Raccontare la vita a colpi di matita, intervista con Ilaria Palleschi

L'illustratrice e fumettista di Latina torna negli store con il suo lavoro "Conforme". Ha partecipato come speaker al TEDxLago di Fogliano

Raccontare attimi di vita quotidiana, fatta di gioia, dolore, amore e insicurezza e tutte quelle sensazioni che ci pervadono durante la giornata. La particolarità e la bella è il fatto di farlo soltanto con l’ausilio della propria matita e una scatola di colori. Questo è lo straordinario mondo di Ilaria Palleschi, illustratrice, fumettista e autrice di graphic novel. Originaria di Latina, è da poco tornata negli store con il suo ultimo lavoro, dal titolo “Conforme”. Inoltre, è stata anche una degli speaker della prima edizione del TEDxLago di Fogliano, svoltosi sabato 11 novembre.

Latina News ha avuto il piacere di fare una chiacchierata con lei per conoscere meglio il suo lavoro, fatto di momenti in grado di scatenare l’ispirazione da riversare poi all’interno di un fumetto.

È da poco uscito il suo ultimo lavoro: “Conforme”, come lo descriverebbe?

“Conforme è uscito il 15 settembre per Bao Publishing. È un graphic novel e io tengo a questo maschile perché altrimenti la traduzione sarebbe novella grafica e mi fa un po’ rabbrividire, ma questo è un mio pensiero. Cerca di affrontare la tematica dell’accettazione del corpo, parlando anche, seppure non in maniera approfondita perché non era quello lo scopo del mio racconto, del disturbo del comportamento alimentare. Alla fine dei conti però è una storia, quindi è un richiamo all’empatia. È un racconto di queste due sorelle molto diverse, che tramite un incidente stile commedia anni Novanta, si ritrovano in un mondo ribaltato. La protagonista affronterà tutte le cose che solitamente affrontava l’altra sorella”.

Come mai un titolo come Conforme?

“È una parola con tante sfaccettature. Può adattarsi a contesti innumerevoli e soprattutto tende a non dividere quella che è la conformità corporea con la conformità anche di carattere. Quante volte si tende a limare le proprie caratteristiche che ci rendono speciali. L’esempio è quello del liceo, quando la voglia di conformarsi è tanta, ma va a finire che chi è diverso li si ritrova poi in età adulta di rimpiangere di aver perso quelle caratteristiche che lo rendevano speciale. C’è questa doppia lettura, conformità corporea, ma anche tutto ciò di unico della persona che la società con insicurezza e micro-aggressioni ci fa perdere, sia a livello fisico che caratteriale. È impossibile pensare di non essere toccati al giorno d’oggi da questa situazione, anche solo dalle pubblicità. Essere conformi è un tentativo che si fa ma spesso non si riesce, ma non perché si debba ma perché ci costringe qualcuno. Quando una cosa è facile per qualcuno e difficile per altri si cade proprio nel privilegio e riuscire a riconoscere che alcune persone ne godono più di altri è già un passo avanti”.

Quanto è difficile trovare l’ispirazione nel suo lavoro?

“È un lavoro in cui spesso potrebbero accusarti di essere pigra perché leggi tanto, vedi tanti film e ovviamente non è performativo lì per lì. Tempo fa ho letto un post che diceva: non prendi mai veramente una pausa dal lavoro artistico o creativo perché qualunque cosa per te è un piccolo bagaglio che ti porti dietro. Ad esempio, anche guardare dei manichini, un domani potrebbe essere un’idea per una maglietta. Penso ai grafici e chi si occupa di font, quanto ogni insegna possa farti fare quel click che ti serve. Non sai quante volte ti trovi a lavorare a qualcosa e a bloccarti e il consiglio più sano che tu possa ricevere è quello di andare a farti una passeggiata e staccare. Un mio amico diceva che le cose sono come il pane, vanno fatte riposare per essere buone. Ovvio che, quando hai delle scadenze serve un metodo. Io non faccio la pittrice o l’artista che può prendersi dei tempi, ho delle scadenze, che grazie a un certo tipo di organizzazione sono riuscita a realizzare”. Collaborando con altre persone poi le nottate ci stanno. Anche allo IED ci fecero fare un h24 con una notte intera per prepararci.

Latina può rientrare le fonti di ispirazione?

“No quanto l’architettura. Qui ogni strada è un rapporto simmetrico. Il fumetto dovrebbe essere ambientato a Latina, c’è uno scorcio di piazza San Marco e i portici. L’architettura di Latina l’ho sempre trovata un po’ asettica, non possiamo dire che è una cosa che ti scalda il cuore il marmo bianco, ma al tempo stesso è dove sono cresciuta. È anche un modo di ragionare e disegnare, perché anche se ho vissuto 10 anni a Roma non mi viene di fare un palazzo rococò, ma faccio un quadrato e quattro finestre. Positivo o negativo una prende quello che ha avuto e lo plasma in funzione di qualcosa che spera sia migliore. A livello culturale penso che ci siano delle piccole bolle indipendenti che non vanno tralasciate, ad esempio: il teatro Fellini, tutte le manifestazioni organizzate dal Centro Donna Lilith e dall’Arcigay”.

Pochi giorni fa si è svolto il TEDxLago di Fogliano, come è nata la sua partecipazione e come l’ha vissuta?

“Io ai ragazzi faccio un sacco di complimenti, non li conoscevo ed è stato grazie a un’amica che collaborava con loro, Martina Becchimanzi, che gestisce l’open hub a Latina, che in un momento di scouting venne da me chiedendomi se avessi voglia di fare questa cosa. Ho avuto modo di vedere tanta forza, tanta voglia di fare, perché ricordiamo che il TED non è un evento che ti pagano ma è stata una cosa proprio dei ragazzi (Guido Frascadore e Niccolò Di Filippo, gli organizzatori n.d.r.) L’evento in sé è stato divertente e sono stata contenta anche a livello personale che sia riuscita a non farmi prendere dalla solita ansia. È stato bello scoprire gente con voglia di fare e non è una cosa così scontata, anzi”.

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Luigi Calligari
Luigi Calligari
Giornalista ODG Lazio. Laureato Magistrale con Lode in Media, comunicazione digitale e giornalismo presso Coris Sapienza. Appassionato di sport e giornalismo. Collabora anche con la testata Mondore@le Quotidiano

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