Referendum sulla giustizia, a Norma si mobilita il fronte del “No”

Sala gremita al museo per l’incontro promosso dal comitato locale. I magistrati Volpe e Bertollini spiegano le ragioni della contrarietà

Il confronto sul referendum sulla giustizia entra nel vivo anche nei centri della provincia pontina. A Norma il comitato locale per il “No” ha promosso un incontro pubblico che ha richiamato numerosi cittadini nella Sala delle Muse del Museo Archeologico, trasformando l’appuntamento in un momento di dibattito politico e giuridico sui quesiti che saranno sottoposti al voto il 22 e 23 marzo.

All’iniziativa hanno partecipato amministratori locali, rappresentanti del mondo associativo e diversi esponenti della politica del territorio, intervenuti per ascoltare e discutere delle implicazioni della riforma. Al centro dell’incontro gli interventi dei magistrati Claudio Volpe e Paolo Bertollini, che hanno illustrato i contenuti dei quesiti referendari soffermandosi, in particolare, sulle possibili conseguenze per l’assetto del sistema giudiziario.

Secondo quanto emerso nel corso del dibattito, alcune delle modifiche proposte potrebbero incidere sull’equilibrio tra i poteri dello Stato e sull’autonomia della magistratura. È su questo punto che il comitato promotore ha costruito la propria posizione politica, sostenendo che i referendum non rappresenterebbero un miglioramento del funzionamento della giustizia ma, al contrario, rischierebbero di indebolire alcune delle garanzie previste dall’ordinamento.

L’incontro, organizzato anche grazie al contributo di Antonio Scarsella, è stato presentato dai promotori come un’occasione di informazione e approfondimento per i cittadini, con l’obiettivo di stimolare una partecipazione consapevole al voto.

Il comitato per il “No” ha annunciato che nelle prossime settimane proseguiranno le iniziative sul territorio con attività di informazione e momenti di confronto pubblico nelle vie del paese.

L’obiettivo dichiarato è quello di coinvolgere il maggior numero possibile di elettori e ribadire le ragioni della contrarietà alla riforma, invitando i cittadini a partecipare al voto e a esprimersi contro i quesiti referendari.

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