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Eccellenza – Il Terracina brinda alla salvezza: missione compiuta con due turni d’anticipo

La corsa salvezza si chiude con un sospiro di sollievo per il Terracina Calcio 1925, che può festeggiare la permanenza nel campionato di Eccellenza girone B con due giornate ancora da disputare. A risultare determinanti sono stati i verdetti maturati sugli altri campi, che hanno reso incolmabile il distacco dalle zone pericolose.

Una permanenza conquistata al termine di una stagione complicata, fatta di momenti difficili e di un lungo periodo vissuto a ridosso della zona playout. Emblematico, in tal senso, l’ultimo turno: la sconfitta sul campo del Ferentino — squadra che non trovava il successo da settimane — non ha compromesso l’obiettivo, ormai raggiunto grazie all’incastro favorevole dei risultati.

Determinazione e fiducia hanno fatto la differenza in un’annata in salita. La società, guidata dal presidente David Franco e dal vicepresidente Federico Montebugnoli, ha portato avanti un progetto importante, riuscendo a garantire continuità al calcio cittadino dopo la retrocessione dalla Serie D.

Decisivo, nella seconda parte di stagione, l’innesto del nuovo assetto tecnico-dirigenziale. L’arrivo del direttore sportivo Filippo Di Marco, del tecnico Mauro Pernarella e del direttore generale Emanuele Germano, insieme al lavoro costante del team manager Daniele Sacchetti, ha dato nuova linfa a un gruppo che sembrava in difficoltà. Da lì è iniziata la risalita, che ha permesso al Terracina di tirarsi fuori da una situazione complicata, segnata da una lunga serie di risultati negativi.

Come riporta Tuttocalciopontino, lo stesso direttore sportivo Filippo Di Marco ha sottolineato l’importanza del traguardo raggiunto: “A due giornate dalla fine siamo riusciti a centrare la salvezza che ci eravamo prefissati al mio arrivo. Non è stato semplice, abbiamo affrontato tante difficoltà”.

Il dirigente ha poi evidenziato il ruolo determinante dello staff tecnico: “L’esperienza di mister Pernarella e del gruppo di lavoro è stata fondamentale per cambiare rotta e raggiungere l’obiettivo”.

Nel suo intervento, Di Marco ha voluto anche riconoscere il contributo di chi aveva guidato la squadra nella prima parte della stagione: “Va dato merito anche al lavoro svolto in precedenza, che ha rappresentato una base importante”.

Infine, uno sguardo al futuro, senza dimenticare il percorso fatto: “Questa salvezza deve essere un punto di partenza per costruire qualcosa di solido nel tempo, puntando anche sul settore giovanile e su una programmazione seria”.

Archiviato l’obiettivo stagionale, il Terracina si prepara ora a chiudere il campionato onorando le ultime due gare, con l’attenzione già rivolta alla prossima stagione.

Pontinia, truffa con app bancaria: sottratti oltre 28mila euro, tre denunciati

I Carabinieri della Stazione di Pontinia hanno denunciato in stato di libertà tre persone, due donne di 55 e 51 anni e un uomo di 39 anni, tutti residenti in Campania, ritenuti presunti responsabili dei reati di truffa e frode informatica.

Il raggiro con la falsa app

L’indagine è scaturita dalla querela presentata da un 53enne del posto, vittima di una truffa.

Secondo quanto ricostruito, lo scorso 28 gennaio l’uomo sarebbe stato contattato telefonicamente da un soggetto che, fingendosi operatore del proprio istituto di credito, lo ha convinto a scaricare un’applicazione tramite link, apparentemente necessaria per la gestione del conto corrente.

Quattro bonifici fraudolenti

Successivamente, la vittima si è accorta che erano stati disposti da remoto quattro bonifici fraudolenti, per un importo complessivo di 28.650 euro.

Le indagini dei Carabinieri

Le indagini hanno permesso di ricostruire la dinamica dei fatti e di risalire ai presunti responsabili attraverso l’analisi della documentazione bancaria, relativa alla titolarità effettiva di tre conti correnti utilizzati per il reato, e grazie al supporto delle Stazioni dell’Arma competenti sul territorio.

