Il conto alla rovescia è iniziato e, in vista delle elezioni provinciali del 2026, la politica pontina si muove come su una scacchiera. Nessun risultato è scontato, nessun equilibrio può dirsi al sicuro. Il sistema del voto ponderato, imposto dalla riforma Delrio, rende le alleanze non solo utili ma indispensabili. Ed è proprio qui che si gioca la partita vera.
L’attuale amministrazione di via Costa, guidata dal sindaco di Minturno Gerardo Stefanelli, poggia su una maggioranza anomala ma finora efficace, costruita sull’asse Pd–Forza Italia–civici, con Fratelli d’Italia e Lega all’opposizione. Uno schema che, però, rischia di non reggere al prossimo turno elettorale, anche alla luce dei profondi cambiamenti maturati negli ultimi anni nelle amministrazioni locali.
Il primo fattore di instabilità è il ribaltamento politico nel capoluogo: Latina oggi è in mano al centrodestra, mentre al precedente voto provinciale il peso della città era appannaggio del centrosinistra. Il secondo è l’assenza di Aprilia, commissariata e quindi fuori dai giochi: una mancanza che altera sensibilmente i rapporti di forza e rende ogni previsione un esercizio azzardato.
Nel centrodestra cresce la tentazione di tentare il colpo grosso. Fratelli d’Italia spinge per conquistare anche la Provincia, ma sa che senza Forza Italia i numeri non bastano. Gli azzurri, dal canto loro, osservano con attenzione: restare nell’attuale intesa trasversale o tornare a un centrodestra compatto? La risposta potrebbe passare da un nome: quello del sindaco di Monte San Biagio Federico Carnevale, indicato come possibile candidato di area forzista.
Dall’altra parte, Stefanelli resta una figura spendibile: profilo istituzionale, capace di dialogare oltre gli steccati, con una storia politica che lo rende trasversale. Ma la sua ricandidatura dipende prima di tutto da un fattore: la tenuta dell’alleanza che lo sostiene. Senza un patto solido, anche il presidente uscente rischia di restare scoperto.
La vera incognita, però, non è solo nei numeri. È nella volontà politica. Lega e FdI accetterebbero un presidente di Forza Italia o gli azzurri sarebbero pronti a sostenere un candidato di Fratelli d’Italia? L’unica cosa certa è che la Lega dovrebbe adattarsi non avendo sindaci a disposizione. Domande che, al momento, restano senza risposta, mentre sullo sfondo emergono ipotesi alternative, magari puntando su sindaci “autonomi” dei piccoli Comuni, o perché no, su quell’idea mai realizzata – ma mai tramontata dall’entrata in vigore della riforma – di fare in modo che sia il sindaco del capoluogo a presiedere la Provincia.
Una cosa è certa: più che una sfida elettorale, quella del 2026 si annuncia come un braccio di ferro sulle alleanze. E il confronto, anche nelle sale dei bottoni, sembra appena cominciato.