Come accade spesso alle personalità dal carattere forte, in passato è stata talvolta descritta come una figura divisiva, soprattutto all’interno della sinistra locale, l’area politica dalla quale proviene. Se, nel breve periodo, cercare di dare ragione a tutti può rappresentare una strategia per disinnescare i conflitti, nel lungo termine si rischia di perdere autorevolezza a causa di un atteggiamento eccessivamente accondiscendente. Non è però il suo caso: Monica Laurenzi non si sottrae al confronto e ha sempre dimostrato lungimiranza e capacità di analisi.
Monica Laurenzi, 58 anni, è da sempre impegnata ad Aprilia, in particolare nel sociale, ed è considerata una figura di rilievo nel panorama politico locale. Nel corso degli anni ha costruito un solido percorso di esperienza, maturato soprattutto nell’area romana, una palestra importante che le ha consentito di confrontarsi con temi più complessi rispetto a quelli strettamente territoriali.
Il suo impegno civile prende avvio con la partecipazione alle iniziative dei giovani universitari, per poi proseguire nelle associazioni di volontariato del territorio. È tra i fondatori della sezione Mela Verde di Legambiente, che coordina per diversi anni, promuovendo insieme ad altri volontari, per circa un decennio, il progetto terapeutico di accoglienza dedicato ai bambini provenienti dalle aree colpite dal disastro di Chernobyl, il più grave incidente nucleare della storia, avvenuto il 26 aprile 1986.
Nel 2018, dopo aver rappresentato per anni l’area critica del Partito Democratico, accetta di coordinare la lista civica di Antonio Terra, contribuendo al ritorno dell’ex sindaco alla guida della città. Dopo due anni di attività politica come segretaria della lista, il 6 agosto 2020 entra in giunta come assessora all’Ambiente, subentrando a Michela Biolcati Rinaldi.
L’incarico coincide con la nascita di Piazza Civica, progetto politico avviato insieme ai consiglieri eletti nella lista Terra – Omar Ruberti, Giuseppe Petito, Ilaria Iacoangeli e Fiorella Diamanti – con l’obiettivo di superare la condizione di marginalità nella quale, secondo i promotori, l’esperienza civica aveva progressivamente confinato Aprilia.
Alle elezioni provinciali del dicembre 2021, tuttavia, Piazza Civica decide di sostenere Barbara Carinci, esponente della lista Civiche Pontine, contravvenendo all’indicazione della maggioranza apriliana, orientata verso Vincenzo Giovannini. La scelta provoca una frattura politica: il sindaco Antonio Terra revoca le deleghe agli assessori Monica Laurenzi e Omar Ruberti, mentre Piazza Civica viene esclusa dalla maggioranza.
Nel marzo 2025, Laurenzi esprime fiducia nel nuovo segretario del Partito Democratico di Aprilia, Davide Zingaretti, dichiarando di aver particolarmente apprezzato il suo discorso di insediamento, incentrato sui temi dell’ambiente e della legalità.
Accanto all’impegno politico e sociale, coltiva da sempre una grande passione per il teatro. L’ultima esperienza in scena con la Compagnia Teatro Finestra risale all’ottobre 2024, con “Non tutti i ladri vengono per nuocere”, la celebre commedia di Dario Fo e Franca Rame. L’opera offre un ritratto ironico e grottesco dell’alta borghesia, mettendone in luce vizi e ipocrisie e mostrando come anche un evento spiacevole possa trasformarsi in un’occasione positiva.
- Lei che arriva all’impegno politico dopo una significativa esperienza, maturata sia nelle associazioni che negli apparati di partito, crede che ci sia stata una valorizzazione del merito nella scelta della classe dirigente apriliana?
