“Aprilia Anno Zero”: il territorio tra presente e futuro secondo Valerio Favero – L’INTERVISTA

Viaggio nella città che verrà. Le idee e le impressioni dei principali protagonisti dell'Aprilia di domani

L’Inchiesta

APRILIA ANNO ZERO

Leggi gli altri articoli dell’inchiesta

Sembra non prendersi mai troppo sul serio, ma quei pensieri sottili, acuti e pungenti che dedica alla sua città, tra la copertina di un vinile da collezione, la foto di un viaggio, e il testo di una canzone, dicono molto di più di quanto voglia far credere. Valerio Favero è un apriliano doc, la sua famiglia d’origine – veneto dalla parte paterna e friulano per quella materna – vive da sempre ad Aprilia, che sotto i loro occhi hanno visto crescere dal nulla, cadere e tornare grande tante volte. Valerio ha cinquantadue anni, ha studiato come operatore turistico perché voleva viaggiare, è attratto dal mondo anglosassone; è un grande frequentatore di concerti e collezionista di musica ed è un appassionato di qualsiasi forma d’arte pop e di modellismo, hobby che coltiva fin da quando era bambino. L’anima da globe trotter gli è rimasta, d’estate cerca sempre di partire verso qualche meta estera, per conoscere nuove realtà e scoprire nuovi cibi; il cuore, invece, è da sempre ancorato ad Aprilia dove, da trent’anni, affianca i suoi nella gestione della più antica attività di ristorazione, il “Ristorante da Elena”, che opera dal 1956, e del quale è diventato l’anima. Situato alle porte della città, tra la Nettunense e via Giacomo Matteotti, è a due passi dallo stabilimento Simmenthal, la storia nella storia: è un luogo di passaggio e chi lo scopre ci ritorna, come i tanti personaggi famosi che Valerio ha avuto l’onore di accogliere come Carlo Verdone, Marco Giallini, Paolo Calabresi, Lina Wertmuller, Serena Brancale e Michele Zarrillo. Mamma Silvana è la chef, mentre papà Silvano segue attento tutto da dietro le quinte, Valerio il maitre di un ristorante, che coniuga la tradizione della cucina italiana con una attenzione verso i prodotti del territorio. E’ sposato, ama andare in moto, ha un cane. Ha fatto la scelta di una vita autentica e basata sui valori. “Sii un uomo semplice, sii qualcosa che ami e comprendi” come cantavano i Lynyrd Skynyrd

  • I suoi punti di vista critici, talvolta taglienti, sulla città e i suoi abitanti, terminano quasi sempre con una archiviazione benevola dei vizi e virtù degli apriliani. Nelle sue parole c’è una rassegnazione rispetto alla possibilità di cambiare Aprilia oppure nelle sue analisi invita a riflettere con leggerezza?

“È una domanda che tocca il nervo scoperto di chiunque osservi Aprilia con onestà. La mia non è rassegnazione, piuttosto un realismo condito con un pizzico di ironia protettiva. ​Aprilia è una città “giovane”, quest’ anno festeggia 90 anni dalla fondazione, ma con l’anima già carica di stanchezza storica. È nata dal nulla, è cresciuta troppo in fretta e si è ritrovata a essere un ibrido: né borgo, né metropoli. E purtroppo tanti cittadini non possiedono un senso di appartenenza. Quando sono tagliente, lo faccio perché mi fa male vedere tanto potenziale sprecato, lo faccio perché riconosco la resilienza di chi ci vive. ​Criticare serve a scuotere dal torpore. Se non sottolineassi i vizi, come l’individualismo e il disordine urbanistico, sarei complice di un silenzio assordante. ​ C’è la consapevolezza che gli apriliani sono figli di una terra di frontiera. C’è una dignità silenziosa nel modo in cui questa comunità ha costruito tutto dal fango, e quella radice merita rispetto, anche quando i frutti sono un po’ storti. Non direi mai che Aprilia è “irrimediabile”. La rassegnazione è la morte del pensiero. ​Io invito sempre a riflettere senza giudicare. Se ci limitassimo a condannare i difetti della città, finiremmo per odiare il posto in cui viviamo. Se invece impariamo a riderne, creiamo lo spazio mentale per immaginare un’alternativa. ​Un apriliano che sa ridere dei propri vizi è molto più pericoloso di uno che si limita a lamentarsi al bar.”

