APRILIA ANNO ZERO
Leggi gli altri articoli dell’inchiesta
Di Alessandro Lillo, 43 anni, nato e cresciuto ad Aprilia non è semplice potersi fare una idea, a meno che non se ne abbia una conoscenza diretta. Non un riferimento sulle fonti aperte del web, se non quelle degli ultimi giorni, relative alla sua adesione a Progetto Aprilia, avvenuta nelle scorse settimane. Egli, insomma, è davvero un volto nuovo del panorama locale. Studia da perito commerciale e lavora come addetto al controllo qualità in un laboratorio metallurgico, funzione che richiede una grande precisione.
Nel tempo libero coltiva diverse passioni come il canto, il fitness e la lettura. Gran parte del suo impegno sociale è, invece, dedicato al sindacato e dalla copertina del suo profilo social ciò emerge nel segno di una forte partecipazione alla contrattazione collettiva, segno della sua attitudine a gestire conflitti e relazioni per la difesa dei diritti dei lavoratori. Da undici anni, infatti, partecipa attivamente alla vita associativa ed è coinvolto nelle iniziative della Uilm di Latina, l’Unione Italiana dei Lavoratori Metalmeccanici, il suo indirizzo professionale, ricoprendovi anche ruoli di grande responsabilità: è dirigente sindacale e membro dell’esecutivo, nonché RSU (rappresentanza sindacale unitaria) e RLS (Rappresentante per la Sicurezza) nella azienda dove lavora.
L’avvio di questo impegno non è nato dall’ambizione, né dal tentativo di migliorare la propria posizione, ma semplicemente dalla sua esperienza personale: dodici anni fa, infatti, ha vissuto, direttamente e dolorosamente, una situazione difficile sul posto di lavoro. La difesa del suo impiego fu una battaglia che si ritrovò ad affrontare in solitudine e forse, anche per questo, la considera oggi come una grande occasione di crescita personale: capì che per difendersi occorre essere forti e aprì gli occhi sulla condizione di molti colleghi, che non possedevano la sua stessa fermezza nel far valere i loro diritti. L’esperienza sindacale ha rafforzato la sua indole a tutelare i più deboli e farsi carico di chi ha bisogno di protezione. La scelta di entrare in politica è una prosecuzione dell’impegno sindacale, perché è dell’avviso che chi vive la realtà quotidiana del lavoro e della famiglia abbia il diritto e il dovere di portare la propria voce nelle istituzioni. Tranne che in rarissimi casi, l’attenzione verso le tematiche sociali e di sviluppo della città, che ha contraddistinto l’attività di alcuni politici che arrivavano dal sindacato, ha fatto sì che questi diventassero figure di rilievo della storia apriliana. Socialisti e proprio della Uil. Gli auguriamo di eguagliarli.
- Cosa l’ha spinta a fare politica in una città appena sciolta e commissariata per infiltrazioni mafiose? Una buona dose di incoscienza oppure una forte determinazione?
“Guardi, io mi considero una persona normale, un cittadino che vive quotidianamente Aprilia, con i suoi pregi e i suoi tanti problemi. Non vengo dai salotti della politica, ma dal mondo del lavoro e dell’impegno sociale. Definire la mia scelta come un atto di incoscienza sarebbe superficiale; la definirei piuttosto una scelta di coscienza maturata con profonda riflessione. Quando una comunità importante e laboriosa come la nostra subisce l’umiliazione dello scioglimento e viene affidata d’ufficio a una gestione commissariale, si crea un vuoto che non può essere riempito dall’indifferenza. La mia determinazione nasce dal desiderio di vedere Aprilia rialzarsi e dal rifiuto categorico di veder associato il nome della mia città esclusivamente alle cronache giudiziarie. Mettersi in gioco oggi significa voler dare un contributo concreto per bonificare lo spazio pubblico, portando nelle istituzioni quell’attenzione verso i diritti dei cittadini e la tutela delle persone che ho sempre cercato di portare avanti nel mio impegno. È un atto di amore verso la propria terra: l’obiettivo è garantire che il Comune torni a essere una casa di vetro, un presidio di legalità inattaccabile guidato solo dal bene supremo della collettività.”
