“Aprilia Anno Zero”: il territorio tra presente e futuro secondo Angela Marchini – L’INTERVISTA

Viaggio nella città che verrà. Le idee e le impressioni dei principali protagonisti dell'Aprilia di domani

Esiste davvero un luogo magico oltre l’arcobaleno, come cantava Judy Garland, dove i sogni possono diventare realtà?

Per Angela Marchini quel luogo, almeno da adolescente, aveva un nome preciso: Roma. Era lì che aveva trascorso l’infanzia e dove immaginava di costruire il proprio futuro. Ma nel 1965 il corso della sua vita cambiò improvvisamente. Il padre fu chiamato a lavorare nello stabilimento AVIR S.p.A. (Aziende Vetrarie Industriali Ricciardi) di Aprilia e la famiglia si trasferì nella giovane città pontina.

Per Angela quel cambiamento fu difficile da accettare. Iscritta al IV ginnasio a Roma, ogni giorno affrontava il viaggio in treno da Aprilia alla Capitale. Quel pendolarismo non era soltanto un’esigenza scolastica: era il modo per continuare a sentirsi parte della città che amava, dove aveva costruito le sue prime amicizie e coltivato interessi destinati ad accompagnarla per tutta la vita. Dentro di sé custodiva la speranza che, un giorno, Roma tornasse a essere la sua casa.

Ma proprio quel treno che sembrava condurla ogni giorno verso il passato la stava accompagnando incontro al futuro. Durante gli anni da pendolare conobbe quello che sarebbe diventato suo marito. L’amore la riportò così ad Aprilia, dove lui lavorava in un’altra importante realtà industriale del territorio, la storica Olearia Tirrena.

Quella che inizialmente era sembrata una destinazione provvisoria si trasformò nella città della sua vita. Ad Aprilia Angela costruì una famiglia, sviluppò il proprio percorso professionale e divenne una delle figure più rappresentative della vita culturale cittadina.

Per cinquant’anni ha diretto e gestito la scuola privata Daniel’s, contribuendo alla formazione di intere generazioni di studenti. Molti erano giovani lavoratori che, dopo una giornata trascorsa in fabbrica, affrontavano con sacrificio le lezioni serali per conseguire un diploma e migliorare la propria condizione professionale. La Daniel’s rappresentò anche un punto di riferimento per numerose aziende del territorio, che vi affidavano la formazione dei propri dipendenti, soprattutto nell’apprendimento delle lingue straniere – inglese, francese e tedesco – già allora considerate strumenti indispensabili per confrontarsi con un mercato sempre più internazionale. Le imprese apriliane esportavano in ogni parte del mondo e conoscere le lingue significava creare opportunità, favorire relazioni e guardare oltre i confini locali.

L’istituto, che ha concluso la propria attività due anni fa, ha lasciato un segno profondo nella comunità apriliana, diventando per decenni un punto di riferimento educativo e culturale.

Accanto all’insegnamento, Angela Marchini ha coltivato con passione la scrittura e la ricerca storica, contribuendo a preservare la memoria e l’identità della città. Ha ideato e promosso numerose iniziative culturali, spesso capaci di intrecciare musica, letteratura e narrazione, dando vita a eventi che hanno coinvolto e arricchito la comunità.

Donna di grande ironia, sensibilità e curiosità intellettuale, è una raffinata conoscitrice della letteratura e della storia, passioni che ha sempre messo al servizio della collettività, a partire dal quartiere Grattacielo, dove è diventata un punto di riferimento per la vita sociale e culturale.

La capacità di ascoltare, mediare e costruire relazioni autentiche le ha consentito di affrontare con equilibrio ogni esperienza personale e professionale, conquistando nel tempo la stima di chi ha avuto modo di conoscerla.

Tra le sue passioni il primo posto spetta alla lettura. Ama circondarsi di oggetti che raccontano una storia, colleziona pezzi vintage e d’antiquariato e ricerca la bellezza nelle piccole cose. Ma la sua vera debolezza è la cucina, luogo di creatività, convivialità e affetti.

Il motto che meglio la rappresenta è una celebre frase attribuita a Margaret Thatcher: «Se vuoi sapere come si fa una cosa, chiedi a un uomo; se vuoi che quella cosa venga fatta, chiedi a una donna». Una citazione che riflette bene il suo carattere: concreto, determinato e capace di trasformare le idee in progetti e i progetti in realtà.

  • Come ha appreso la notizia dello scioglimento del Consiglio comunale di Aprilia per infiltrazioni mafiose? Quali sono state le sue prime reazioni e quali riflessioni ha maturato nei giorni successivi?

