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Aprilia, case Ater nel degrado: residenti chiedono aiuto, sopralluogo dei consiglieri regionali

Ad Aprilia torna al centro dell’attenzione la situazione delle palazzine Ater di via Londra.

Qui, tra rifiuti accumulati e problemi strutturali, decine di famiglie segnalano da tempo condizioni difficili, aggravate da manutenzioni ritenute insufficienti.

La richiesta di intervento

Le segnalazioni dei residenti, rilanciate anche da Fedicons, hanno portato al sopralluogo dei consiglieri regionali di Fratelli d’Italia Vittorio Sambucci ed Emanuela Mari, accompagnati dal coordinamento cittadino.

L’obiettivo è stato verificare direttamente le criticità segnalate.

Le condizioni dello stabile

Durante la visita è emerso un quadro caratterizzato da numerose problematiche.

Tra queste ascensori non funzionanti, impianti danneggiati, infissi rotti e carenze nei dispositivi di sicurezza.

A queste si aggiungono disagi interni agli appartamenti, tra cui infiltrazioni, perdite d’acqua e interventi di manutenzione non risolutivi.

Le difficoltà quotidiane

Le condizioni dello stabile incidono in modo diretto sulla vita dei residenti.

In alcuni casi, persone con disabilità non riescono a uscire di casa a causa dei guasti agli ascensori.

Permangono inoltre criticità legate alla gestione degli spazi comuni, con cantine non manutenute e presenza di rifiuti anche nelle aree condominiali.

L’impegno politico

I consiglieri regionali hanno annunciato l’intenzione di attivare un confronto con Ater Latina per affrontare le problematiche emerse.

L’obiettivo dichiarato è quello di arrivare a interventi concreti in tempi rapidi, rispondendo alle richieste dei residenti.

Monitoraggio sul territorio

Dal coordinamento locale di Fratelli d’Italia è arrivata la disponibilità a seguire l’evoluzione della situazione.

L’impegno è quello di continuare a monitorare il contesto e sostenere le istanze delle famiglie, con l’obiettivo di migliorare le condizioni abitative e garantire maggiore sicurezza.

Lazio: la suggestione della chiamata e la resistenza di chi non ascolta

Dieci giorni fa, in un lungo e articolato intervento comparso sulle pagine di Latina Oggi, il Presidente di Unindustria Latina, Fausto Bianchi, lanciava una sorta di appello a serrare i ranghi rivolto a tutti gli attori sociali, economici, politici e culturali del territorio affinché venga riaffermato il ruolo di capoluogo di provincia che la città di Latina ha ormai da troppo tempo smarrito.

Fausto Bianchi ha voluto sottolineare la natura personale e non istituzionale di quell’intervento, cosa che gli ha consentito di parlare liberamente, da cittadino, utilizzando, come era ovvio, tutto il bagaglio di conoscenza del territorio pontino, bagaglio accumulato in una ormai ultradecennale esperienza al fianco dei vertici di Unindustria a Latina, a Roma e nel Lazio, fino ad approdare all’attuale prestigioso incarico di Presidente nazionale della Piccola Industria di Confindustria.

Analizzando scenari, snocciolando numeri, sottolineando carenze ed evidenziando primati di tutto rispetto, nonché offrendo al lettore un quadro dettagliato delle potenzialità espresse e quelle non ancora sbocciate dell’economia pontina, Bianchi ha voluto tessere la trama su cui innestare il messaggio che con il suo intervento si era proposto di trasmettere: è ora di dare spazio all’immaginazione e all’azione concertata delle migliori forze, umane, intellettuali, politiche e imprenditoriali di cui il territorio dispone, per rincorrere la progettualità che dovrà sviluppare la visione capace di far decollare la città e con quella la provincia, e insieme alla Ciociaria anche l’intero bacino del basso Lazio. La condizione preliminare perché ciò possa accadere, secondo Fausto Bianchi, è che si cominci a ragionare con franchezza e si abbia il coraggio di interrogarsi sul futuro, con l’obiettivo dichiarato di arrivare ad ottenere una pianificazione strategica fatta di interazione tra le politiche industriali, quelle agricole e alimentari, quelle commerciali, il turismo legato al mare e al patrimonio storico, archeologico, religioso e ambientale dell’intero basso Lazio; il superamento degli ostacoli, primo fra tutti l’inadeguatezza delle infrastrutture, che ha isolato, asfissiandola, l’intera provincia di Latina. E ad accompagnare questo percorso, sempre secondo Bianchi, dovrà essere la formazione del capitale umano, università in testa. 

