Sabaudia – Moria di pesci nel lago Paola: l’intervento di Lucci (FdI)

La moria dei pesci è dovuta ad anossia per la presenza di elementi nelle acque del lago che favoriscono la proliferazione di alghe

Il problema ciclico e cronico che affligge il lago di Paola a Sabaudia non può essere affrontato se non si comincia a fare chiarezza sulle concause. Immancabilmente la Proprietà scarica mediaticamente ogni responsabilità sugli scarichi delle aziende agricole mettendo sotto accusa un comparto che rappresenta il 70% del PIL comunale. In questi giorni abbiamo assistito a scene apocalittiche documentate con foto e video e, a memoria d’uomo, ma di questa entità. Migliaia di pesci morti stazionano sulle sponde del lago e attraversando i canali si riversano anche nel mare che quest’anno ha contato pochissimi giornate in cui l’acqua era limpida e pulita provocando sconcerto negli ospiti e turisti che avevano scelto il litorale sabaudiano per le loro giornate al mare aggravando un’annata turistica che non si è rivelata facile i cui dati, per ora ufficiosi, indicano una defluenza intorno al 40%.

La moria dei pesci è dovuta ad anossia per la presenza di elementi nelle acque del lago che favoriscono la proliferazione di alghe che limitano, quando non azzerano, la concentrazione di ossigeno.

Ricordando che andrebbe anche eseguita periodicamente la manutenzione e pulizia ordinaria  dei canali e riattivare il sistema di pompaggio a Caterattino per consentire un ricambio corretto e quindi una migliore ossigenazione delle acque; addossare per l’ennesima volta le responsabilità di questo fenomeno sulle aziende agricole non solo è ingiusto in quanto non è supportato da nessuna prova o riscontro, ma è diventato inaccettabile.

D’altra parte, nei pressi dei laghi di Caprolace e dei Monaci che sono bacini chiusi insistono allevamenti intensivi bufalini; eppure, il fenomeno dell’anossia e della relativa moria dei pesci non è rilevata.

I recenti dati di ARPA –Lazio hanno infatti documentato un’alta concentrazione di azoto e fosforo che, insieme alle alte temperature, favoriscono la proliferazione di alghe che privano le acque di ossigeno. Il fosforo e l’azoto sono elementi chimici di scarto presenti negli allevamenti intensivi ittici.

Qualche giorno fa gli stessi Assessori regionali Elena Palazzo e Giancarlo Righini di F.d’.I alla luce di questi dati ARPA che attestano una forte concentrazione di azoto e fosforo nelle aree di allevamento ittico, si sono fatti promotori di pianificare azioni che tutelino l’ambiente, l’economia e i posti di lavoro del comparto nonché la sicurezza dei bagnanti e la tutela della biodiversità marina delle nostre coste.

Non credo possa essere ignorata, come invece mi sembra si voglia fare, la relazione ARPA che impone una seria riflessione politica e una condivisione delle azioni da portare avanti.

Dal punto di vista amministrativo è necessario inoltre attivarsi con urgenza per limitare che questo danno ambientale inquini la costa e il mare. Le problematiche da affrontare sono diverse. Ad esempio. Sulla moria di pesce quali azioni intende intraprendere l’Amministrazione  Mosca? Quale procedura vorrà attivare per lo smaltimento come rifiuto della enorme quantità di pesce morto? A chi sarà a carico? Quando e se verrà emanata un’Ordinanza a tutela dell’igiene pubblica? Vedremo gli sviluppi

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