APRILIA ANNO ZERO
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Cinzia Vaccarini, è nata a Cisterna di Latina nel 1970, e vive ad Aprilia dal 2014. È madre separata di due figli: una donna di 30 anni e un ragazzo di 21 anni, affetto da un autismo gravissimo non verbale. Nel corso della sua vita ha svolto diversi lavori, ma ha sempre mantenuto un forte legame con il territorio in cui ha vissuto, dedicandosi con costanza all’impegno civico e sociale. Da anni è attenta alle problematiche locali, cercando di portare alla luce le criticità che riguardano l’ambiente, la legalità e il sociale e, per questa ragione, ha sempre collaborato con tutte le associazioni che da anni cercano di portare avanti l’impegno di tutelare il territorio e il paesaggio e di affermare ideali di pace giustizia. Dal 2012 è attiva come volontaria della Protezione Civile, un impegno che affianca ad una battaglia quotidiana e personale: la difesa dei diritti del figlio e, più in generale, di tutti i ragazzi e le persone con disabilità. Una lotta che Cinzia porta avanti, in silenzio, ma con impegno e determinazione, con un forte senso di giustizia e un profondo amore, nella convinzione che l’inclusione e il rispetto dei diritti non siano concessioni, ma doveri della società.
- Quale credibilità pensa abbiano i politici dopo lo scioglimento del Comune per infiltrazioni? E’ possibile, ancora, fare una distinzione tra chi opera onestamente per la comunità?
“La credibilità della politica nel suo insieme, subisce inevitabilmente un colpo perché qualunque cittadino vede tradita la funzione primaria delle istituzioni che è quella di tutelare l’interesse pubblico. La crisi è generale e lo scioglimento per mafia rafforza l’idea, il pensiero che i controlli non siano stati sistematici e tempestivi, che una parte della classe dirigente abbia tollerato, se non – addirittura – favorito dinamiche mafiose o criminali e che la politica sia vulnerabile di fronte agli interessi opachi. Un giudizio che finisce per colpire anche chi non ha responsabilità, perché porta a generalizzare e confondere per mettere tutti sullo stesso piano, innescando dinamiche pericolose, come disaffezione e astensionismo. Sì la distinzione è possibile e anche doverosa, ma sicuramente non facile. Esistono amministratori, funzionari e rappresentanti politici che hanno operato con correttezza e, spesso, in condizioni difficili, che hanno subito pressioni o pagato con l’isolamento per il loro operato, e che oggi vengono travolti dalla gogna mediatica per responsabilità che non sono a loro ascrivibili. I politici hanno una credibilità fragile, ma affermare che “sono tutti uguali” vuol dire cadere in una semplificazione che finisce per favorire proprio chi opera nell’ombra. La vera sfida sta nel pretendere trasparenza, controlli seri e sistematici, individuare le responsabilità e valutare le persone per gli atti concreti e non per la loro appartenenza.
- Quale è stata la sua reazione, e quella delle persone a lei vicine, alla notizia del commissariamento e dello scioglimento del consiglio comunale?
“L’attenzione, dopo lo scioglimento, si è concentrata soprattutto sugli sviluppi delle indagini riportati dalla stampa e sulle reazioni della politica. Comprendere lo scioglimento non è solo una questione tecnica, richiede un’intensa riflessione su temi quali legalità, sistema politico e responsabilità civica. Molti giovani si confrontano con questi temi, con impegno, nei contesti educativi e associativi, percependoli come un segnale serio e pericoloso. Non tutti approfondiscono questi temi, soprattutto coloro che non sono coinvolti o interessati nei percorsi contro le mafie”.
- Proviene da una cittadina molto vicina ad Aprilia, ma molto diversa per tradizioni ed orientamento, Cisterna: si è integrata facilmente oppure ha incontrato delle difficoltà? Se sì, quali.