  • Quali sono state le reazioni dei cittadini, compresi i commenti dei suoi clienti, che spesso non vivono ad Aprilia e sono di passaggio, alla notizia del commissariamento del Comune di Aprilia?

“Per tutti noi credo, è stata una bella doccia fredda, una bomba esplosa in salotto. Io alla notizia sono rimasto esterrefatto, come penso, la maggior parte dei miei concittadini, che cercano di vivere questa città con la propria attività. Per quanto riguarda i giudizi o pensieri di persone che abitano al di fuori del comune, non ne ho sentiti molti, e sinceramente non mi sono mai rivolte domande sulla questione.”

  • Ha preso le redini dell’attività di famiglia, un locale storico di Aprilia: oggi, col senno di poi, rifarebbe questa scelta? Cosa consiglierebbe ad un giovane che vuol intraprendere un percorso imprenditoriale come il suo?

“Portare avanti un’attività, che proprio quest’ anno, compie settant’ anni di storia, è un orgoglio ed una grande responsabilità, è il locale più vecchio della città. Se tornassi indietro non so se rifarei lo stesso percorso, chi mi conosce bene, sa che ho un po’ faticato a farmelo piacere. Avevo ben altri progetti per la mia vita, sognavo di girare il mondo. Il mio lavoro comporta molti sacrifici, non sono quasi mai a casa, le ore sono sempre tante, devo sempre essere aggiornato, di anno in anno diventa sempre più complicato, anche per la mancanza di personale. Quello che adoro di questo lavoro, invece, è che mi dà la possibilità di conoscere tante persone, famose e non. Ho avuto la fortuna di avere come ospiti addirittura degli astronauti, uno russo ed uno italiano. Dietro ad ogni persona c’è un racconto che ignoriamo. Adoro provare quella sensazione di soddisfazione quando il cliente, andando via, saluta e ringrazia, non solo perché ha mangiato bene, ma perché si è sentito a casa. Ad un giovane che vuol intraprendere questo percorso consiglierei di discostarsi dalla massa, di essere creativo nell’elaborazione di un piatto, ma non nel renderlo condivisibile su Instagram; capisco che la tendenza è quella, perché si vuol vedere la foto sui social, ma suggerirei di concentrarsi sulla materia prima. Soprattutto sconsiglierei l’improvvisazione, di improvvisati – in questo settore – ce ne sono già tanti.”

  • Negli anni sono state diverse le iniziative intraprese nel settore della ristorazione per creare una identità gastronomica apriliana e altrettanti sono stati i tentativi per valorizzare e rilanciare il settore enogastronomico. Questa collaborazione tra operatori del settore è qualcosa che non vediamo, ad esempio, nella politica. Secondo la sua esperienza la comunità apriliana, quella viva, pulsante, perché non riesce ad emergere?