“Aprilia Anno Zero”: il territorio tra presente e futuro secondo Claudio Frollano – L’INTERVISTA

Claudio Frollano è nato a Monteleone d’Orvieto, in provincia di Terni, nel 1955 ed è un apriliano d’azione. Ha studiato da perito chimico ed ha lavorato per quaranta anni, ininterrottamente, nella stessa azienda, una multinazionale dove ha ricoperto diversi ruoli di responsabilità: impianti di fabbricazione e confezionamento per beni di largo consumo, gestione del processo chimico e coordinamento e formazione del personale.
Dopo la pensione, anziché riposarsi, ha iniziato a dedicarsi agli altri, a fare volontariato, mettendo a disposizione le proprie conoscenza e la propria professionalità per portare un contributo alla sua città, in un settore molto particolare che è quello della sanità.
Claudio ha deciso di mettersi al servizio degli altri con il Tribunale dei Diritti del Malato, un servizio istituito nel 1980 dall’associazione Cittadinanzattiva, che opera sotto forma di rete inserita nel sistema sanitario e socio assistenziale e che ad Aprilia ha avuto come promotore nella seconda metà degli anni Novanta, Rosario Puglia.

Per Frollano l’esperienza con il Tribunale dei Diritti del Malato è stato un modo per offrire consulenza ed assistenza agli apriliani privati di un servizio sanitario pubblico adeguato, non solo per denunciare i casi di malasanità, le lunghe liste di attesa e carenza che pure costituiscono l’altra faccia della medaglia del sistema che conta anche tanti professionisti che svolgono con grande dedizione e premura la propria missione.
Lavorare al Tribunale dei Diritti del Malato, insomma, è stato come entrare in un mondo meraviglioso che gli ha consentito di stare sul campo, accanto ai cittadini, anche nei momenti difficili come il periodo del Covid.

Claudio ha tre figli, tutti residenti all’estero da anni, ai quali egli fa spesso visita, dividendosi tra Londra e Francoforte.

  • Quale sensazione ha provato successivamente alla notizia dell’inchiesta che ha portato allo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose? E, soprattutto, nell’apprendere che, probabilmente, la politica locale è stata maggiormente presa da altro, piuttosto che dai problemi dei cittadini? Naturalmente tutto ciò, qualora fossero confermate le accuse che sono state rivolte alla politica locale.


“Credo di aver provato lo stesso sentimento diffuso tra i cittadini, una profonda delusione. Una grande opportunità per la nostra città è stata perduta. L’intera comunità ne esce sconfitta e tradita da una classe politica dimostratasi impreparata e opportunista, che ha anteposto interessi privati al bene collettivo. Ciò è avvenuto in un momento storico irripetibile, con l’arrivo di ingenti fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, il PNRR, che avrebbero consentito la realizzazione di progetti strategici e attesi da anni. Le aspettative della città erano legittimamente alte. Lo scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose rappresenta una grave mortificazione per tutti. Il Comune è l’istituzione che rappresenta i cittadini, attraverso persone elette sulla base di un rapporto di fiducia. Quella fiducia, dopo i fatti che sono avvenuti e di cui abbiamo appreso la portata, è stata tradita”.

Cosa le ha trasmesso, in questi undici anni, l’esperienza alla guida del Tribunale dei Diritti del Malato? Cosa vuol dire stare a contatto con tanti cittadini e vivere, anche attraverso le loro storie, le carenze del sistema sanitario apriliano?

“In questi anni il contatto quotidiano con i cittadini mi ha mostrato due facce della stessa realtà: la fragilità e la forza. Dal punto di vista umano, ho toccato con mano quanto siamo fragili e bisognosi di attenzione. Non solo sanitaria. Ho incontrato soprattutto persone anziane, spesso sole, disorientate davanti a un sistema sanitario complesso, appesantito dalla burocrazia e con risorse territoriali insufficienti. L’accesso alle prestazioni è critico: visite specialistiche e diagnostica strumentale sono troppo spesso disponibili solo fuori dal Comune di Aprilia. Poche le patologie con reale presa in carico da parte della sanità pubblica territoriale. Troppe le persone con risorse economiche limitate che faticano anche solo a raggiungere i presidi sanitari nei Comuni vicini. Questo genera una profonda tristezza, ma anche la determinazione a portare all’attenzione delle amministrazioni competenti — Comunali, Regionali e ASL — le carenze e le necessità reali del territorio. Chi vive ogni giorno sul campo può indicare soluzioni concrete, propedeutiche a risolvere i problemi che i cittadini incontrano quando devono curarsi. Ad oggi l’offerta del servizio sanitario pubblico ad Aprilia resta molto limitata: poche branche specialistiche e assenza di diagnostica strumentale come radiologia, RMN, TAC ed ecografie”.