Va da sé che guidare un processo del genere, è compito primario della politica, ma è di solare evidenza che se si avverte l’esigenza di un centro di coordinamento che sappia mettere insieme, per valorizzarne il peso e la portata, tutte le qualità del territorio, vuol dire che almeno fino a ieri, la politica ha mancato il risultato, semmai avesse deciso di inseguirlo.

Sono trascorsi più di dieci giorni e quel messaggio, forte e propositivo, carico di entusiasmo e ricco di spunti di riflessione, sembra essere rimasto inascoltato, destinato a scolorire sulla carta senza che alcuno abbia avvertito l’esigenza di raccogliere quello stimolo, magari anche per criticarlo, ove se ne fosse ravvisata l’opportunità. Niente.

Eppure, al di là delle posizioni già acquisite nei settori della farmaceutica e del settore agroalimentare, a cui vanno aggiunti i lusinghieri risultati ottenuti dai settori dell’enogastronomia e dell’oleocultura con i loro inevitabili effetti positivi sul cosiddetto turismo di prossimità, qualcosa si sta muovendo sul versante delle infrastrutture con i bandi per la Roma-Latina e per la bretella Cisterna-Valmontone, ma senza che qualcuno si occupi di fare in modo che la città capoluogo si trovi pronta il giorno in cui queste opere verranno realizzate. Pronta a cosa? Ad avere le carte in regola, a cominciare dalle idee e dalla progettualità, per accogliere a testa alta e farle proprie, le sollecitazioni, le opportunità e le occasioni che il procedere del tempo offre anche a chi non ha l’attitudine a cogliere i segnali del futuro. E la scommessa di cui Fausto Bianchi parla, non è esattamente quella di mettersi in posizione per saltare sul treno quando lo vedremo passare, ma quella di cominciare a poggiare a terra i binari su cui far transitare il treno che ancora non riusciamo a vedere. Perché anche il futuro, se non vogliamo resti una parola vuota, va costruito, con impegno e determinazione. Qualità che questa città, nella sua rappresentazione politico-amministrativa ed anche culturale ha smarrito da decenni, lasciando una comunità orfana alle prese con il tristissimo spettacolo di una Latina morente, una città che gli sforzi ammirevoli di alcuni cittadini e di alcuni imprenditori privati non possono riuscire a resuscitare. 

Da dove dovrebbe partire la scintilla capace di dare una scossa al cuore della città? Dall’unica Piazza abilitata per un compito del genere, la piazza che ospita il Comune, e che strizza l’occhio all’entità da cui ha preso il nome: il popolo. Chissà, forse da lì, dai cittadini, come racconta la storia quando affronta i capitoli dei grandi cambiamenti, dovrebbe partire la chiamata.

Rara suggestione per una città come Latina, progettata e costruita per ospitare una comunità ossequiosa e sottomessa.

Latina, il ritorno dello Strega: la città al centro della scena culturale

C’è un momento, ogni primavera, in cui la letteratura smette di essere solo pagina scritta e torna a farsi incontro, voce, comunità. A Latina accadrà di nuovo lunedì 27 aprile, quando il Premio Strega farà tappa nel cuore della città, trasformando il giardino di Palazzo M in un crocevia di storie, generazioni e visioni.

Dopo il successo della scorsa edizione, il ritorno dello Strega tour nel capoluogo pontino non è soltanto una conferma, ma un segnale preciso: Latina vuole continuare a giocare un ruolo da protagonista nel panorama culturale italiano. L’appuntamento, fissato alle 17:30 in Corso della Repubblica, si inserisce nell’undicesima edizione di Lievito, che rinnova la collaborazione con la Fondazione Bellonci e rilancia uno dei suoi eventi più attesi.

Non si tratta solo della presentazione della “dozzina” dei candidati all’ottantesima edizione del Premio, ma di un’occasione più ampia di confronto e partecipazione. La città diventa spazio di dialogo tra autori e lettori, tra memoria e contemporaneità. Un dialogo che trova radici profonde nel legame con Antonio Pennacchi, la cui opera ha contribuito a dare a Latina una dimensione letteraria riconosciuta a livello nazionale.

