Dopo la sentenza di colpevolezza pronunciata dal collegio penale del Tribunale di Latina, è arrivato anche il licenziamento per Claudio Rainone e Mario Graziano Esposito, rispettivamente dirigente e funzionario dell’Asl di Latina, condannati per lo scandalo dei concorsi pilotati del 2021. Il direttore generale dell’Azienda sanitaria locale ha firmato, con data martedì 4 agosto, le deliberazioni con le quali sono stati adottati i licenziamenti senza preavviso al termine dei procedimenti disciplinari che erano già costati, per entrambi, la sospensione dal servizio durante le indagini preliminari, quando erano stati sottoposti entrambi agli arresti domiciliari.
La procedura è stata avviata da un’apposita commissione interna all’Asl in seguito alla condanna per i reati di rivelazione di segreto d’ufficio e falso, ma soprattutto dopo il recepimento delle motivazioni della sentenza pronunciata dai giudici. Per Claudio Rainone la pena è di tre anni e mezzo, mentre per Mario Graziano Esposito due anni. Come loro, era stato riconosciuto colpevole anche l’ex senatore Claudio Moscardelli, per il quale la pena è di un anno. Il collegio dei giudici li aveva assolti dall’accusa di corruzione, ma l’indagine di Polizia e Guardia di Finanza, secondo l’Asl di Latina, ha fatto emergere le loro violazioni agli obblighi di lealtà richiesti dall’impiego pubblico.
Oltre al mancato rispetto delle leggi e del dovere di imparzialità, l’Asl ha contestato ai due dipendenti la violazione, tra gli altri, dei principi generali di “lealtà, buon andamento, imparzialità e tutela dell’immagine esterna dell’amministrazione”, “responsabilità correlata ai compiti svolti”, “riservatezza delle informazioni”, “divieto di sfruttare nella vita sociale la posizione pubblica ricoperta”. Il licenziamento è stato adottato per entrambi in presenza di “gravi fatti illeciti di rilevanza penale” anche in presenta di una condanna che non è ancora passata in giudicato, come in questo caso, alla luce di “atti e comportamenti di gravità tale da non consentire la prosecuzione, neppure provvisoria, del rapporto di lavoro”.