Orecchio staccato a morsi al pusher, pesante condanna per Mastracci

Pena di otto anni e mezzo per la brutale aggressione di un anno fa, il pm ne chiedeva dieci. Due anni e mezzo al complice

Pesante condanna per Gianfranco Mastracci, latinense di 41 anni finito a processo per la brutale aggressione consumata la sera del primo aprile dello scorso anno nei confronti di Luca De Bellis, trentenne che in quel periodo era ristretto agli arresti domiciliari per spaccio di droga. Il collegio penale del Tribunale di Latina ha riconosciuto Mastracci colpevole del reato di deformazione dell’aspetto della parte offesa con lesioni permanenti per avergli staccato un pezzo di orecchio con un morso durante la colluttazione, e ha stabilito la pena in otto anni e mezzo di reclusione, rispetto ai dieci anni chiesti dal pubblico ministero.

Due anni e mezzo di reclusione invece per Alex Tornese, il 24enne che la sera della spedizione punitiva nell’appartamento della vittima, in via San Carlo da Sezze, avrebbe aiutato Mastracci a incontrare De Bellis, facendosi aprire la porta da quest’ultimo perché i due si conoscevano. Il complice quindi è stato riconosciuto colpevole dei reati di violazione di domicilio e concorso nelle lesioni.

La difesa dei due imputati, rappresentata dagli avvocati Sandro Marcheselli, Alessia Vita e Stefano Iucci, chiedeva di ridimensionare il quadro accusatorio, fornendo una diversa chiave di lettura dei fatti. A partire dal fatto che Gianfranco Mastracci avrebbe morso l’orecchio di Luca De Bellis perché, a suo dire, mentre si dimenavano sul pavimento il pusher lo avrebbe colpito con un coltello all’addome. Secondo quando aveva riferito alla Polizia la vittima, invece, era avvenuto il contrario, ovvero che lui aveva usato il coltello per liberarsi dalla presa dell’aggressore.

In ogni caso era servita un’indagine degli investigatori della Squadra Mobile per risalire agli autori dell’agguato e avviare le ricerche di Mastracci, che si era reso irreperibile per due settimane circa, prima di costituirsi direttamente in carcere a Rebibbia, dopo che i poliziotti avevano arrestato il suo complice. Resta un mistero il movente della vicenda, che secondo i sospetti degli investigatori doveva essere riconducibile agli interessi comuni nello spaccio di stupefacenti.

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