La novità di quest’anno aggiunge un tassello significativo a questo racconto collettivo: gli studenti entrano direttamente nel processo, non più soltanto spettatori ma protagonisti. Alcuni ragazzi dei licei Majorana e Manzoni faranno infatti parte della giuria del Premio Strega Giovani, portando uno sguardo nuovo e necessario nel giudizio sulle opere in concorso. È un segnale chiaro di apertura e fiducia nelle nuove generazioni, chiamate a misurarsi con la letteratura contemporanea in modo attivo.

E non finisce qui. Gli studenti del Manzoni contribuiranno anche alla serata con un intervento musicale, accompagnati da archi, a sottolineare quella contaminazione tra arti che è ormai cifra distintiva dell’evento. Letteratura e musica, dunque, si intrecciano in un unico racconto condiviso.

L’ingresso libero e la vocazione inclusiva dell’iniziativa ribadiscono una visione precisa: il libro come strumento di coesione, come motore di vita culturale e civile. In questo scenario, Latina non è soltanto tappa di un tour prestigioso, ma luogo vivo, capace di accogliere e rilanciare idee, storie e talenti. Un piccolo grande laboratorio culturale che, ancora una volta, sceglie di aprirsi e di partecipare.

“Aprilia Anno Zero”: il territorio tra presente e futuro secondo Valentina Tartaglia – L’INTERVISTA

Combatte fin dalla nascita contro la malattia di Crohn, una patologia infiammatoria cronica che colpisce l’apparato digerente, eppure questa condizione non le ha impedito nella vita di realizzarsi, dare il massimo in ogni settore nel quale si è impegnata ed essere d’aiuto a quanti, come lei, lottano ogni giorno per ridurre i disagi derivanti dal malessere di cui soffre.

Valentina Tartaglia, abita ad Aprilia e lavora in uno studio tecnico; nel tempo libero si dedica con grande passione ai suoi hobby, che sono la pittura, la danza classica, i viaggi e la scrittura; grazie a quest’ultima è riuscita ad arrivare al cuore di chi vive le conseguenze della patologia che l’ha colpita, in particolare, ai bambini ai quali spiega come si convive con una malattia cronica, come affrontare il percorso con leggerezza.

Ha iniziato scrivendo su un blog, dedicato alle malattie croniche, raccontando la sua vita per poi fondare il  “Sunflower Project”, nato per sensibilizzare e divulgare sulle malattie infiammatorie croniche intestinali; le domande delle persone che incontrava, curiose di sapere come avesse fatto a superare le difficoltà del morbo di Crohn, hanno ispirato Valentina nella ricerca di maggiori competenze, per poter essere utile agli altri mettendo a disposizione la sua esperienza.

Durante i periodi trascorsi per le degenze ospedaliere, gli interventi chirurgici e le cure, alle quali si è dovuta sottoporre, ha avuto sempre la forza e la serenità di essere vicino a chi soffriva come lei. Forte di questa consapevolezza, più potente di qualsiasi imbarazzo, Valentina ha avuto anche il coraggio di affrontare la questione più difficile, l’ aspetto forse più taciuto della sindrome che l’ha colpita: prendere atto che, soprattutto per una donna, è complicato accettare una condizione diversa di vita, in particolare nell’accettazione del proprio corpo, nell’apparire di fronte agli altri e al mondo esterno. Valentina è andata avanti, sollevando questo aspetto spinoso e avviando una campagna di sensibilizzazione nei negozi di abbigliamento, facendo passare il messaggio che i corpi sono molti e diversi e ognuno nasconde sotto i vestiti la propria storia.

Questo percorso l’ha portata a fondare l’Associazione Project MICI e Stomia che, attraverso una serie di iniziative, è divenuto un movimento intorno al quale nascono confronti, si condividono esperienze e, insieme, si lotta per il cambiamento. Il 27 febbraio 2026 è stata eletta presidente del Comitato del Terzo Settore – Rete di Aprilia, con l’obiettivo di dare forma a un sistema che faccia dialogare gli Enti del Terzo Settore e l’ amministrazione pubblica, in un momento in cui la città ha bisogno di visione e programmazione.

In un momento difficile e delicato, Valentina ha scelto ancora una volta di non tirarsi indietro di fronte alle difficoltà e di affrontare la vita a viso aperto.

