Pubblicisti esclusi dal bando provinciale, è polemica a Latina

La ricerca esclusiva di un "giornalista professionista" riapre il dibattito sulla “pari dignità” nell’Ordine dei giornalisti

C’è una frattura che da anni attraversa il mondo dell’informazione italiana e che, ancora una volta, riaffiora anche in provincia di Latina: quella tra giornalisti professionisti e pubblicisti. A riaccendere il dibattito è un bando della Provincia di Latina per l’assunzione, a tempo parziale ma indeterminato, di una figura destinata di fatto a collaborare all’Ufficio Stampa dell’ente. Una selezione che, nei requisiti, esclude i pubblicisti, sollevando più di una perplessità.

Il profilo richiesto viene definito come “Specialista dell’Informazione”, una formula che, già nella terminologia, sembra aggirare il nodo centrale: quello della comunicazione pubblica. Perché se è vero che l’informazione è parte integrante del lavoro giornalistico, è altrettanto evidente che un ufficio stampa non si limita a “fare notizie”, ma costruisce relazioni, gestisce flussi comunicativi, cura linguaggi e strumenti, dai comunicati ai social network.

Ed è qui che nasce la domanda: su quali basi si ritiene che un giornalista professionista sia idoneo a queste funzioni e un pubblicista no? Le competenze richieste dal bando – rapporti con i media, organizzazione di conferenze stampa, gestione dei canali digitali, comunicazione interna ed esterna – sono attività che, nella pratica quotidiana, vengono svolte indistintamente da entrambe le categorie, nel rispetto delle stesse regole deontologiche.

Il tema diventa ancora più delicato se si guarda al quadro normativo. La legge 150 del 2000 stabilisce che gli uffici stampa delle pubbliche amministrazioni debbano essere composti da personale iscritto all’Albo dei giornalisti, senza distinguere tra professionisti e pubblicisti. Una distinzione che, nella prassi, continua però a produrre esclusioni e disparità.

Interpellato sulla vicenda, il presidente della Provincia Gerardo Stefanelli ha chiarito che la definizione del profilo non rientra nelle competenze politiche, ma è demandata alla struttura amministrativa. Una risposta formale che, tuttavia, non scioglie il nodo di fondo.

In un contesto già segnato dalla crisi dell’informazione, tra precarietà, redazioni impoverite e modelli economici fragili, il rischio è che anche le istituzioni contribuiscano ad alimentare una gerarchia interna alla professione. Con una domanda che resta aperta: i pubblicisti sono davvero giornalisti di serie B o è il sistema, ancora una volta, che vuole farli apparire come tali?

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Simone Nardone
Simone Nardone
Classe 1987 è giornalista pubblicista. Ha collaborato con vari giornali cartacei, testate on line, radio e TV locali. Vanta anche una costante formazione in ambito del digital marketing e più in generale della comunicazione. È laureato in Scienze Politiche presso l'ateneo di Roma Tre. Ha pubblicato alcuni libri tra cui anche saggi e romanzi.

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