Operazione Pac-Man, auto incendiate per i debiti di droga e intimidazioni ai pusher

Intercettati mentre bruciano le vetture dei cattivi pagatori e mentre pianificano intimidazioni a una spacciatrice

L’indagine della Polizia che ha fatto scattare i 16 arresti dell’operazione Pac-Man ha svelato i metodi intimidatori con i quali il gruppo emergente si era imposto nel territorio di Latina, soprattutto nello spaccio degli stupefacenti. È soprattutto attorno ad Antonio Mazzucco, 49enne con un passato di spessore nella mala latinense, che emergono episodi ritorsivi, documentati dalle intercettazioni ambientali che gli investigatori della Squadra Mobile hanno compiuto piazzando microspie soprattutto all’interno delle auto degli indagati.

Tra gli episodi più eclatanti emergono sicuramente gli incendi pianificati da Mazzucco ed eseguiti da persone a lui vicine, con l’obiettivo di recuperare crediti presso quei clienti che si erano indebitati acquistando cocaina. Trovano così soluzione due attentati incendiari che avevano scosso l’opinione pubblica lo scorso marzo. Il primo consumato la notte dell’11 quando era stata incendiata una Hyundai Getz in viale Paganini nel quartiere Q4, ma nel rogo erano state coinvolte altre quattro vetture. La notte successiva invece era stata incendiata l’Alfa Romeo 159 di uno spacciatore agli arresti domiciliari in via Ezio.

In entrambi i casi gli investigatori della Polizia hanno potuto documentare le azioni intimidatorie ascoltando le conversazioni dei sodali di Mazzucco, attraverso le intercettazioni attivate nell’automobile utilizzata quelle notti, dai sopralluoghi preliminari agli incendi veri e propri. In particolare era stato Davide Beccaro detto Becco, braccio destro di Mazzucco, ad accompagnare Francesco Nicoletti che materialmente aveva innescato gli incendi, essendo considerato uno specialista nel campo degli attentati incendiari.

In un’altra occasione, nel febbraio scorso, gli investigatori hanno documentato la panificazione di un attentato esplosivo nei confronti di una donna pusher che gestiva una piazza di spaccio per conto di Mazzucco, anche lei coinvolta nell’operazione tra i 16 arrestati. Gli indagati programmavano di compiere un attentato nei confronti di Sabrina De Angelis, a detta loro utilizzando un ordigno esplosivo, sospettando che la donna non faccia gli interessi del loro gruppo criminale. Sono stati intercettati mentre effettuavano un sopralluogo nei pressi dell’abitazione della donna vicino Borgo Piave per capire come muoversi e soprattutto per verificare la presenza o meno di telecamere che possano riprenderli. Intercettato in quei momenti, lo stesso Mazzucco si lascia andare “io lancerei proprio ‘na bomba sopra”. In realtà l’attentato non era stato portato a compimento, perché gli investigatori avevano arrestato Sabrina De Angelis per spaccio, proprio per sventare la ritorsione che avrebbe potuto provocare danni ingenti.

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