  • Rispetto alla malattia che l’ha colpita, in cosa si è sentita penalizzata per il fatto di essere una cittadina apriliana? Quali gravi mancanze ha realizzato ci fossero in una città di 80mila abitanti?

“Io non ho scoperto la mia malattia da adulta. Io ci sono nata. Il morbo di Crohn ha accompagnato tutta la mia crescita e mi ha fatto vivere, nel tempo, i limiti di un territorio non strutturato per chi cresce con una patologia cronica o una disabilità invisibile. Ad Aprilia il problema non è stato solo l’accesso ai servizi, ma la mancanza di continuità. Perché chi vive una malattia cronica non ha bisogno di interventi sporadici, ma di un percorso. Sono cresciuta adattandomi a un sistema che non era pronto ad adattarsi a me. E, soprattutto, non era pronto ad accogliere una disabilità invisibile, perché molto spesso ciò che non si vede non viene riconosciuto come reale. Un esempio concreto riguarda la distribuzione dei presidi medici: agli inizi degli anni 2000 era estremamente complessa e penalizzante. Per ottenere ciò che era necessario alla quotidianità bisognava affrontare iter lunghi, poco chiari e spesso faticosi anche dal punto di vista emotivo. Oggi la situazione è fortunatamente più snella, ma questo non cancella anni di difficoltà vissute direttamente. A questo si aggiungeva la mancanza di alcune figure mediche fondamentali per un territorio che ambisce a essere definito città. Ma il problema non era solo sanitario: spesso anche le istituzioni e i contesti educativi mostravano difficoltà nel comprendere e gestire una condizione invisibile. Ripenso molto agli anni della scuola. In molti casi, le persone che mi circondavano non erano nemmeno consapevoli della mia condizione. E quelle poche volte in cui ho provato a spiegare come stavo, una sensazione, uno stato d’animo, mi sono sentita fuori posto, quasi un’aliena. Questo porta inevitabilmente a costruirsi una vita parallela, fatta di silenzi e adattamenti, che nel tempo pesa profondamente. E, purtroppo, devo dire che sotto questo aspetto non tutto è cambiato. Ancora oggi è difficile trovare una reale comprensione di cosa significhi vivere con una disabilità invisibile: un dolore che non si vede, ma che incide ogni giorno sulla qualità della vita. Eppure, esempi diversi esistono. Ci sono città che hanno scelto di investire davvero sull’inclusione, costruendo reti territoriali, servizi accessibili e una cultura della comprensione. Penso, ad esempio, a modelli come quelli del Nord Europa o del Giappone, dove anche la progettazione degli spazi pubblici, dei servizi e della scuola tiene conto delle fragilità, anche invisibili, e le integra nel sistema. Questo dimostra che non è un’utopia. È una scelta”.

  • Ci può descrivere la sensazione che si prova quando, da pazienti bisognosi di cure, non si trova una adeguata risposta nella città nella quale si vive?

“Quando una persona ha bisogno di cure non sta esercitando una scelta, ma un diritto. E quando questo diritto non trova risposta nel territorio in cui vive, si capisce subito che il problema non è individuale, ma sistemico. All’inizio la sensazione che si prova è di smarrimento, ma lascia presto spazio a una consapevolezza più profonda: quella di trovarsi in un sistema che non riesce a rispondere in modo adeguato e continuo, quasi di abbandono. Per chi vive una patologia cronica non è un episodio isolato, ma una condizione che si ripete. Ci si ritrova a costruire da soli il proprio percorso di cura, a colmare vuoti, a spostarsi, a cercare altrove ciò che dovrebbe essere garantito. Di fatto, una responsabilità pubblica ricade sulle persone. Nel mio caso, aver vissuto tutto questo fin dall’infanzia ha reso ancora più evidente la mancanza di un sistema capace di accompagnare nel tempo, e non solo di intervenire nell’emergenza. E quando questo accade, il danno non è solo sanitario. Diventa istituzionale. Perché quando il sistema non funziona, la malattia non è più l’unico problema. Diventa parte di un carico più grande, fatto di ostacoli, soluzioni da trovare da soli e diritti difficili da esercitare. E allora la differenza diventa chiara, quasi brutale: la malattia la affronti. L’abbandono del tuo territorio, quello, lo subisci. E se non sei forte, rimani isolato. Ma, almeno nel mio caso, proprio questo senso di abbandono, crescendo, si è trasformato in qualcosa di diverso. Mi ha portata a rimboccarmi le maniche, a mettermi in gioco, a cercare soluzioni. Non per adattarmi a un sistema che non funzionava, ma per contribuire a cambiarlo. Oggi sono un’ambasciatrice delle disabilità invisibili e continuo a essere contattata, anche nel 2026, da persone che vivono le stesse difficoltà che ho vissuto io oltre vent’anni fa. E questo, ogni giorno, mi restituisce due cose: la consapevolezza di quanto ci sia ancora da fare e la certezza che la direzione è quella giusta”.