  • Quali fasce di età e per quali patologie soffrono maggiormente la carenza di strutture sanitarie pubbliche?

“Se la sofferenza fosse legata solo alla fascia di età, sarebbe più semplice affrontarla. Purtroppo la malattia e il disagio sociale non hanno età. Oggi anche la domanda di supporto psicologico è trasversale: andare dallo psicologo è diventato frequente quanto praticare uno sport. Eppure i giovanissimi si scontrano con liste d’attesa lunghissime per la prima visita e per l’eventuale presa in carico nei percorsi del Servizio Tutela Salute Mentale e Riabilitazione dell’Età Evolutiva, TSMREE, ovvero il servizio di neuropsichiatria infantile. La criticità maggiore però riguarda gli adulti con patologie croniche: cardiopatie, patologie respiratorie, diabete, demenze e disturbi psichiatrici. Viviamo più a lungo, è vero, ma non sempre in salute. La stella polare della sanità pubblica deve essere la presa in carico territoriale di questi pazienti cronici, garantendo continuità di cura con controlli regolari nelle strutture locali. Credetemi, questo farebbe bene a tutti: alla salute dei cittadini e al contenimento dei costi del Servizio Sanitario Nazionale”.

  • Cosa manca ad Aprilia per essere una città normale?

“Se per normale intendiamo una città a misura d’uomo, allora ad Aprilia manca molto. Mancano strade senza buche, giardini pubblici curati, marciapiedi sicuri e accessibili. Mancano spazi dove i ragazzi possano allenarsi all’aperto: atletica, calcio, sport di base. In alcune aree, anche centrali, in determinati periodi dell’anno l’aria diventa irrespirabile. Pesa anche uno scarso senso civico verso il bene comune. Come cittadini non contribuiamo abbastanza a mantenere la città pulita. Su questo serve un’assunzione di responsabilità collettiva. Per poter definire Aprilia una città normale, c’è ancora molto lavoro da fare”.

  • Realisticamente, al di là dei proclami che la politica puntualmente rivolge ai suoi elettori, cosa e quanto è possibile realizzare dal punto di vista sanitario ad Aprilia?

“La politica locale fa spesso proclami senza conoscere l’offerta sanitaria territoriale. Questo è un problema. Una città di quasi 80.000 abitanti non è mai riuscita a esprimere un rappresentante politico a livello regionale o parlamentare che portasse con forza, nei luoghi dove si struttura il processo assistenziale, le nostre criticità e le nostre necessità. Il risultato è una sanità territoriale quasi dimenticata: pochissime branche specialistiche e spazi limitati. Riponiamo molta speranza nella Casa di Comunità che inaugureremo a breve. Se sarà pienamente funzionante e dotata delle risorse previste, non sarà una svolta definitiva ma un aiuto concreto per iniziare a parlare davvero di offerta sanitaria territoriale. Per parlare di sviluppo futuro serve però creare nuovi spazi. È il caso del progetto per la costruzione della terza ala. Attualmente, con circa 400 metri quadrati sottratti alla struttura per implementare la COT, Centrale Operativa Territoriale, e per attivare la Casa di Comunità, non restano quasi più ambulatori disponibili da dedicare agli specialisti di cui c’è ancora bisogno. Tutto diventa possibile solamente lì dove c’è la volontà. La risposta ‘non ci sono le risorse’ o ‘i bandi vanno deserti’ è troppo facile e superata. È sotto gli occhi di tutti che il personale sanitario lascia il pubblico per il privato, dove viene meglio retribuito. Il nodo è politico e organizzativo, non solo economico. Solo negli ultimi quattro mesi quattro specialisti hanno lasciato il presidio territoriale e non sono ancora stati rimpiazzati”.

  • Cosa si augura per Aprilia e quali temi, tre al massimo esclusa la legalità, che dovrebbe costituire la base di partenza di qualsiasi ragionamento passato, presente e futuro, cosa suggerirebbe ai futuri amministratori?