    «Ho appreso la notizia con un sentimento misto di amarezza e, purtroppo, di non totale sorpresa. Che ad Aprilia esistesse un problema di malaffare radicato era evidente da anni, almeno per chiunque volesse osservare la realtà senza voltarsi dall’altra parte. La riflessione più dolorosa, maturata nei giorni successivi, riguarda però la natura stessa di questa criminalità. Per molto tempo abbiamo pensato che si trattasse di una sorta di “colonia” criminale, composta da infiltrazioni provenienti da altre realtà mafiose. Abbiamo invece scoperto che si tratta di una mafia locale, autoctona, cresciuta e radicatasi nel territorio. È questa la consapevolezza che dovrebbe interrogarci più profondamente. Non siamo di fronte a un fenomeno importato, ma a un sistema criminale che ha trovato alimento nel tessuto economico e commerciale della nostra città. Comprenderlo è il primo passo per affrontarlo davvero e per costruire un futuro fondato sulla legalità e sulla responsabilità collettiva»

    Lei è un’apriliana d’adozione. Ripensando ai suoi primi anni ad Aprilia, come immaginava che sarebbe diventata la città? Le aspettative che nutriva sono state soddisfatte oppure si aspettava un percorso di sviluppo diverso?

    «Mio padre lavorava all’AVIR e io sono arrivata ad Aprilia nel 1965, proprio mentre mi apprestavo a iniziare il ginnasio, che ho frequentato a Roma. Ho scelto di fare la pendolare perché non volevo spezzare il legame con la mia città, con le mie amicizie e con il mondo che fino ad allora avevo conosciuto. Durante gli anni del liceo non ho realmente “vissuto” Aprilia: ero ancora molto proiettata verso Roma, dove continuavo a trascorrere gran parte del mio tempo. Il mio vero rapporto con la nuova città è iniziato nel 1974, quando, insieme a mio marito, mi sono trasferita stabilmente qui. Da quel momento è cominciata una nuova fase della mia vita. Il legame con Aprilia si è rafforzato con la nascita dei miei figli e con l’inizio della mia attività lavorativa. Ho imparato a conoscerla e ad amarla: era una città giovane, dinamica, con stagioni teatrali interessanti, iniziative culturali e artistiche di grande valore. Ricordo, ad esempio, il Carnevale, che rappresentava un importante momento di partecipazione e di aggregazione per tutta la comunità. Era anche una città vivibile, senza il traffico e le grandi distanze che oggi caratterizzano molti centri urbani. Poi, a un certo punto, qualcosa è cambiato. C’è stata un’inversione di marcia e il percorso è sembrato procedere in direzione opposta. Nonostante questo, il mio amore per Aprilia non è mai venuto meno. È la mia città, quella in cui ho costruito la mia famiglia, il mio lavoro e una parte fondamentale della mia storia. Oggi, pur avendo la possibilità di tornare a Roma se lo volessi, non lascerei più Aprilia.»
  • Quando è arrivata ad Aprilia, si è sentita ben accolta dalla comunità locale? Quali aspetti dell’accoglienza e della vita cittadina ricorda con maggiore piacere?

    «Al mio arrivo ad Aprilia non ho avuto alcun problema a inserirmi. Mio marito lavorava già da alcuni anni all’Olearia Tirrena e aveva una bella cerchia di amici. In poco tempo sono diventati anche i miei amici. Si usciva insieme, si andava a ballare, a cena, al mare: socializzare era semplice. Del resto, Aprilia aveva meno della metà degli abitanti di oggi e ci si conosceva un po’ tutti. Ricordo ancora un episodio che racconta bene lo spirito di quegli anni. Un giorno mi trovavo ai giardinetti di fronte al Metropolitan con il mio bambino, che aveva solo pochi mesi. All’improvviso fu colto da una colica. Rimasi spiazzata: di solito le coliche arrivavano la sera e non sapevo proprio come aiutarlo. A un certo punto si avvicinò con grande naturalezza una distinta signora. Lo prese delicatamente in braccio, lo appoggiò a pancia in giù sul suo braccio e iniziò a cullarlo. Nel giro di pochi minuti il bambino si calmò. Quella signora era la signora Vescovi. Un gesto semplice, spontaneo, che ancora oggi ricordo con gratitudine e che racconta meglio di tante parole il senso di comunità che si respirava nell’Aprilia di allora.»
  • Per molti anni ha insegnato e diretto una scuola privata, offrendo una seconda opportunità a tanti giovani. Come vede oggi la gioventù apriliana? Quali sono, secondo lei, le sue principali qualità e le difficoltà che deve affrontare?