  • Oltre al giudizio che altri possono avere maturato nei confronti della città e dei suoi abitanti, che sicuramente può far male, cosa ha provato leggendo i giornali alla notizia dello scioglimento del consiglio comunale?

“In realtà c’è un’immagine molto precisa che, per me, rappresenta quel momento. Ero ricoverata in ospedale. Avevo appena affrontato un intervento chirurgico. Mi sono svegliata dall’anestesia con il telegiornale acceso in camera e la scritta “Aprilia” sullo schermo. Ricordo perfettamente quella scena. In quel momento ho percepito una distanza fortissima tra due realtà che stavano accadendo nello stesso istante: da una parte una persona che combatteva la malattia, dall’altra un sistema istituzionale che mostrava tutta la sua fragilità. Ed è stata proprio quella distanza, per me, il punto più significativo. Ho provato una forma di amarezza lucida, non tanto per l’evento in sé, ma per ciò che rappresentava: la necessità, ormai non più rinviabile, di ricostruire un rapporto credibile tra istituzioni e cittadini. Con il passare dei giorni, quella sensazione si è trasformata in una consapevolezza ancora più forte: Aprilia era una città ferita, guasta. La definirei, senza esitazione, una città “malata”. E proprio per questo ho iniziato a guardarla con uno sguardo diverso. Una città che andava curata, proprio come si cura una malattia. Forse, in un certo senso, anche la mia città aveva una malattia invisibile: una condizione che per troppo tempo è stata ignorata, come se non esistesse davvero. E quando una malattia resta invisibile, non significa che non esista. Significa solo che non viene affrontata. Ma nel momento in cui emerge, non basta prenderne atto. Serve un percorso di cura. Ed è esattamente questo che serve ad Aprilia: non interventi superficiali, ma un vero e proprio programma di ricostruzione, fatto di responsabilità, visione e presenza. Perché, esattamente come accade per una persona, anche una città può guarire. Ma solo se si ha il coraggio di riconoscere fino in fondo ciò che non ha funzionato e di rimettere davvero al centro ciò che conta: le persone”.

  • Per coloro che soffrono e subiscono le carenze del servizio sanitario, cosa ha significato sapere che gli amministratori – secondo l’inchiesta che ha stravolto la politica locale – eserciterebbero il potere per fini diversi dall’interesse pubblico, senza avere attenzione ed empatia per le reali esigenze dei cittadini?

“Per chi vive una malattia, certe dinamiche si leggono con estrema chiarezza. Quando la politica diventa esercizio di potere fine a sé stesso, si vede. Si vede nelle priorità che vengono scelte, nei tempi che non coincidono mai con quelli delle persone, nelle decisioni che spesso rispondono più a logiche interne che ai bisogni reali. Non è una percezione ideologica, è una conseguenza concreta: quando il potere si chiude su sé stesso, perde la capacità di ascoltare e quindi di rispondere. E questo, nel sistema sanitario, diventa evidente. Lo dimostrano situazioni che ormai sono sotto gli occhi di tutti: liste d’attesa incompatibili con i bisogni di cura, difficoltà di accesso ai servizi, percorsi frammentati. Sono segnali chiari di una programmazione che spesso non parte dall’analisi reale dei bisogni, ma da equilibri diversi. Per chi soffre, questo significa trovarsi dentro un sistema che esiste, ma che non sempre funziona per chi ne ha davvero bisogno. Aprilia, in questo senso, non è un caso isolato. È il riflesso di un problema più ampio. Il mio impegno sul territorio mi porta a vedere le stesse dinamiche anche in altre città: quando manca una politica orientata al servizio, il risultato è sempre lo stesso, i diritti diventano difficili da esercitare. Il punto, quindi, non è criticare la politica, che personalmente credo sia una cosa veramente inutile, oltre che una perdita di tempo, ma riportarla alla sua funzione originaria: quella di essere uno strumento di servizio, capace di leggere i bisogni reali, trasformarli in scelte concrete e assumersi la responsabilità delle conseguenze.”