“È un’osservazione un po’ amara. Quello che descrive è il paradosso di molte città di “fondazione” o di rapida espansione come Aprilia: un fermento sotterraneo straordinario che fatica a diventare sistema. ​Se analizziamo la questione con un po’ di sano realismo e un tocco di sociologia spicciola, emergono alcuni punti chiave sul perché questa la comunità pulsante resti spesso nell’ombra. Ad esempio il Dna della città di transito, perché ​Aprilia è nata e cresciuta come un crocevia e per decenni è stata vista più come un luogo dove lavorare o dormire, piuttosto che un luogo al quale appartenere. Questo ha creato una frammentazione dell’identità, tendenza rinforzata dalla necessità di guardare a Roma per la cultura e il lavoro, ai Castelli e al litorale romani per trascorrere il tempo libero. Inoltre sono molte le persone che mantengono radici profonde con la loro terra d’origine, penso ai veneti, agli abruzzesi, ai campani giusto per citare. Senza un’identità univoca, è difficile che le iniziative dei singoli facciano unità. Nella ristorazione e nell’enogastronomia la collaborazione funziona meglio perché il beneficio è tangibile e immediato per tutti.. Nella politica o nel sociale, invece, prevale spesso il personalismo. Abbiamo eccellenze incredibili, aziende agricole all’avanguardia, artisti, artigiani, ma operano come monadi. La comunità “viva” emerge a sprazzi, come nelle vecchie Feste dell’Uva, perché manca una regia fissa che non sia legata solo a scadenze elettorali o a singoli eventi. ​Nonostante gli sforzi, Aprilia soffre storicamente di una carenza di luoghi di aggregazione spontanea che non siano centri commerciali o strade di passaggio. La comunità per emergere ha bisogno di piazze dove confrontarsi. Se la politica non offre questi spazi, i cittadini attivi finiscono per rifugiarsi nel privato o nel piccolo gruppo, scoraggiati dalla burocrazia o dalla mancanza di visione a lungo termine. Mi chiedo: perché la politica non prende spunto dai ristoratori? Se un ristoratore comprende che fare di Aprilia una meta gastronomica vuol dire creare ricchezza, perché la politica percepisce la collaborazione come una perdita di potere o di visibilità personale? Manca quel concetto di cooperazione competitiva verso l’esterno, che invece ha fatto la fortuna di territori vicini. ​In sintesi: La comunità non emerge non perché sia pigra, ma perché è stanca di seminare in un terreno che spesso non viene irrigato da chi dovrebbe avere la visione d’insieme e, invece, pensa solo per sé.”

  • L’occasione dell’ azzeramento delle istituzioni locali, potrebbe consentire ad associazioni e politica di ricostruire un percorso di risanamento: pensa che sia sufficiente tagliare le spese per rimettere in piedi Aprilia?

“È una domanda cruciale perché tocca il nervo scoperto di molte amministrazioni: la differenza tra sopravvivenza contabile e rinascita civile. La risposta breve è no, il solo risanamento delle casse non basta. Pareggiare i conti è la condizione necessaria, ma non sufficiente, per un vero cambiamento. Un comune con i conti in ordine ma senza una visione è come una macchina col pieno di benzina che resta ferma in garage. Il risanamento finanziario serve a recuperare la capacità di agire, ma la “nuova mentalità” riguarda il come si sceglie di agire. Senza un progetto politico e sociale, il rigore tecnico rischia di trasformarsi in una sterile amministrazione del declino. ​Spesso il dissesto finanziario è figlio di un fallimento etico, figlio della vecchia mentalità fatta di clientelismo, spese allegre per avere consenso immediato e mancanza di trasparenza. Serve una nuova mentalità, che punti ad investire in progetti concreti che smuovono economia e creino partecipazione attiva. ​L’azzeramento delle istituzioni è un’arma a doppio taglio, corriamo il rischio di riempire un vuoto mentre è necessario che le associazioni diventino presidi di cittadinanza attiva. La società civile deve smettere di essere “spettatrice” del comune per diventare “custode”. Risanare le casse è un’operazione tecnica, ma risanare una comunità è un’operazione culturale. Occorre investire sulla formazione di una nuova classe dirigente e saperla selezionare.”