E se parlassimo di partecipazione prima di fare il punto sulla classe dirigente? La nostra città è ricca di associazioni di ogni tipo. Eppure ho la sensazione che queste realtà anziché essere un punto di incontro tra persone ed idee, di servizio al bene comune per il territorio e di chi lo abita, spesso finiscono per essere chiuse ed autoreferenziali. Mi spiego meglio (con il solo desiderio di aprire una riflessione priva di giudizi) ogni realtà vive un mondo proprio, difficilmente integrato, le cui energie il più delle volte servono al mantenimento di attività e strutture più che all’animazione sociale. Ciascuno si dice “aperto” ad accogliere nuovi partecipanti, a patto che non venga minacciata la leadership dell’associazione o del gruppo. Credo che questa cultura sia alla base delle dinamiche politiche all’interno delle quali si inseriscono gli interessi, non solo economici che senza dubbio sono i più rilevanti, ma anche professionali e più banalmente di visibilità, della ricerca di un ruolo sociale, del riconoscimento personale. La politica ha assecondato questo processo e anziché sforzarsi di riportare tutto e tutti all’unità, al bene comune, ha ulteriormente parcellizzato i segmenti sociali pensando di poterli governare meglio e generando una aspettativa tale da ricondurre ogni cosa ad una dinamica do ut des. Quindi, molto spesso, le realtà associative e civiche anziché portare un contributo “libero” e “veritiero” nello spazio pubblico si sono trovate impigliate in una logica di “micropotere”, contribuendo consapevolmente ma anche inconsapevolmente alla creazione del consenso altrui in cambio di contributi, spazi, riconoscimenti, ecc. Partendo da questa analisi sarebbe interessante rileggere le parabole politiche dei singoli protagonisti, cosa che ovviamente merita luoghi e tempi diversi. Personalmente ho cercato sempre di spezzare questa catena e queste logiche pagandone il prezzo in prima persona, ma anche mettendo a segno qualche risultato. Lo dico non per rivendicare dei meriti ma per testimoniare che è possibile essere diversi e andare controcorrente, certo è faticoso e anche costoso, ma si possono raggiungere anche dei risultati che lasciano il segno nella vita delle persone. Risultati che resistono alla propaganda delle parole e alla mistificazione dei fatti.
- Lo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose, potrebbe condizionare le scelte degli elettori: secondo lei, in un Paese dove si vota sempre meno, gli apriliani si fideranno ancora dei politici oppure no?
Il provvedimento adottato è senza dubbio un fatto senza precedenti, che getta un’intera comunità sotto i riflettori e che segna un punto di non ritorno. Vorrei concentrarmi su un aspetto a mio avviso scomparso dai radar dell’opinione pubblica e dall’agenda mediatica locale. La giustizia sta facendo il suo corso e prima o poi arriveranno i verdetti definitivi. L’aspetto giudiziario non è però il solo e certamente non basta a definire tutte le responsabilità coinvolte. Faccio un esempio: anche i comuni di Anzio e Nettuno (quest’ultimo per ben due volte) sono usciti da un commissariamento per infiltrazione mafiosa ma in quei contesti non c’è stato nemmeno un arresto, né una condanna. Qualcuno potrebbe pensare che quindi non c’è stata una gestione mafiosa e che chi ha adottato il provvedimento ha commesso un errore. Io penso esattamente il contrario perché l’aspetto giudiziario (che tra l’altro non mi ha mai appassionato particolarmente) non è il solo coinvolto in queste vicende. Lo dico a tutti i cittadini che hanno a cuore la nostra comunità – io ne conosco davvero tanti –, non solo ai giustizialisti di destra e di sinistra, di ieri e di oggi: è passato ormai un anno e mezzo dall’operazione Assedio, dagli arresti, dalle dimissioni del sindaco e dell’amministrazione, un po’ meno dallo scioglimento per infiltrazione e dall’insediamento della Commissione Commissariale, ma ancora nessuno ha avviato un’analisi politica seria, accurata, profonda, capace di coinvolgere tutte le forze politiche e sociali per trovare l’origine di questo disastro. In molti sono intenti a cercare un colpevole ma per quanto giusto e necessario non sarà sufficiente per rimettere la Città in marcia verso il futuro. Sono convinta che al di là delle responsabilità personali vi siano grandi responsabilità sociali e politiche perché senza un tessuto culturale favorevole il malaffare avrebbe fatto fatica a radicarsi e a prosperare. Ai magistrati compete stabilire la verità processuale, alla società invece comprendere il malessere che ha favorito questo stato corruttivo ed estirparlo. La politica locale non si sta occupando di questo aspetto ma ritengo che far finta di nulla sia molto pericoloso perché non bastano leggi e pene per ripartire, né tantomeno è sufficiente indire nuove elezioni e far concorrere candidati “nuovi”, all’anagrafe o all’impegno politico. Tutto ciò equivale a nascondere la polvere sotto il tappeto, a “cambiare tutto per non cambiare niente”. Mi sono chiesta perché nessuno abbia preso l’iniziativa e, escludendo il coraggio, la capacità e la forza (politica) che pure sarebbero necessari per intraprendere questo percorso, mi sono convinta che la mancanza sia della politica stessa. Un segno di questo l’ho ritrovato nelle composizioni e scomposizioni delle alleanze locali: i più acerrimi oppositori della seconda amministrazione Terra e suoi avversari elettorali sono diventati lo zoccolo duro di una nuova coalizione e viceversa. Dietro i personalismi e una parvenza di appartenenza politica spesso si è nascosto ben altro. Ripartiamo da qui allora, si superino gli imbarazzi e rimettiamo al centro la politica altrimenti non ci sarà rinascita.