  • La sua esperienza professionale e di vita potrebbe essere molto utile a definire le priorità di una amministrazione: in cosa vorrebbe poter incidere? Secondo lei il Comitato che andrà a presiedere potrà realmente esercitare una pressione sugli organi decisionali e perché?

“La mia esperienza, personale e associativa, mi ha insegnato una cosa molto chiara: le priorità non possono essere definite dall’alto senza un confronto reale con chi vive i problemi ogni giorno. Per questo credo che il primo ambito su cui incidere sia il metodo. Abbiamo bisogno di passare da una gestione frammentata a una programmazione strutturata, fondata sull’ascolto e sull’analisi dei bisogni reali del territorio. E in questo senso il ruolo del Terzo Settore diventa centrale. Non come soggetto da coinvolgere in modo occasionale, ma come parte integrante dei processi decisionali, in linea con quanto previsto dall’articolo 55 del Codice del Terzo Settore. Per quanto riguarda il Comitato, credo che la sua forza non stia nel concetto di “pressione”, ma in qualcosa di più solido e duraturo: la credibilità. Un organismo come questo può incidere realmente se è in grado di rappresentare il territorio in modo serio, strutturato e competente. Se porta dati, proposte concrete, esperienze dirette. Se riesce a costruire un’interlocuzione stabile con le istituzioni, senza logiche di contrapposizione ma anche senza rinunciare al proprio ruolo. Perché nel periodo storico in cui ci troviamo, il punto non è essere contro o a favore. Il punto è essere utili. E un Comitato è utile quando riesce a trasformare i bisogni in proposte, e le proposte in processi. Personalmente, vorrei incidere proprio su questo: contribuire a costruire un modello in cui le decisioni non siano più distanti dalla realtà, ma nascano dentro il territorio. Personalmente credo che le decisioni politiche funzionino davvero solo quando non vengono calate dall’alto, ma costruite insieme. E credo che, se lavoreremo tutti in modo serio e coerente, questo Comitato potrà diventare un punto di riferimento reale. Non solo per le istituzioni, ma soprattutto con e per i cittadini.”

  • Ci dica tre ambiti nei quali vorrebbe fosse impegnata la prossima amministrazione che governerà Aprilia, escludendo la questione morale, che dovrebbe essere propedeutica in ogni ragionamento.

“Credo che oggi Aprilia abbia bisogno, prima di tutto, di una visione. Non di interventi isolati, ma di una direzione chiara, capace di tenere insieme sviluppo, qualità della vita e coesione sociale. Il primo ambito è la pianificazione urbana e la qualità dei servizi. Aprilia è una città che è cresciuta molto, ma spesso senza una programmazione adeguata. Questo oggi si traduce in criticità evidenti: mobilità, manutenzione, distribuzione dei servizi, spazi pubblici non sempre pensati per essere realmente vissuti. Serve un cambio di approccio, passare da una gestione frammentata a una progettazione integrata, che metta al centro la persona e il modo in cui vive la città ogni giorno, costruendo una città più smart, più comoda e realmente accessibile per tutti. Il secondo ambito è il lavoro e lo sviluppo territoriale. Una città senza opportunità è una città che perde futuro. Aprilia ha un tessuto produttivo importante, ma va valorizzato e messo in rete. Serve creare connessioni tra imprese, attività commerciali, formazione e territorio, costruire condizioni che permettano a tutti di restare e di scegliere questa città, non di lasciarla per mancanza di possibilità. Dobbiamo iniziare a immaginare e costruire una vera “Aprilia 2.0”: una città che investe sul proprio potenziale, che studia il territorio, che programma lo sviluppo e lo rende sostenibile nel tempo. Il terzo ambito è il welfare e la coesione sociale, in una visione ampia e contemporanea. Non solo sanità, ma servizi sociali, inclusione, sostegno alle fragilità, attenzione alle famiglie, alla disabilità, anche invisibile e a tutte quelle situazioni che troppo spesso restano ai margini. Serve un’amministrazione capace di intercettare i bisogni prima che diventino emergenze, in qualsiasi ambito. In fondo, il punto è questo: Aprilia non ha bisogno di essere tenuta in piedi, ma di crescere davvero. E per farlo non basta amministrare: serve guidare”.