Era già impegnato in un progetto politico quando si è verificato il terremoto che ha scosso, dalle fondamenta, la politica cittadina? E se sì, ha mai avuto paura di proseguire a far politica? Amici e familiari le hanno mai dato il consiglio di tirarsi indietro?
“No, al momento del terremoto giudiziario non facevo parte di alcun gruppo o progetto politico. Ero un semplice cittadino che osservava con profonda amarezza quello che stava accadendo alla propria città. La mia decisione di impegnarmi in prima persona è nata proprio come reazione a quel disastro: ho capito che non era più il tempo di restare a guardare e che servivano facce nuove e indipendenti. Riguardo alla paura, le rispondo con franchezza: il sentimento che prevale non è il timore, ma una profonda responsabilità verso tutti quei cittadini che oggi si sentono traditi. È vero che molti amici e familiari, preoccupati per un clima così pesante, mi hanno suggerito di fare un passo di lato per la mia tranquillità. Ma io credo che se le persone oneste decidono di ritirarsi proprio nel momento in cui la città è più ferita, Aprilia non troverà mai la forza di rinnovarsi. Ho scelto di metterci la faccia proprio perché credo che una rinascita sia possibile”.
- Non è facile cambiare e migliorare le cose in poco tempo: cosa pensa di tutti quei politici che sono stati al potere per due o più consiliature consecutive, senza avere avuto la capacità di lasciare una traccia del loro passaggio? E perché sono stati votati?
“Il fatto che molti esponenti siano rimasti ancorati alle poltrone per decenni senza lasciare opere concrete è la spia di un sistema che ha smesso di guardare al futuro. Quando l’unico vero obiettivo diventa la conservazione del potere fine a se stesso, si smette di programmare lo sviluppo della città. Per quanto riguarda il consenso, dobbiamo essere onesti: è stato spesso alimentato da un sistema clientelare che per troppo tempo ha sostituito il ‘diritto’ con il ‘favore’. In una città dove le istituzioni non offrono risposte certe, il cittadino è stato quasi indotto a rivolgersi al politico di turno per ottenere ciò che gli spetterebbe per legge. Oggi quel ciclo si è interrotto. Chi serve Aprilia ora deve avere un approccio radicalmente diverso: bisogna porsi obiettivi trasparenti e misurabili, con l’umiltà di chi presta un servizio alla comunità per poi tornare serenamente alla propria vita e al proprio lavoro”. - Perché ha scelto di far parte di una lista civica e non di un partito? Una lista, poi, con un passato pesante.
“Le rispondo con molta sincerità: ho scelto il civismo perché è la dimensione che più rispecchia la mia natura e il mio percorso. Molto semplicemente, non mi sento un uomo di partito; mi sento una persona che vuole dedicarsi al civismo perché lo trovo il modo più autentico e diretto di vivere l’impegno per la propria città. Per chi come me viene dal mondo del lavoro e dal sociale, il civismo è lo strumento ideale: ti permette di restare concentrato esclusivamente sulle necessità del territorio e sui problemi reali delle persone, mantenendo quella concretezza e quella libertà d’azione che servono per operare bene.
Riguardo alla nostra storia, lei usa il termine ‘pesante’, ma io preferisco definirlo un passato ‘solido’. Una lista come Aprilia Domani, che attraversa trent’anni di vita politica restando sempre una forza protagonista — sia nei banchi della maggioranza che in quelli dell’opposizione — dimostra di essere una realtà che ha saputo ascoltare e rappresentare la città nel tempo. In tre decenni di attività, questa lista ha sempre mantenuto una linea di estrema correttezza, senza mai essere coinvolta in vicende poco trasparenti o situazioni scomode per la città: se non fossimo stati una forza seria, coerente e integra, non saremmo qui dopo trent’anni.
