La storia recente dei grandi riconoscimenti nazionali insegna che, nella provincia di Latina, l’ambizione spesso corre più veloce della capacità di fare squadra. È accaduto con la Capitale italiana della Cultura, quando si sono fronteggiate Latina e Gaeta e rischia di ripetersi ora, con la corsa al titolo di Capitale Italiana del Mare.
Dopo l’annuncio della candidatura di Gaeta, appoggiata da istituzioni di peso come Regione Lazio, e dai sindaci di Roma e Napoli, sembrava essersi aperta una strada condivisa. Terracina, inizialmente tentata dall’idea di scendere in campo, aveva scelto di fare un passo indietro, evitando un derby tutto locale e sostenendo la città del Golfo.
Un equilibrio durato poco. A rimettere tutto in discussione è stata la candidatura di Sperlonga, costruita su un progetto ampio e suggestivo che lega costa e isole, coinvolgendo Ponza, Ventotene e persino Capri. Una proposta ambiziosa, ma che riaccende una competizione a pochi chilometri di distanza, proprio mentre il territorio avrebbe bisogno di presentarsi compatto.
Il rischio è evidente: una frammentazione che indebolisce l’intero territorio. Senza una visione condivisa, anche il mare — elemento per sua natura senza confini — diventa terreno di divisione. E così, ancora una volta, la voglia di primeggiare potrebbe trasformarsi nel principale ostacolo al successo. Ovviamente la speranza è quella di sbagliarsi, perché chiunque dovrebbe essere contento se uno dei due centri dovesse ottenere il prestigioso riconoscimento e, con esso, la pioggia di finanziamenti per investire sul territorio.