Incidente a Sermoneta, lento miglioramento per il cognato di Chiara Tenore 

Sono incoraggianti le condizioni del cognato di Chiara Tenore, l’uomo di 39 anni elitrasportato a Roma in condizioni molto gravi la sera dell’incidente per le conseguenze dello spaventoso incidente costato la vita alla ragazza di 22 anni. Dall’ospedale Santa Camillo dove l’uomo è ricoverato, fanno sapere che la prognosi resta riservata per la gravità del trauma toracico addominale, ma le sue condizioni sono lentamente migliorate grazie al supporto intensivo. 

Il 39enne è vigile, respira spontaneamente e si relaziona con i familiari. L’uomo era seduto al posto del passeggero, nella Toyota Aygo guidata dalla giovane cognata, quando l’utilitaria, mentre attraversavano l’incrocio tra via Fontana Murata e via della Tecnica nella zona industriale di Sermoneta, era stata centrata in pieno da un camion e sbalzata contro il muro perimetrale di una proprietà all’angolo. A causa dell’impatto la conducente era morta sul colpo, il cognato aveva riportato gravi ferite che avevano richiesto il trasferimento d’urgenza in ospedale a Roma.

Latina, disposta la chiusura di una comunità alloggio anziani per gravi carenze

Un controllo della Asl di Latina ha fatto emergere gravi carenze strutturali e igienico sanitarie all’interno di una casa di riposo per anziani, che ha fatto scattare la chiusura per la struttura. In seguito alla segnalazione che gli ispettori dell’azienda sanitaria locale hanno inoltrato dal Comune di Latina con l’esito dell’ispezione, il Dipartimento Attività Produttive dell’amministrazione municipale ha emesso un’apposita ordinanza per il divieto di prosecuzione dell’attività di comunità alloggio della struttura Villa Sveva di strada Gorgolicino, nella periferia del capoluogo pontino.

I motivi della chiusura sono contenuti nell’ordinanza dirigenziale numero 110 con la quale il Comune ha disposto la chiusura della casa di riposo, che cita quanto riportato dalla Asl al momento di stilare il verbale di sopralluogo. 

Numerose le carenze rilevate a partire dal mancato abbattimento delle barriere architettoniche, sia all’interno che all’esterno della struttura, e la presenza di due operatori a fronte di nove ospiti, dei quali quattro non autonomi. Inoltre gli ispettori hanno riscontrato la funzionalità di un solo bagno dei quattro presenti perché uno veniva utilizzato come deposito pannoloni, un altro è sprovvisto di doccia ed acqua calda e un terzo è ad uso esclusivo del personale, ma hanno anche riscontrato che nella struttura “persisteva un forte odore nauseabondo presumibilmente di urina”, “la pavimentazione interna risultava essere collosa”, “alcuni materassi risultavano essere rotti, macchiati e maleodoranti”.

Oltretutto la Asl ha contestato la mancata adozione delle “procedure fornite in precedenza per la debellazione della scabbia su materassi, divani, poltrone, ecc.” tenendo conto della presenza di tre ospiti sono ancora in trattamento per la scabbia. Diverse anche le irregolarità relative alle carenze strutturali: gli infissi ed alcuni arredi risultavano logori e/o vetusti, il maniglione antipanico del bagno dedicato agli ospiti è assente e la serratura risulta non funzionante correttamente, la pavimentazione esterna risultava essere dissestata in più punti, alcuni gradini avevano ceduto e risultavano essere rotti in più punti, in più punti della parte esterna della struttura erano presenti accatastamenti di arredi e oggetti dismessi, la discesa che porta al seminterrato risultava essere pericolosa per gli ospiti a causa del pavimento sdrucciolevole.

Latina, guida in stato di ebbrezza: denunciato un 20enne

Questa notte, a Latina, i Carabinieri della Sezione Radiomobile hanno effettuato un controllo alla circolazione stradale.

L’attività rientra nei servizi di prevenzione sul territorio.

Fermato alla guida

Durante il servizio, i militari hanno fermato un giovane di 20 anni del posto alla guida del proprio veicolo.