“Arrivata ad Aprilia non ho avuto problemi ad integrarmi, anzi. Inizialmente ero felice e soddisfatta, soprattutto perché allora Aprilia, a differenza di Cisterna, offriva servizi importanti, come ad esempio una efficiente raccolta differenziata. Devo ammettere, però, che tale condizione si è esaurita in breve tempo. Presto sono emerse carenze e disfunzioni, causate soprattutto dalla mancanza di controlli e dell’ inciviltà. Inoltre soffriamo, come cittadini, la carenza di servizi sanitari locali con mancanze di tecnici e liste di attesa eccessive, il sovraffollamento oltre i limiti dell’ospedale di riferimento, l’insufficienza di servizi socio-sanitari territoriali per salute mentale , per anziani e disabili. Ci sono forti disuguaglianze di accesso alle cure tra le fasce più fragili ed emergenze ambientali e industriali con possibili ricadute sulla salute. Da fare, visto che si parla di politica, ci sarebbe davvero molto, per questo c’è molta indignazione tra i cittadini.”
- Secondo lei l’azzeramento delle istituzioni locali, consentirà alle associazioni e alla politica di ricostruire un percorso di risanamento, senza litigiosità?
“E’ possibile, ma non è un processo automatico. Lo scioglimento è un’azione traumatica, che apre una finestra di opportunità, ma non è da solo una garanzia di rinascita. L’azzeramento delle istituzioni ha un valore simbolico e pratico forte, perché interrompe reti di potere opaco e restituisce allo stato una funzione di tutela. Si creano le condizioni minime affinché associazioni, cittadinanza attiva e politica possano ripartire su basi più sane. Lo scioglimento, se vissuto come una punizione, rischia di produrre rassegnazione, vittimismo o cinismo. Se invece viene letto come uno specchio collettivo, può diventare un momento di maturazione civile. Secondo il mio modesto parere perché nasca davvero una comunità matura servirebbe un’assunzione di responsabilità diffusa, senza questa presa di coscienza una qualunque ricostruzione sarebbe superficiale. Il volontariato deve essere autonomo e non di parte, perché le associazioni possono essere un potente motore di risanamento solo se restano indipendenti dalla logica del favore politico e del posizionamento elettorale, altrimenti si vanno a riprodurre gli stessi meccanismi divisivi. Infine la politica deve essere davvero un luogo di mediazione e non di fazioni: una politica che usa lo scioglimento come clava contro l’avversario perde di credibilità.” - Tre temi, questione morale a parte, dai quali secondo lei occorrerebbe ripartire per amministrare al meglio Aprilia.
“Innanzitutto credo servano regole chiare e trasparenza, una rete di servizi efficienti e la creazione di legami forti. Per regole chiare intendo procedure tracciate, scelte che vengono motivate pubblicamente. Chi governa, spesso, ha difficoltà ad applicare il principio di trasparenza, mentre l’accesso agli atti garantisce che le azioni vengano prese nell’interesse della collettività. Se non si rispetta questo principio, perde valore qualunque proposta politica. Quando parlo di servizi efficienti penso al decoro e alla manutenzione della città, alla sanità territoriale e all’ assistenza sociale: questioni concrete, che ogni giorno i cittadini vivono sulla loro pelle. Sono servizi essenziali che rappresentano la misura concreta dell’impegno di chi sta nelle istituzioni, se vengono a mancare allora vuol dire che non si opera per la collettività. Per amministrare bene occorre essere costanti, non straordinari. Infine credo che se gli apriliani vogliono davvero trasformare la loro città governandola bene, devono costruire legami forti: in una vera comunità le persone si coinvolgono e motivano, anche quelle che hanno un’idea diversa. Aprilia ha bisogno di smettere di essere solo un insieme di quartieri e deve diventare invece progetto comune. Il senso di appartenenza si sviluppa attraverso la collaborazione tra le associazioni, incentivando le politiche culturali e giovanili per la costruzione di una identità”.