- Come immaginava sarebbe diventata Aprilia quando da ragazza ha iniziato, a partecipare attivamente alla vita della comunità? Oggi, invece, nell’era dei social, come si rafforza il senso di appartenenza e la coesione sociale?
La mia partecipazione alla vita attiva della comunità è iniziata nell’associazionismo. Per anni ho avuto il privilegio di guidare il circolo locale di Legambiente. Una esperienza che mi ha formata sulle direttrici della tutela dell’ambiente e della cura e protezione dei più deboli. Avere insieme ad un bel gruppo di persone promosso per 10 anni il progetto Chernobyl, l’ospitalità dei bambini che vivevano nelle zone contaminate dopo l’esplosione del reattore nucleare mi ha permesso di toccare con mano la generosità, lo spirito di accoglienza, la disponibilità sia delle famiglie ospitanti sia di coloro che pur non ospitando un bambino si sono dati da fare. Immaginavo una città aperta, accogliente, giovane sì ma non priva di storia, ricca della pacifica convivenza tra persone provenienti non solo da tante regioni ma da molti paesi, strategica nella sua posizione, vivace nella sua economia ritrovata dopo la Cassa del Mezzogiorno. E se è vero che nel mondo connesso si moltiplicano le interazioni digitali ma le relazioni autentiche diventano più rare, e che la stagione del Covid soprattutto tra i più giovani ha determinato un isolamento ancora più forte, è altrettanto vero che il senso di appartenenza in questa città è debolissimo e viene da lontano. Aprilia ha un territorio vasto e gran parte della popolazione vive nei borghi. Ecco quando parliamo di Aprilia non abbiamo l’idea di una unica città ma del centro e della periferia. Faccio un esempio: la battaglia che il comitato spontaneo di Via Scrivia sta portando avanti per dire no all’ennesimo progetto di discarica riguarda solo quei residenti o doveva vedere la sollevazione di tutta la città? Ci si sente parte di un tutto quando veniamo coinvolti nelle decisioni troppo spesso appannaggio del palazzo, quando si ascoltano i bisogni delle persone e si smette di calarli dall’alto. Per questo è necessario tornare ad incontrarsi, sono necessari spazi pubblici nei quali stare insieme per discutere, consultarci e condividere; è necessario interrogare le tante ragazze e ragazzi e costruire insieme a loro la nostra città, capire dalle forze produttive quali le difficoltà che vivono, ripensare lo sviluppo urbanistico di questa città, aprire tavoli di confronto con le associazioni sportive, investire sulle iniziative culturali e sul commercio di prossimità.
- Negli anni in cui ha ricoperto l’incarico di assessore, le è capitato di affrontare situazioni complesse in maniera diretta e con una certa decisione. Al di là del sostegno del gruppo di cui faceva parte, ha mai avvertito intorno una sensazione di solitudine?
Il mio incarico di Assessore è coinciso con l’incendio della Loas (a proposito di situazioni complesse). Sono stati giorni difficili: rabbia, indignazione, preoccupazione per la salute. Ma sono stati importanti perché mi hanno confermato la strada da percorrere: monitoraggio costante del territorio, essere presenti in tutte le conferenze dei servizi nella quali il Comune è chiamato ad esprimersi sulle autorizzazioni che vengono richieste dagli operatori economici (dagli impianti dei rifiuti, ai progetti di fotovoltaico su terreno, a quelli di allevamenti intensivi); recuperare i fondi per i siti da bonificare, dare vita al censimento arboreo e aderire al Progetto Ossigeno della Regione Lazio e non ultimo iniziare a vincolare il territorio. Il lavoro che con l’assessore Omar Ruberti abbiamo intrapreso sulla individuazione delle aree per gli impianti fotovoltaici e soprattutto sulla Campagna Romana è quello del quale vado più orgogliosa. Mai avvertito senso di solitudine nei numerosi incontri con le persone forte invece la consapevolezza di essere un corpo estraneo all’interno di una amministrazione che veniva già da cinque anni di governo della città. Tanto estraneo da meritare il ritiro della delega da parte del Sindaco.
- Escludendo la questione morale, ci indichi tre settori dell’azione amministrativa, sui quali chi andrà al governo della città dovrà concentrarsi per far decollare Aprilia.
Non tre settori ma tre giorni di “Stati Generali” della città aperti a tutti, duranti i quali ascoltare, raccogliere ed elaborare un programma che risponda ai bisogni e alle esigenze dei cittadini. Perché senza il protagonismo di tutti non si può ricostruire la città oggi ripiegata su se stessa e rassegnata al declino