Tasso alcolemico oltre i limiti

Il conducente è stato sottoposto ad accertamenti alcolemici.

L’esito ha evidenziato un tasso alcolemico superiore al limite consentito.

Denuncia e ritiro della patente

Per questo motivo, i Carabinieri hanno proceduto a denunciare il giovane in stato di libertà per guida in stato di ebbrezza alcolica.

Contestualmente è stato disposto il ritiro della patente di guida.

Sezze, evade dai domiciliari e viene trovato a Sabaudia: arrestato un 43enne

Nella giornata di ieri, a Sezze, i Carabinieri della Stazione locale hanno arrestato in flagranza di reato un uomo di 43 anni del posto.

L’uomo era già sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari per i reati di maltrattamenti in famiglia.

Non era in casa durante il controllo

Durante un servizio di controllo del territorio, i militari si sono recati presso l’abitazione dell’indagato per una verifica.

L’uomo però non si trovava in casa.

Rintracciato a Sabaudia

A seguito delle ricerche, il 43enne è stato rintracciato nel Comune di Sabaudia.

Si era allontanato dalla propria abitazione senza alcuna autorizzazione.

Arresto per evasione

Alla luce dei fatti, i Carabinieri hanno proceduto all’arresto per evasione.

Su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, l’uomo è stato trattenuto presso le camere di sicurezza della Stazione di Latina.

In attesa dell’udienza

L’arrestato resta in attesa dell’udienza di convalida con rito direttissimo, prevista nella giornata odierna.

Ponza, abusi edilizi a Dragonara: denunciati proprietario e direttore dei lavori

Nei giorni scorsi, a Ponza, i militari del Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale Agroalimentare e Forestale di Latina hanno effettuato un controllo del territorio.

L’attività si è concentrata in località Dragonara.

Interventi edilizi senza titoli completi

Durante le verifiche è stata accertata la realizzazione di interventi edilizi in assenza di titoli autorizzativi completi.

I lavori riguardavano l’ampliamento di un edificio preesistente, articolato su tre livelli.

I lavori realizzati

Nel dettaglio, sul lastrico solare era in corso la realizzazione di un locale tecnico in muratura e legno, delle dimensioni di 5,20 metri per 2,20 metri e altezza non superiore a 2,50 metri.

La struttura era destinata a uso locale caldaia e deposito idrico.

Autorizzazioni mancanti

Dalla verifica documentale è emerso che i lavori risultavano supportati da SCIA e autorizzazione paesaggistica.

Tuttavia, non erano state richieste la valutazione d’incidenza (VINCA) né l’autorizzazione sismica.

Denunciati proprietario e direttore lavori

Al termine degli accertamenti, i militari hanno denunciato in stato di libertà il proprietario e committente dei lavori e il direttore dei lavori.

Tutela del paesaggio

La tutela del paesaggio, anche rurale, è un principio sancito dall’articolo 9 della Costituzione, che riconosce il paesaggio come valore identitario del territorio nazionale.

Da Scauri a Latina, maxi operazione della Guardia Costiera

Controlli serrati lungo il litorale pontino in vista della Pasqua. La Guardia Costiera ha intensificato le verifiche su tutta la filiera ittica, con un’attenzione particolare alle aree costiere della provincia di Latina, da Scauri fino al capoluogo.

L’operazione ha portato al sequestro di oltre 350 chili di prodotto ittico e a sanzioni per circa 35mila euro. Tra gli interventi più rilevanti, quello effettuato proprio a Scauri, dove sono stati individuati e sequestrati oltre due chilometri di reti da pesca detenute illegalmente da pescatori non professionisti.

Non solo mare. I controlli si sono estesi anche alle mense scolastiche del territorio pontino: su diversi centri ispezionati, solo uno in provincia di Latina ha evidenziato criticità, con il sequestro di pesce privo di tracciabilità.

Nel mirino anche ristoranti e attività commerciali lungo la costa. Tra i casi più significativi, il ritrovamento di oltre 20 chili di prodotti non tracciati in un locale del litorale, con conseguente sequestro e sanzioni.

Un’azione capillare che ha interessato porti, mercati e punti vendita, con l’obiettivo di garantire sicurezza alimentare e contrastare la pesca illegale proprio in un periodo di maggiore consumo.