“Per la città di Aprilia mi auguro per il futuro una maggiore partecipazione da parte dei giovani alla vita politica della città. Auspico un’amministrazione dove gli incarichi vengono assegnati per la competenza, che sia capace di ascoltare e di coinvolgere tutti cittadini e le associazioni; tutte queste risorse andrebbero utilizzate per analizzare e conoscere a fondo le problematiche del territorio per, poi, individuare le risposte concrete e risolutive. Esclusa la legalità, che resta il presupposto di tutto, i tre temi prioritari da suggerire ai futuri amministratori sono: salute, ambiente e stato sociale”.

29enne ucciso a coltellate, il cadavere scoperto vicino ad un uomo ferito: è giallo

Un giovane senegalese di 29 anni è stato ucciso a coltellate nella notte a Ravenna. Il corpo senza vita della vittima è stato rinvenuto in via Antico Squero, nel quartiere Darsena. Uno dei fendenti lo ha raggiunto al collo, causando la morte.

Nella stessa area è stato trovato anche un 36enne originario del Mali ferito da un’arma da taglio. L’uomo è stato soccorso e portato in ospedale per le cure del caso.

I carabinieri sono intervenuti sul luogo del ritrovamento del cadavere e stanno tentando di ricostruire l’accaduto. Insieme ai militari dell’Arma sono al lavoro anche polizia e guardia di finanza. La via è stata chiusa per agevolare i rilievi degli inquirenti.

Le indagini sono in corso per cercare di capire le dinamiche dell’omicidio e individuare i responsabili nonché se i due episodi sono collegati tra loro.

Aprilia, tenta furto in un negozio: arrestato 41enne dai Carabinieri

I Carabinieri della Sezione Radiomobile del Reparto Territoriale di Aprilia hanno arrestato in flagranza di reato un cittadino romeno di 41 anni, senza fissa dimora e già noto alle forze di polizia, ritenuto responsabile di tentato furto.

L’intervento nel negozio

L’intervento è scattato a seguito di una segnalazione al 112 N.U.E., che ha portato i militari presso un esercizio commerciale dove il personale addetto alla vigilanza aveva già bloccato l’uomo.

Il 41enne era stato sorpreso mentre tentava di allontanarsi con merce per un valore superiore a 1.500 euro.

Refurtiva recuperata

La refurtiva è stata interamente recuperata e restituita al legittimo proprietario.

In attesa del rito direttissimo

Al termine delle formalità di rito, l’arrestato è stato tradotto presso le camere di sicurezza del Reparto Territoriale di Aprilia, in attesa della convalida dell’arresto con rito direttissimo, prevista nella mattinata odierna.

Malattia di Chagas: nel mondo 10mila morti l’anno, se non diagnosticata può portare alla morte

La malattia di Chagas è una patologia infettiva causata dal protozoo Trypanosoma cruzi, provoca 10mila morti l’anno, con otto milioni di persone che vivono con l’infezione nel mondo e oltre 100 milioni che sono a rischio. Lo ricorda l’Oms, che il 14 aprile ha celebrato la giornata mondiale dedicata alla lotta a questa malattia, che quest’anno mette al centro dell’attenzione il ruolo delle donne nella malattia.

Definita come una “malattia tropicale negletta”, la malattia di Chagas è strettamente legata a contesti di vulnerabilità sociale: se non diagnosticata e curata tempestivamente, può diventare letale. Sebbene sia originaria delle zone rurali di 21 paesi dell’America Latina, dove si trasmette principalmente tramite l’insetto vettore, la malattia ha oggi una portata globale. A causa dei cambiamenti ambientali e delle migrazioni, il Chagas è presente in 44 paesi, inclusi Stati Uniti ed Europa, spostandosi progressivamente verso i centri urbani.

“Per troppo tempo – scrive l’Oms -, le donne sono state trascurate e ingiustamente stigmatizzate come “fonte di infezione” per la malattia di Chagas congenita, incolpate di trasmettere il parassita ai propri figli. La realtà è ben diversa. La stragrande maggioranza delle donne affette dalla malattia di Chagas è stata infettata nello stesso modo dei familiari e dei vicini: ad esempio, tramite la trasmissione da parte di un vettore, o consumando cibo o bevande contaminati. Non sono la fonte del problema, ma sono tra i milioni di vittime dimenticate”.