È stata proprio questa nostra affidabilità storica a permetterci di fare un salto di qualità importante, venendo scelti come interlocutori da una rete nazionale autorevole come Progetto Civico Italia, promossa da Alessandro Onorato. Questo riconoscimento è stato il motore di un percorso di rinnovamento profondo. I fondatori, con grande lungimiranza, hanno scelto di fare un passo di lato per dare spazio a una nuova generazione: oggi loro restano i garanti dei nostri valori storici e ci supportano con la loro esperienza, ma hanno affidato le chiavi del progetto, la responsabilità operativa e le scelte per il futuro a un nuovo gruppo dirigente che viene dal mondo del lavoro e delle professioni.
Voglio essere molto chiaro su questo punto: è stato proprio questo segnale di rinnovamento, unito a una visione del civismo più moderna e di ampio respiro, che mi ha spinto a sposare questo percorso. Se non avessi trovato in Aprilia Domani questa reale apertura al futuro e questa voglia di cambiare marcia come collettivo, mettendo l’esperienza di trent’anni al servizio di energie nuove, non avrei mai accettato di intraprendere questa sfida”. - A proposito di lavoro: molti giovani non hanno la percezione di appartenere alla comunità perché questa città ha davvero poco da offrirgli. Se avesse l’opportunità di incidere nelle scelte del prossimo governo cittadino, cosa suggerirebbe per l’economia e l’occupazione?
“Questo è un tema che mi sta particolarmente a cuore perché, accanto alla mia attività professionale, porto avanti da anni un impegno sociale che mi permette di conoscere bene queste dinamiche. Dobbiamo avere il coraggio di rompere lo schema del passato, dove il rapporto con le aziende veniva usato troppo spesso come serbatoio di consenso. La mia proposta è concreta: Aprilia deve diventare il baricentro della formazione per tutto il distretto industriale circostante. Abbiamo già scuole tecniche di valore, ma quello che manca è il passaggio successivo: dobbiamo portare ad Aprilia corsi universitari o percorsi di Alta Specializzazione (ITS) focalizzati sui nostri settori forti, come il chimico, il farmaceutico e il metalmeccanico. Il Comune deve farsi promotore di un patto di territorio con le industrie: noi garantiamo loro efficienza, ma loro devono aiutarci a formare i nostri ragazzi qui, sulle tecnologie che usano davvero in fabbrica. L’obiettivo è che un giovane possa specializzarsi ai massimi livelli nella sua città e trovare un impiego basato solo sul merito. Solo così ridaremo dignità al lavoro e ricuciremo lo strappo tra i giovani e la nostra comunità”. - Considerata la sua indole alla gestione efficiente delle problematiche quotidiane, ci dica tre aree di intervento, le più urgenti, per trasformare Aprilia in una città normale. Escludendo dall’elenco la questione morale, che ovviamente dovrebbe essere la prima in assoluto.
“Manutenzione e Sicurezza Stradale: È fondamentale che Aprilia esca da una condizione di abbandono che dura da troppo tempo. Non si tratta di fare grandi opere, ma di garantire l’ordinario: strade sicure e, soprattutto, un’illuminazione pubblica che funzioni ovunque, dal centro alle periferie. Una città illuminata è una città intrinsecamente più sicura, dove il cittadino si sente tutelato nel percorrere le proprie strade. È la base minima per restituire dignità al territorio.
Sicurezza Urbana e Monitoraggio: Data la vastità del nostro territorio e la nota carenza di organico delle forze dell’ordine, l’unica strada percorribile è l’investimento in tecnologia. È necessario un sistema capillare di videosorveglianza con telecamere di ultima generazione collegate a una centrale operativa. Questo permetterebbe un controllo costante dei varchi di ingresso della città e dei punti più sensibili, agendo sia come deterrente che come supporto concreto alle indagini.
Macchina Amministrativa e Servizi: Il Comune deve tornare a essere un interlocutore rapido ed efficiente. Serve una riorganizzazione degli uffici che metta al centro il risultato: il cittadino non può scontrarsi con tempi d’attesa biblici per una pratica. Digitalizzare i processi e semplificare la burocrazia significa dare ossigeno alle imprese e risposte certe alle famiglie. Una città ‘normale’ è quella dove la macchina pubblica non è un ostacolo, ma un supporto al quotidiano”.