Tutto pronto per il festival letterario “LeggoLatina”, appuntamento dal 22 al 24 settembre

"Non è un caso che di tante location ho scelto largo Palos de la Frontera" spiega il direttore del festival Gian Luca Campagna

Latina si trasformerà per tre giorni, dal 22 al 24 settembre, in una città letteraria. Tre giorni di appuntamenti in cui incontri con gli autori, reading, spettacoli teatrali, dibattiti e talk show entreranno nel cuore di Latina, creando un autentico salotto con tanto di verde in una sorta di nonluogo come è Largo Palos de la Frontera.

L’evento, che gode del patrocinio morale del Comune di Latina, si intitola LeggoLatina, non solo perché è dedicato ai libri e al suo magico mondo che ne deriva, ma anche perché è insito il concetto di leggere dentro una città: proviamo così a essere ‘latinamente’ intelligenti, ‘scegliere tra’ e ‘leggere dentro’. Il logo-simbolo di LeggoLatina è il palazzo comunale trasformato in libri, compresa la torre civica e la palla della fontana.

La filosofia del festival? Presto detto. “LeggoLatina perché Latina è una ‘città letteraria’ perché non pacifica, genera conflitti a prescindere. Latina non è mai stata una città analgesica, al contrario è sempre stata una città che inquieta. Alla fine, è il senso dell’inquietudine che muove lo scrittore, se fosse una città piatta di certo non genererebbe quei rapporti conflittuali che tutti noi nutriamo nei suoi confronti, ma è un’inquietudine che non nasce dall’isteria ma dal desiderio, dalla nostalgia, dalla voglia di scoprire, dall’essere in moto. Un rapporto di odio e amore, per intenderci, che richiama a sentimenti forti. E che hanno un ombelico, un suo centro con tanti nervi scoperti. E non è un caso che di tante location ho scelto largo Palos de la Frontera” spiega il direttore del festival, il giornalista e scrittore Gian Luca Campagna, che in questa avventura è affiancato dagli scrittori Alessandro Vizzino e Giorgio Bastonini.

“Abbiamo provato a mettere su un programma che potesse guardare all’attualità, anche a quella scomoda, perché la letteratura è soprattutto confronto e dibattito, è unione anche nello scontro. Se l’uomo è un animale sociale dagli albori della filosofia è anche vero che dovremmo arrivare all’interno del pluralismo che viviamo a una sintesi, determinata da una tesi e un’antitesi che si contrappongono ma non si annullano, piuttosto si fondono, diventano un’osmosi colma di energia” continua Campagna, che spiega anche perché la scelta di un luogo o, meglio, nonluogo come lo definisce lui, dove si svolgeranno i tre giorni di eventi.

“Perché ho scelto largo Palos de la Frontera come luogo per gli incontri? Perché sin da quando ero bambino per me ha rappresentato un guado che partiva dallo splendido viale Mazzini per poi aprirsi a piazza del Popolo, da sempre il cuore della città. Una sorta di nulla, di terra di mezzo, uno Stato-cuscinetto, ma colmo di fascino e suggestione, con quelle aiuole un po’ incolte ma che richiamavano mondi esotici quasi salgariani, una sorta di largo che oggi mi ricorda la bellezza unica di piazza Ducale di Vigevano. Insomma, da nonluogo a salotto letterario è un passo breve. Si badi che non è una scommessa, domani questo salotto, seppure temporaneo, esiste, c’è, magari potrà diventare quasi permanente per le altre arti. Potrebbe essere ‘recuperato’ per un’autentica funzione sociale della città. E si potrà dire: prima questo largo, questo nonluogo, mancava di identità e senso di comunità, di calore, di interazione sociale, era anonimo, ora magari proviamo a dargli una dignità. E la dignità diventa alta quando si trasmette coi valori della letteratura e del confronto dialettico. Largo Palos de la Frontera ha un significato particolare, è sì una città gemellata con Latina, un gemellaggio che si è smarrito nel tempo, è la cittadina dove Colombo è salpato per andare a scoprire terre ricche, voleva sbarcare nelle Indie e invece scoprì l’America: una sorta di serendipità ante litteram. Però ha tentato, ha abbracciato l’avventura per l’ignoto, era pervaso dalla wanderlust, è andato oltre le colonne d’Ercole, oltre le omologazioni. E da lì magari si deve (ri)partire per tentare di scuotere una città depressa, avvilita, mortificata. Anche se viviamo nell’era digitale, con le interazioni che avvengono virtualmente sui social, credo che l’importanza dei simboli resti fondamentale per una comunità e il suo sviluppare un senso d’appartenenza profondo, proiettandosi verso il futuro: un luogo fisico è fondamentale per l’animo umano, dire che da qui è partito qualcosa, da qui è nata una cosa, che il primo vagito sia avvenuto qui oppure un urlo di frustrazione e di inquietudine, alla Munch per intenderci, come se fosse la posa di una prima pietra, come se fosse il giuramento in un edificio dove si pratica la pallacorda. Insomma, un inizio. E Palos de la Frontera rappresenta il veleggiare verso nuovi orizzonti di una città troppo ferma su stessa. Via le ancora, per favore, fuori dalla comfort zone, affrontiamo il mare aperto, anche se ignoto”.

Così, sul palco si alterneranno incontri con professionisti della cultura letteraria del territorio uniti ad alcune figure selezionate in Italia e in Europa dando vita a incontri atti ad animare dibattiti per creare un think tank nuovo, più incontri con autori su temi reali e temi romantici, più performance che fondono i linguaggi in un’élite multidisciplinare.

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