Nonostante ciò, prosegue l’Organizzazione, le ragazze e le donne in età fertile sono state sistematicamente trascurate. Si trovano ad affrontare una mancanza di informazioni, educazione e consapevolezza, unitamente a un accesso limitato alla diagnosi e al trattamento. Questo le espone al rischio di sviluppare cardiomiopatia e di affrontare una gravidanza ad alto rischio, o di trasmettere l’infezione ai propri figli. Inoltre, ricevono un supporto insufficiente per il ruolo fondamentale che svolgono nella prevenzione e nel controllo della malattia di Chagas a livello familiare, domestico e comunitario. Le conseguenze sono gravi: fino a un terzo delle donne con infezione da T. cruzi svilupperà alterazioni cardiache che possono portare a cardiomiopatia, trasformando la gravidanza in un evento ad alto rischio sia per la madre che per il bambino.

Al centro dell’edizione 2026 c’è quindi una visione nuova: superare la lettura riduttiva della donna come semplice veicolo di trasmissione congenita per riconoscerne il ruolo pieno nella salute pubblica. Una prospettiva che intreccia medicina, diritti e giustizia sociale, e che punta a ridefinire le politiche sanitarie in un contesto sempre più globale e interconnesso.

Nelle linee guida Iss le indicazioni per lo screening in gravidanza

Quando viene trasmessa dalla madre al bambino durante la gravidanza o il parto la Malattia di Chagas congenita è spesso asintomatica ma, nel 10%-40% dei casi, può manifestarsi con basso peso alla nascita e prematurità, oltre a gravi sequele cardiologiche, gastrointestinali e neurologiche e una letalità del 2-14%. La malattia è oggetto anche di uno degli ultimi aggiornamenti delle linee guida sulla gravidanza elaborate dal Sistema Nazionale Linee Guida dell’Iss.

Alla luce delle evidenze disponibili, l’aggiornamento della linea guida raccomanda di offrire lo screening sierologico dell’infezione da Trypanosoma cruzi durante la prima visita prenatale alle donne in gravidanza a rischio di infezione, cioè quelle nate o che hanno risieduto per più di sei mesi nei Paesi endemici. Se non eseguito durante la gravidanza, lo screening deve essere offerto al momento del parto. Inoltre, al termine della gravidanza e/o dell’allattamento il trattamento antiparassitario deve essere offerto a tutte le donne risultate positive allo screening, previa valutazione presso un centro di riferimento per la gestione delle malattie infettive. – Fonte ISS.

Priverno, truffa delle case vacanze: denunciato un 32enne

I Carabinieri della Stazione di Priverno hanno denunciato in stato di libertà un uomo di 32 anni, residente in provincia di Napoli e già noto alle forze di polizia, ritenuto responsabile del reato di truffa.

La falsa inserzione online

L’indagine è scaturita dalla querela presentata da una 23enne del posto, che aveva segnalato di essere stata vittima di una frode online.

La giovane aveva infatti concordato l’affitto di una casa vacanze a Roccaraso, pubblicizzata tramite una falsa inserzione su una nota piattaforma social, effettuando un bonifico di 150 euro per la prenotazione.

Immobile inesistente

Gli accertamenti svolti dai militari hanno consentito di identificare il presunto responsabile e di verificare che l’offerta si riferiva a un immobile inesistente.

Indagini preliminari

Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e per l’indagato vale il principio di non colpevolezza sino alla sentenza definitiva, ai sensi dell’articolo 27 della Costituzione.

Latina: si è pentito Vincenzo Palaia, ha iniziato a collaborare con la giustizia

Un altro criminale pontino ha voltato le spalle alla malavita scegliendo la strada della collaborazione con la giustizia. Si tratta di Vincenzo Palaia, latinense di 45 anni con un passato di rapine alle spalle, condannato a fine ottobre alla pena di sei anni di reclusione per l’ultimo arresto, quello di maggio, quando era stato sorpreso dai carabinieri di Aprilia con una pistola carica in auto, un’arma di provenienza illecita.

La collaborazione di Palaia è iniziata da poco, ma nel frattempo è stato trasferito in un carcere di alta sicurezza e ha iniziato a rendere dichiarazioni ai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, nell’ambito dei sei mesi che ha a disposizione per riferite tutti gli episodi e le circostanze di valenza penale che ha vissuto direttamente oppure ha appreso da altre persone.

