Legambiente e Villa uniti: presentato esposto contro trasporto pet-coke dal porto di Gaeta

Nei giorni scorsi la consigliera comunale di Formia Paola Villa era già entrata in merito della questione, adesso arriva la denuncia

Il trasporto di pet-coke dal porto commerciale di Gaeta al deposito Intergroup di Sessa Aurunca, è l’oggetto di un esposto-denuncia presentato alle Procure di Santa Maria Capua Vetere e Cassino e alle Prefetture di Caserta e Latina dal circolo Alfredo Petteruti di Legambiente di Sessa Aurunca e dalla consigliera comunale di Formia, Paola Villa.

L’obiettivo è quello di avere informazioni sui controlli che vengono effettuati sulla movimentazione eseguita dall’azienda Intergroup del pet-coke scaricato, a cielo aperto, periodicamente, a migliaia di tonnellate, nel porto commerciale di Gaeta e trasferito mediante mezzi gommati nel deposito, sempre della Intergroup, localizzato in una zona agricola del Comune di Sessa Aurunca.

“Tutta la storia – si legge in una nota stampa di Legambiente – inizia nel 1991, quando Nicola Di Sarno, amministratore di Intergroup (allora Interport), chiese e ottenne, prima dal Servizio Sanitario della ASL 11, poi dal Sindaco del Comune di Sessa Aurunca, una “sciagurata” concessione di poter utilizzare il terreno agricolo sulla S.S. Appia km 158,400 loc. Cancello, per un deposito di tale sostanza. L’autorizzazione rilasciata dal Comune era sanitaria in quanto faceva riferimento a “Disciplina igienica della produzione e della vendita delle sostanze alimentari e delle bevande, legge 30/4/962 n. 283 e succ. modificazioni Reg. d’esecuzione D.P.R. 26/3/980 n. 327”. Contemporaneamente della questione si stava interessando anche un comitato del Golfo di Gaeta, l’Assemblea Popolare del Golfo, la cui portavoce era la prof.ssa Paola Villa, in seguito sindaca della città di Formia. Numerose le iniziative messe in campo da Legambiente e dal Comitato del Golfo di Gaeta per denunziare pubblicamente il pericolo rappresentato dal pet-coke, ma, come spesso avviene, la salute non è un interesse primario per le Istituzioni. Col tempo Interport, dal 2014, è diventata Intergroup, una potente holding, ma ciò non la esime dal rispettare tutte le leggi igienico-sanitarie. Proprio per verificare se questo avvenga che ha ragione l’esposto di Legambiente e Paola Villa. L’interessamento è dovuto alla dispersione delle polveri e ai residui di pet-coke, sostanza che deriva dalle raffinerie di petrolio, detto “feccia del petrolio”, e contiene una miscela di sostanze estremamente pericolose, come idrocarburi policiclici aromatici (IPA ), metalli pesanti (vanadio, nichelio), alto contenuto di zolfo (anche oltre il 7%) e cloro. Le sostanze contenute nel pet-coke, oltre ad una tossicità intrinseca, sono indicate anche come cancerogene (alcuni come il benzo(a)pirene definiti tali dalla Organizzazione mondiale della Sanità) ) e/o mutagene. Per quanto concerne l’IPA (Idrocarburi Policiclici Aromatici), secondo le Direttive Europee, a sei di questi idrocarburi (benzo(a)pirene, benzo(a)antracene, dibenzo(a,h)antracene, benzo(b)fluorantene, benzo(j)fluorantene, benzo(k)fluorantene è associata la fase di rischio R45 (può provocare il cancro) o R49 (può provocare il cancro per inalazione). Il pet-coke arriva via mare al porto commerciale di Gaeta dove viene scaricato a cielo aperto mediante benne, poi, con mezzi gommati, viene trasferito e stoccato al deposito della Intergroup di Sessa Aurunca. Le polveri sottili di questa micidiale sostanza, durante le operazioni di carico e scarico si disperdono sulle banchine del porto commerciale, in mare, negli scoli delle acque piovane e nei terreni agricoli limitrofi al deposito di stoccaggio. Inoltre in questi anni si sono susseguiti diversi incidenti con conseguente dispersione di pet-coke lungo le vie (Flacca e Appia) che collegano il luogo di scarico con il luogo di stoccaggio”.

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