La vicenda dei tombini storici rimossi dal Parco Falcone e Borsellino resta sul tavolo della politica e del dibattito cittadino. Dopo il sopralluogo del vicesindaco Massimiliano Carnevale nel deposito comunale, dove sono stati individuati 19 manufatti, l’Associazione Culturale Tor Tre Ponti prende atto delle rassicurazioni dell’amministrazione, ma chiede che ora alle dichiarazioni seguano gli atti.
Alcuni dei reperti conservano ancora la scritta “Littoria” e il fascio littorio, elementi che li riconducono alla storia delle origini della città. Secondo quanto riferito dal Comune, tre tombini sono già stati ricollocati nel parco e un altro si trova nei giardini del Palazzo comunale. Per l’associazione, però, il nodo resta quello dell’identificazione certa dei materiali.
«Non basta sapere che i tombini sono in un deposito, ora occorre dimostrare quali siano quelli rimossi dal Parco», afferma il presidente Emanuele Bonaldo, che chiede la disponibilità del verbale di catalogazione e della documentazione fotografica. «Dire che vi è una corrispondenza è una cosa, consentire di verificarla documentalmente è un’altra».
La questione si sposta quindi sul terreno della trasparenza amministrativa. Tor Tre Ponti lamenta di aver appreso del sopralluogo soltanto attraverso il sito istituzionale e chiede di essere coinvolta nelle prossime verifiche, insieme ai capigruppo consiliari.
Nel mirino ci sono anche quattro manufatti la cui identificazione risulta oggi difficoltosa: due sono leggibili solo parzialmente, mentre altri due risultano coperti dall’asfalto. Da qui la richiesta di procedere alla loro pulizia per verificare eventuali iscrizioni.
L’associazione mette infine sul tavolo tre proposte: accesso alla documentazione, pulizia dei reperti e un nuovo sopralluogo allargato. «Conservare un manufatto storico non significa soltanto metterlo al sicuro», sottolinea Bonaldo. «Significa anche documentarne la storia, renderne verificabile la conservazione e spiegare ai cittadini quale sarà il suo futuro».
Una richiesta che Tor Tre Ponti lega anche alla prospettiva dei cento anni di Latina, affinché la vicenda dei tombini possa trasformarsi in un’occasione più ampia di riflessione sulla tutela della memoria dell’Agro Pontino.