta di allevatori, viticoltori e produttori che custodiscono un patrimonio costruito nel tempo. Un patrimonio che, accanto alla dimensione gastronomica, può rappresentare una risorsa per la promozione e lo sviluppo del territorio.

L’iniziativa è stata promossa da Arsial e coordinata da improntAurunca aps.

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