Pedemontana di Formia, ricorso contro il progetto: la sfida verso il Tar

Associazioni, cittadini e imprese agricole contestano l'opera di Anas. I ministeri chiedono se ne occupi la giustizia amministrativa

La contestata Pedemontana di Formia finisce al centro di un nuovo capitolo giudiziario. Dopo il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica presentato l’8 giugno da cittadini, associazioni e imprese agricole, la vicenda è destinata a proseguire davanti al Tribunale amministrativo regionale. Il Ministero dell’Ambiente, il Ministero della Cultura e Anas, infatti, hanno chiesto che la controversia venga trattata dal Tar, ritenendo particolarmente complesse le questioni sollevate.

Il ricorso, predisposto dalle avvocate Rosalba Genovese e Patrizia Menanno per conto della Comunità del Lazio Meridionale e delle Isole Pontine, dell’associazione “La Piazza” APS e della società Fonte Verde Srl, punta all’annullamento del progetto della nuova infrastruttura, chiedendo anche l’adozione di misure cautelari.

Tra i principali rilievi mossi dai ricorrenti figurano il forte impatto paesaggistico dell’opera, che prevede gallerie, viadotti e raccordi, l’interferenza con aree archeologiche e siti della rete europea Natura 2000 e le criticità legate agli aspetti geologici, idraulici e ambientali. Vengono inoltre evidenziati il consumo di suolo agricolo, con l’espianto previsto di oltre duemila ulivi, il possibile coinvolgimento del bacino delle sorgenti che alimentano gli acquedotti del Golfo di Gaeta e l’elevato costo dell’intervento, stimato in oltre 650 milioni di euro, a fronte di finanziamenti attualmente disponibili per circa 79 milioni.

Secondo i promotori del ricorso, esisterebbero soluzioni alternative, meno impattanti, più rapide da realizzare e con costi decisamente inferiori, in grado di alleggerire il traffico nel tratto urbano di Formia senza attendere la realizzazione della Pedemontana. Tra le contestazioni viene richiamata anche la presunta mancanza di un confronto pubblico sul progetto e l’assenza di un passaggio in Consiglio comunale.

L’8 luglio scorso, infine, Anas e i due ministeri coinvolti hanno formalizzato la richiesta di trasferire il procedimento al Tar, dove ora si concentrerà il confronto sul futuro dell’opera.

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