Aprirà a settembre in via del Serafico 3, nel quadrante sud di Roma, lo Studentato Seraphicum, nuova residenza universitaria nata dalla collaborazione tra i Frati Minori Conventuali e il settore pubblico attraverso le risorse del Pnrr.
La struttura metterà a disposizione 173 posti letto, offrendo una nuova soluzione alle famiglie e agli studenti in arrivo anche dalle province del Lazio.
Una parte dei posti sarà destinata a chi incontra maggiori difficoltà economiche: 52 alloggi saranno riservati a giovani meritevoli e privi di mezzi, selezionati attraverso un bando di DiSCo Lazio.
Non soltanto camere e posti letto
Il progetto è stato pensato per andare oltre il modello del semplice dormitorio universitario.
Lo studentato comprenderà aule studio, cucine condivise, sale da pranzo autogestite e ambienti comuni destinati alla socializzazione e alla vita comunitaria.
Particolare attenzione sarà riservata anche al passaggio dall’ambiente familiare alla vita universitaria, una fase che coinvolge soprattutto i ragazzi tra i 18 e i 21 anni.
Per accompagnarli sarà presente una figura laica specializzata in ambito educativo e formativo, incaricata di offrire ascolto e sostegno nei momenti di difficoltà emotiva che possono portare anche all’abbandono degli studi.
Padre Liggeri: «Una casa aperta alla città»
«Più di una semplice residenza per studenti – spiega Padre Roberto Liggeri, Responsabile della struttura – lo Studentato Seraphicum vuole essere una casa aperta alla città e alle nuove generazioni: un luogo laico, inclusivo e accogliente dove lo studio si intreccia con la crescita personale, l’incontro tra culture diverse e la costruzione di relazioni autentiche».
«L’idea alla base dello studentato è semplice ma ambiziosa: trasformare l’abitare in un’esperienza di fraternità, in pieno spirito francescano».
«Non soltanto un luogo dove dormire e studiare, ma un ambiente in cui imparare il valore del confronto, della collaborazione e della convivenza rispettosa».
«Un luogo dove fare comunità, crescere come studenti e come persone».