Traffico illecito di rifiuti, tra gli indagati un imprenditore di Latina

I camion sversavano scarti nelle campagne pugliesi, nell’inchiesta della Dda di Bari anche un 60enne pontino ritenuto un intermediario

C’è anche un imprenditore di Latina tra gli indagati, destinatari delle 19 misure cautelari eseguite ieri, dell’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari sul traffico illecito di rifiuti speciali e industriali che una serie di imprese del settore del trattamento e trasporto abbandonava nelle campagne pugliesi, anziché conferirli nelle discariche. Si tratta di A. P. di 60 anni, amministratore unico di una società di recupero, destinatario della misura cautelare del divieto di esercitare per un anno l’attività imprenditoriale, perché ritenuto uno degli intermediari dei traffici illeciti di rifiuti.

L’operazione è il frutto di un’indagine dei carabinieri del Noe per la Tutela Ambientale e la Sicurezza Energetica, che ha ricostruito una vera e propria filiera organizzata dedita allo smaltimento di ingenti quantità di rifiuti speciali, in prevalenza scarti provenienti dal trattamento dei rifiuti speciali industriali, rifiuti tessili e frazione indifferenziata dei rifiuti urbani, provenienti dagli impianti di trattamento e recupero dislocati nelle province di Roma, Napoli, Caserta, Brindisi e Salerno.

L’inchiesta ha svelato che le aziende, anziché trattare i rifiuti e poi conferirli in discarica, li trasportavano in Puglia dove venivano abbandonati in zone di campagna anche a ridosso di vigneti e uliveti, oppure nei siti industriali dismessi e nelle cave abbandonate. In questo sistema l’imprenditore di Latina avrebbe avuto la funzione, attraverso la propria società, di classificare falsamente i rifiuti come se fossero stati trattati, per consentire alle imprese incaricate del trasporto di aggirare eventuali controlli delle forze di polizia durante il viaggio verso la Puglia.

Questo sistema consentiva ai titolari degli impianti di risparmiare sui costi di trattamento e smaltimento dei rifiuti speciali, per i quali venivano pagati, ottenendo così ricavi maggiori. Secondo gli investigatori il sistema illecito ha consentito agli organizzatori del traffico di intascare oltre 2,5 milioni di euro, il valore di immobili, società e autoveicoli sequestrati su mandato del Tribunale di Bari a carico dei principali indiziati.

Il provvedimento del giudice per le indagini preliminari conta anche 19 misure cautelari, applicate dopo gli interrogatori preventivi. In sei sono finiti agli arresti domiciliari: Ilario Vernieri, Giacomo Campese, Mauro Campese, Francesco Pio Losurdo, Cosimo Roma e Daniele Mastrullo. Per altri sette applicato l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per la firma. Infine l’interdizione dall’attività imprenditoriale per un anno per altri sei soggetti tra cui l’imprenditore pontino.

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