    «Quando nacque il Daniel’s, nel 1974, io vi entrai l’anno successivo. L’obiettivo della scuola era offrire un servizio agli studenti lavoratori che, per le ragioni più diverse, erano stati costretti ad abbandonare gli studi troppo presto. All’epoca lo Stato non organizzava ancora corsi serali o percorsi di recupero, perciò realtà come la nostra rappresentavano un’opportunità preziosa per chi desiderava conseguire un diploma senza rinunciare al lavoro. Accanto ai corsi scolastici organizzavamo, con grande partecipazione, corsi di lingue finanziati dalle aziende del territorio e destinati a impiegati e dirigenti. Si insegnava soprattutto l’inglese, ma anche il francese e il tedesco. Ricordo, ad esempio, la collaborazione con la Massey Ferguson, che investiva nella formazione linguistica del proprio personale, consapevole dell’importanza di dialogare con interlocutori internazionali. Un’altra attività molto richiesta erano i corsi di stenografia e dattilografia, organizzati in due turni al mattino e uno serale, competenze allora fondamentali per l’accesso al mondo del lavoro. Solo molti anni dopo iniziammo ad accogliere anche studenti più giovani, con corsi di recupero svolti al mattino. Era una realtà molto diversa rispetto a quella degli studenti lavoratori. Questi ultimi affrontavano ogni lezione con una determinazione straordinaria: arrivavano dopo otto ore di lavoro, affrontavano sacrifici economici importanti e sfruttavano ogni minuto di studio con grande consapevolezza. Nei ragazzi delle generazioni più recenti, invece, si cominciavano già a cogliere i segni della crisi che, progressivamente, avrebbe investito la scuola italiana nel suo complesso.»
  • Il suo impegno nel campo della cultura è noto: dalla realizzazione dei presepi agli studi sulla storia della città, fino alla promozione di eventi culturali, artistici e musicali, senza dimenticare l’attività svolta nel suo quartiere. Ritiene che la cultura occupi il posto che merita ad Aprilia oppure pensa che dovrebbe essere sostenuta e valorizzata maggiormente? In che modo?

    «La cultura dovrebbe essere il primo interesse della futura classe politica. Lo sostenevo già nel 2002, durante una lontana campagna elettorale nella quale mi candidai con l’idea di offrire il mio contributo proprio in ambito culturale. È una convinzione che il tempo non ha affatto scalfito. La cultura ha bisogno di investimenti e di una progettualità stabile. Servono risorse per organizzare iniziative, seminari, presentazioni di libri, incontri con scrittori e scrittrici, laboratori e occasioni di confronto. Ma, prima ancora che nascere dal basso, queste attività dovrebbero essere promosse e coordinate da un assessorato forte, competente e capace di programmare nel lungo periodo. Occorre investire nella creazione di biblioteche di quartiere, centri culturali, spazi ricreativi e palestre sociali dove i giovani possano incontrarsi, crescere, confrontarsi e scoprire i propri talenti. Non possiamo limitarci ad aspettare che siano loro a cercare la cultura: dobbiamo essere noi ad andare incontro a loro, offrendo opportunità concrete e alternative all’isolamento e alla solitudine che troppo spesso si consumano dietro lo schermo di un telefono. Resta più che mai attuale l’insegnamento di don Lorenzo Milani, sintetizzato nel suo celebre I care: “mi sta a cuore, me ne prendo cura”. Pur con i necessari distinguo rispetto ai tempi in cui viviamo, quel messaggio continua a ricordarci che educare significa assumersi una responsabilità verso gli altri e verso il futuro della comunità.»
  • Guardando al futuro della città, quali sono i tre temi prioritari dai quali la prossima amministrazione, scelta dai cittadini, dovrebbe ripartire per rifondare Aprilia su basi nuove e solide?

    «I tre pilastri dai quali la prossima Amministrazione dovrebbe ripartire sono, a mio avviso, cultura, istruzione e centri di aggregazione; lavoro, sviluppo e riscatto sociale; sicurezza, decoro urbano e vivibilità dei quartieri. Il primo punto riguarda la necessità di investire sulle persone: sulla conoscenza, sulla formazione e sugli spazi di incontro. Cultura, scuola e luoghi di aggregazione sono strumenti fondamentali per creare comunità, offrire opportunità ai giovani e contrastare l’isolamento. Il secondo pilastro è il lavoro. Aprilia è nata come terra di lavoratori e proprio da questa identità dovrebbe ripartire, valorizzando le proprie energie produttive, sostenendo lo sviluppo e creando condizioni favorevoli per una crescita economica capace di generare anche riscatto sociale. Infine c’è il tema della qualità della vita: sicurezza, decoro urbano e attenzione ai quartieri. Illuminazione adeguata, strade curate, parchi sicuri e spazi pubblici vissuti sono elementi essenziali per restituire ai cittadini la possibilità di vivere pienamente la propria città. L’obiettivo deve essere quello di far tornare famiglie, anziani e bambini a frequentare gli spazi di Aprilia con serenità, sentendosi protetti, partecipi e orgogliosi della propria città.»

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Carmen Porcelli
Carmen Porcelli
Nata a Nola ma vive da sempre ad Aprilia, dove la famiglia si è trasferita prima della sua nascita per questioni lavorative. Ha iniziato da giovane a coltivare la passione per l’attività giornalistica e la storia. Ha collaborato con diverse testate locali occupandosi prevalentemente di politica, sindacale e cronaca. È giornalista professionista e ha approfondito negli anni del suo percorso universitario, dalla laurea in Scienze Politiche al dottorato di ricerca in Studi Politici, i temi che da sempre la interessano come il ruolo della stampa e la storia dell’Italia dal secondo dopoguerra ai movimenti politici ed extraparlamentari. È da sempre attiva nella sua città per la ricerca di una identità storica e culturale e per la difesa dell’ambiente.

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