Ritorno a scuola: sempre meno studenti, sempre più insegnanti: la nota di Confartigianato

La nota della presidente Letizia Bongiorno: "Meno studenti oggi significa meno lavoratori e imprenditori domani"

Con l’avvio del nuovo anno scolastico 2025/2026, iniziato l’8 settembre a Bolzano e in corso di estensione in tutte le regioni italiane, emerge un quadro complesso e preoccupante per la scuola italiana: il numero degli studenti continua a diminuire, mentre quello degli insegnanti è in costante crescita. Secondo le analisi, negli ultimi dieci anni la popolazione scolastica è scesa di circa un milione di unità (-9%), con prospettive ancora più critiche: entro il 2034 si stima un’ulteriore riduzione di circa 1 milione di alunni. Un calo che riguarda soprattutto scuole dell’infanzia e primarie, riflesso diretto del calo demografico e della denatalità che colpisce il Paese. Parallelamente, gli insegnanti nelle scuole statali sono passati da 722 mila nel 2014/2015 a 890 mila nel 2024, con un incremento del 23%. Particolarmente significativo è l’aumento dei docenti di sostegno (+86% in dieci anni). Questo fenomeno ha portato a un rapporto studenti-docenti che non trova equivalenti negli altri Paesi europei.

«Questi dati ci ricordano che la scuola non è un mondo a sé stante, ma il termometro del futuro demografico, sociale ed economico del nostro Paese – dichiara Letizia Bongiorno, Presidente di Confartigianato Imprese Latina –. Meno studenti oggi significa meno lavoratori e imprenditori domani, meno contribuenti in grado di sostenere il nostro sistema di welfare». Confartigianato sottolinea la necessità di politiche strutturali che uniscano sostegno alla natalità, servizi concreti alle famiglie, valorizzazione dei docenti e salvaguardia delle comunità più fragili. Le proposte comprendono il potenziamento dell’assegno unico, orari scolastici più flessibili, agevolazioni per le famiglie numerose e incentivi per mantenere vive le scuole nei territori a rischio spopolamento. «La sfida della natalità – conclude Bongiorno – non è solo una questione di statistiche, ma un tema che tocca il futuro collettivo delle nostre comunità e del tessuto produttivo. È il momento di agire con serietà e visione».

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