Aprilia, Celebrati i cinquant’anni del tempo pieno della Monte Grappa

Quando al posto dei nonni c'erano la maestra e la mensa. Presenti l'ex preside Rita Leli insieme ai suoi collaboratori e agli ex alunni


La Sala Manzù gremita di ex insegnanti ed alunni oggi mamme e papà tornati bambini per un giorno, nel ricordo di una scuola che ha fatto da apripista al tempo pieno, la Monte Grappa, e sperimentato cose, oggi, inimmaginabili come il teatro, l’astronomia, i primi corsi di computer, l’attività libera e la fantasia. Una voglia di partecipazione travolgente, soprattutto da parte di chi è stato protagonista di quella avventura irripetibile. Un insieme di circostanze e fatti che ci fanno capire che non è mai abbastanza il tempo che dedichiamo a riflettere, su quello che gli apriliani sono diventati e da dove arrivano tante realtà che oggi diamo per scontate.

Il titolo dell’interessante iniziativa, “Percorsi di vita, ricerca e apprendimento in una città in trasformazione” ha celebrato i cinquanta anni della scuola a tempo pieno, di cui pioniera è stata la scuola Monte Grappa. Racconti di vita che si intrecciano all’evoluzione di Aprilia e che l’ex preside Rita Leli, che ha coordinato il tavolo al quale erano seduti alcuni dei suoi ex collaboratori – Cristina Martin, Domenico Barbonetti e Luigi Busatto – ha anche raccolto in un libro dal titolo “La storia si racconta. Esperienze di testimonianze di percorsi di vita e apprendimento nel secondo circolo di Aprilia”.

Una carrellata di volti che ad Aprilia hanno fatto l’insegnamento, il volontariato, la politica e la scuola, quella delle donne e degli uomini del domani. Perché non c’erano i nonni e le mamme lavoravano: nel 1951 le donne occupate erano 283, dieci anni dopo diventarono 1.425 e venti anni dopo 3.063 e così negli anni fino ad arrivare al 2026 con 12.500 unità lavorative, come ha ripercorso tra tabelle e statistiche Luigi Busatto.

Nel 1971 la legge 820 introdusse le attività integrative e gli insegnamenti speciali, per arricchire le conoscenze dell’alunno, e la scuola Monte Grappa seppe trasformare quei due aspetti per creare una scuola accogliente e inclusiva, la scuola delle opportunità per tutti, dove i ragazzi conducevano i genitori all’interno dell’istituto scolastico per condividere le loro esperienze e scoperte. “Perché la scuola deve rendere protagonista il bambino e per coinvolgere gli alunni bisogna allearsi con le famiglie”, ha sottolineato Rita Leli. Anche il teatro a scuola è stata un’attività sperimentale, la cui nascita è stata ripercorsa da Domenico Barbonetti, volto storico della Compagnia Teatro Finestra.

Una scuola capace di occuparsi di tutto e di tutti, arrivando persino a garantire un pasto ai bambini provenienti da famiglie in difficoltà, e che, con la nascita dei distretti sanitari, divenne parte integrante di una rete istituzionale più ampia. A ricordarlo è stata la neuropsichiatra infantile Luisa Mango, già dirigente e attivista del Partito Socialista Italiano, sottolineando il ruolo centrale che scuola e servizi territoriali svolgevano nel garantire inclusione e sostegno alle fasce più fragili della popolazione.

«Un unico territorio e un unico distretto, perché, al di là delle appartenenze laiche o cattoliche, il bene comune è sempre stato un obiettivo condiviso», ha sottolineato, rivolgendo un ringraziamento agli ex sindaci De Marinis, Berghi e Gallo. Nel suo intervento ha poi evocato una delle esperienze più significative di quegli anni: le campagne di prevenzione condotte direttamente nelle fabbriche, dove veniva offerta gratuitamente alle operaie della Yale la possibilità di sottoporsi al Pap test.

Perché tra quelle mura si respirava la storia dei diritti delle donne, delle famiglie e dei lavoratori, in una stagione di conquiste che facevano sperare in un futuro più giusto e più uguale per tutti. E in quella comunità scolastica c’era anche una figura speciale, la “Regina Madre”, come l’hanno affettuosamente definita gli ex alunni della maestra Anna Cardaropoli, che durante la cerimonia le hanno simbolicamente posto una corona sul capo, tributo a una presenza rimasta viva nella memoria di intere generazioni.

La scuola dell’accoglienza dalla quale partirono lo studio delle lingue straniere e del progetto Chernobyl, la scuola attenta al territorio e all’ambiente, dove è stata creata ed esiste ancora un’aula verde. La scuola che prima degli altri ha aperto le porte ai disabili, restituendo dignità a tutti i bambini, prima di allora relegati a Villa Albani ad Anzio.

Una scuola ispirata e che ricorda quella filastrocca di Gianni Rodari dedicata al celebre gioco dei bambini “Per i bambini di tutto il mondo, che fanno un grande girotondo, con le mani nelle mani, sui paralleli e sui meridiani”.

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Carmen Porcelli
Carmen Porcelli
Nata a Nola ma vive da sempre ad Aprilia, dove la famiglia si è trasferita prima della sua nascita per questioni lavorative. Ha iniziato da giovane a coltivare la passione per l’attività giornalistica e la storia. Ha collaborato con diverse testate locali occupandosi prevalentemente di politica, sindacale e cronaca. È giornalista professionista e ha approfondito negli anni del suo percorso universitario, dalla laurea in Scienze Politiche al dottorato di ricerca in Studi Politici, i temi che da sempre la interessano come il ruolo della stampa e la storia dell’Italia dal secondo dopoguerra ai movimenti politici ed extraparlamentari. È da sempre attiva nella sua città per la ricerca di una identità storica e culturale e per la difesa dell’ambiente.

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