È pronta per essere protocollata una richiesta di revoca del provvedimento con cui la Commissione straordinaria ha introdotto la sosta a pagamento in diverse aree del centro urbano di Aprilia. Al centro della contestazione ci sono sia i costi previsti per residenti e abbonamenti, ritenuti eccessivi da molti cittadini, sia – soprattutto -la legittimità dell’istituzione delle strisce blu su alcune strade.
Nelle ultime settimane si sono susseguite assemblee e incontri pubblici promossi dai residenti, che contestano una misura destinata a incidere sulle famiglie che vivono nel centro cittadino. Secondo i promotori dell’iniziativa, il confronto con la Commissione straordinaria sarebbe stato limitato e non avrebbe consentito un reale approfondimento delle criticità sollevate, per questo i promotori delle assemblee hanno presentato delle osservazioni e sono pronti a presentare un ricorso al Tar contro la delibera che ha istituito la sosta a pagamento.
Tra i principali motivi del ricorso vi è la natura giuridica di alcune delle strade interessate dal nuovo piano della sosta. I ricorrenti sostengono che in diversi tratti del centro le aree sulle quali sono state realizzate le strisce blu non appartengano al patrimonio comunale. Si tratterebbe, infatti, di terreni utilizzati per la realizzazione della viabilità pubblica senza che sia mai stato perfezionato un procedimento di esproprio nei confronti dei proprietari originari.
Le particelle catastali interesserebbero tratti di via Piave, via Isonzo, corso San Giovanni XXIII, via dei Mille e via Emilia.
Su questa vicenda esiste già un importante precedente giudiziario. Il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, sezione di Latina, aveva accolto il ricorso presentato da dieci cittadini, gli eredi Cossettini, riconoscendo l’illegittimità della gestione comunale di alcuni dei terreni oggetto della controversia. Il Comune di Aprilia aveva impugnato quella decisione davanti al Consiglio di Stato, sostenendo di aver acquisito le aree in conseguenza delle opere di urbanizzazione realizzate dai privati o, in alternativa, sulla base di una sentenza del Tribunale di Latina del 2008.
Il Consiglio di Stato, tuttavia, ha respinto l’appello dell’amministrazione, confermando integralmente la sentenza del TAR. Nelle motivazioni, i giudici hanno chiarito che la decisione del Tribunale civile richiamata dal Comune non attribuiva in alcun modo la proprietà delle aree all’ente, limitandosi esclusivamente a rigettare una domanda senza pronunciarsi sulla titolarità dei suoli.
La sentenza ha inoltre escluso che il Comune possa rivendicare la proprietà per usucapione, evidenziando come il termine necessario non fosse ancora maturato e come le iniziative giudiziarie intraprese dai proprietari fin dal 2001 abbiano interrotto la continuità del possesso richiesta dalla legge.
Secondo i promotori del ricorso, questo precedente potrebbe incidere anche sulla legittimità dell’istituzione della sosta a pagamento nelle strade interessate dalla controversia patrimoniale.
Nel frattempo, il piano della sosta continua ad ampliarsi. Questa mattina anche i residenti di via delle Palme hanno trovato le nuove strisce blu tracciate sotto le proprie abitazioni, alimentando ulteriormente il malcontento tra i cittadini interessati dal provvedimento.
Nelle ultime settimane si sono susseguite assemblee e incontri pubblici promossi dai residenti, che contestano una misura destinata a incidere sulle famiglie che vivono nel centro cittadino. Secondo i promotori dell’iniziativa, il confronto con la Commissione straordinaria sarebbe stato limitato e non avrebbe consentito un reale approfondimento delle criticità sollevate, per questo i promotori delle assemblee hanno presentato delle osservazioni e sono pronti a presentare un ricorso al Tar contro la delibera che ha istituito la sosta a pagamento.
Tra i principali motivi del ricorso vi è la natura giuridica di alcune delle strade interessate dal nuovo piano della sosta. I ricorrenti sostengono che in diversi tratti del centro le aree sulle quali sono state realizzate le strisce blu non appartengano al patrimonio comunale. Si tratterebbe, infatti, di terreni utilizzati per la realizzazione della viabilità pubblica senza che sia mai stato perfezionato un procedimento di esproprio nei confronti dei proprietari originari.
Le particelle catastali interesserebbero tratti di via Piave, via Isonzo, corso San Giovanni XXIII, via dei Mille e via Emilia.
Su questa vicenda esiste già un importante precedente giudiziario. Il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, sezione di Latina, aveva accolto il ricorso presentato da dieci cittadini, gli eredi Cossettini, riconoscendo l’illegittimità della gestione comunale di alcuni dei terreni oggetto della controversia. Il Comune di Aprilia aveva impugnato quella decisione davanti al Consiglio di Stato, sostenendo di aver acquisito le aree in conseguenza delle opere di urbanizzazione realizzate dai privati o, in alternativa, sulla base di una sentenza del Tribunale di Latina del 2008.
Il Consiglio di Stato, tuttavia, ha respinto l’appello dell’amministrazione, confermando integralmente la sentenza del TAR. Nelle motivazioni, i giudici hanno chiarito che la decisione del Tribunale civile richiamata dal Comune non attribuiva in alcun modo la proprietà delle aree all’ente, limitandosi esclusivamente a rigettare una domanda senza pronunciarsi sulla titolarità dei suoli.
La sentenza ha inoltre escluso che il Comune possa rivendicare la proprietà per usucapione, evidenziando come il termine necessario non fosse ancora maturato e come le iniziative giudiziarie intraprese dai proprietari fin dal 2001 abbiano interrotto la continuità del possesso richiesta dalla legge.
Secondo i promotori del ricorso, questo precedente potrebbe incidere anche sulla legittimità dell’istituzione della sosta a pagamento nelle strade interessate dalla controversia patrimoniale.
Nel frattempo, il piano della sosta continua ad ampliarsi. Questa mattina anche i residenti di via delle Palme hanno trovato le nuove strisce blu tracciate sotto le proprie abitazioni, alimentando ulteriormente il malcontento tra i cittadini interessati dal provvedimento.
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