  • Tre temi, questione morale a parte, che, come cittadino, vorrebbe puntasse la prossima amministrazione che governerà Aprilia

“Guardando ad Aprilia con occhio analitico e costruttivo, e mettendo per un attimo in pausa il pur fondamentale dibattito sull’etica pubblica, emergono tre pilastri tecnici e strutturali che potrebbero davvero cambiare il volto della città. L’ urbanistica prima di tutto, perché Aprilia soffre storicamente di una crescita frammentata, con il fenomeno delle zone sorte spontaneamente, per questo il futuro governo dovrà provvedere al completamento dei risanamenti igienico-sanitario. Molte zone attendono ancora il completamento di fogne, illuminazione e strade asfaltate, la creazione di ​piazze di quartiere. Trasformare i “non-luoghi” delle periferie in veri centri di aggregazione con arredo urbano e aree verdi curate costituirebbe una grande sfida. Aggiungo come secondo tema la gestione ambientale: Aprilia è un nodo cruciale per l’impiantistica a livello regionale e questo impone da un lato l’esigenza di maggiori controlli, come il potenziamento delle centraline di controllo dell’aria e del suolo ed una maggiore trasparenza nella pubblicazione dei dati, ma dall’altro occorrerebbe incentivare la nascita di un distretto industriale per il riutilizzo di scarti prodotti localmente, al fine di creare posti di lavoro “green”. Al terzo punto inserirei il rilancio del Commercio e dell’ identità locale: iIl centro storico lotta contro la concorrenza dei grandi poli commerciali. Serve una strategia di marketing territoriale come un distretto urbano del commercio, le defiscalizzazioni o contributi per chi avvia attività artigianali o di vicinato in centro. ​Tutto questo creando eventi e cultura, con un calendario unico, fatto non solo di sagre, sfruttando spazi pubblici. Occorre trasformare Aprilia da “città dormitorio” o polo puramente industriale a una città moderna, vivibile e integrata.”

- Pubblicità -
Carmen Porcelli
Carmen Porcelli
Nata a Nola ma vive da sempre ad Aprilia, dove la famiglia si è trasferita prima della sua nascita per questioni lavorative. Ha iniziato da giovane a coltivare la passione per l’attività giornalistica e la storia. Ha collaborato con diverse testate locali occupandosi prevalentemente di politica, sindacale e cronaca. È giornalista professionista e ha approfondito negli anni del suo percorso universitario, dalla laurea in Scienze Politiche al dottorato di ricerca in Studi Politici, i temi che da sempre la interessano come il ruolo della stampa e la storia dell’Italia dal secondo dopoguerra ai movimenti politici ed extraparlamentari. È da sempre attiva nella sua città per la ricerca di una identità storica e culturale e per la difesa dell’ambiente.

CORRELATI
ALTRI ARTICOLI

“Aprilia Anno Zero”: il territorio tra presente e futuro secondo Carola Latini – L’INTERVISTA

Viaggio nella città che verrà. Le idee e le impressioni dei principali protagonisti dell'Aprilia di domani

“Donne e Impresa 2026”, tre milioni di euro dalla Regione per sostenere l’imprenditoria femminile

Il bando, presentato ieri, sarà pubblicato entro la fine di marzo, con apertura prevista a metà aprile 2026

Buoni efamily, La Penna (Pd): «Ritardi inaccettabili nel Lazio»

Ancora fermo il bando per i contributi destinati all’assistenza delle persone non autosufficienti: «Famiglie e caregiver lasciati soli»

Referendum sulla giustizia, a Latina un incontro promosso da Fratelli d’Italia

Il 9 marzo all’Hotel Europa un appuntamento con i senatori Calandrini e Balboni per discutere dei quesiti in vista del voto del 22 e 23 marzo

Provincia, Italia Viva e l’appello per Barbara Petroni

Il presidente provinciale Giovannini rivolge un appello a tutte le forze politiche e civiche affinché sostengano la sua candidatura

Referendum sulla giustizia, il Pd di Norma si schiera con il Comitato per il NO

Il Partito Democratico di Norma, attraverso il segretario Enrico...
- Pubblicità -

Condividi sui social

- Pubblicità -

Più letti

- Pubblicità -
- Pubblicità -