Vincenzo Palaia non può essere ritenuto un personaggio di primo piano della criminalità latinense e soprattutto ha trascorso in carcere buona parte degli ultimi anni, essendo stato arrestato più volte per rapina dopo brevi periodi di libertà, ma ha frequentato diversi sodalizi criminali attivi nel capoluogo pontino e in dietro le sbarre potrebbe comunque avere raccolto le confidenze di altri detenuti.

E soprattutto la sua collaborazione può rappresentare, per i magistrati, uno strumento per sostenere l’appello del processo Reset sul gruppo capeggiato dai fratelli Angelo e Salvatore Travali e da Costantino Di Silvio detto Cha Cha, dedito al traffico di droga e alle estorsioni, che in primo grado ha fatto registrare numerose assoluzioni tra i fiancheggiatori.

Uno dei collaboratori di giustizia chiamati in causa dal pubblico ministero in quel procedimento, vale a dire Andrea Pradissitto, aveva infatti rivelato circostanze apprese proprio in carcere da Palaia, ma quest’ultimo, chiamato a testimoniare in aula proprio nell’ambito del processo Reset, aveva negato tutto, screditando le rivelazioni del collaboratore di giustizia agli occhi dei giudici del collegio penale.

Tant’è vero che la Dda di Roma, presentando ricorso in Corte d’Appello contro la sentenza di primo grado, prima ancora che Palaia iniziasse a collaborare, aveva contestato l’eccessivo credito attribuito alla sua testimonianza, palesemente condizionata dall’astio nei confronti del pentito Pradissitto.

A questo punto, quindi, il suo passaggio dalla parte della giustizia può ribaltare tutto, oltre a fornire nuovi spunti investigativi su altre vicende e dinamiche criminali.

Fondi, Carnevale punta sul dialogo: “Il programma nasce dall’ascolto dei cittadini”

Più incontri, meno slogan. È la linea scelta da Vincenzo Carnevale, candidato sindaco a Fondi, che nelle ultime settimane sta costruendo il proprio programma elettorale partendo dal confronto diretto con il territorio.

Sostenuto da Forza Italia e da diverse liste civiche, Carnevale – già vicesindaco e assessore uscente – sta portando avanti una campagna fatta di incontri con cittadini, associazioni e operatori locali, tra piazze, quartieri e momenti di aggregazione.

L’obiettivo dichiarato è raccogliere proposte e criticità per trasformarle in azioni concrete. “Serve partire dai bisogni reali – è il senso del messaggio – e costruire insieme le priorità della città”.

Accanto agli appuntamenti dal vivo, spazio anche agli strumenti digitali, con la possibilità per i cittadini di inviare contributi online e partecipare alla definizione del programma.

Un’impostazione che punta a rafforzare il rapporto con la comunità e a coniugare l’esperienza amministrativa con una maggiore apertura al confronto.

Aprilia piange la scomparsa di Silvano De Paolis

Una vita dedicata ai diritti dei cittadini, alla casa, al lavoro e all’ambiente. Se n’è andato la notte scorsa Silvano De Paolis, a distanza di poche settimane dall’ultima manifestazione, organizzata per rivendicare il completamento dell’impianto fognario e il funzionamento del depuratore di via Crati. Ad annunciarlo sono stati i figli questa mattina sulla sua pagina Facebook.


“Noi lo vogliamo ricordare così, sempre presente e in prima linea in tutto quello che faceva – scrivono i figli di Silvano De Paolis, alla guida per decenni del Consorzio La Cogna – ha lottato per rendere migliore questa nostra triste Italia fino all’ultimo giorno. Lo ha fatto per i suoi figli, per la sua grande famiglia e per il senso innato di giustizia che ha sempre avuto, sin da quando organizzò il primo sciopero degli operai a 16 anni”.

“Ha salvato un bosco di 30 ettari dalla devastazione degli speculatori edilizi negli anni 70, quando gli ambientalisti erano una piccola minoranza – aggiungono i figli – la sua è una perdita che lascia un vuoto immenso, ma il suo esempio e la sua storia rimarranno per sempre dentro di noi”.

Silvano De Paolis era originario di Roma. A piangerne la scomparsa sono stati anche i suoi amici della sezione PD Marconi Porto Fluviale e dove, dicono nel messaggio di cordoglio pubblicato sulla pagina del partito “non c’è stato un momento in cui non sia stato presente e partecipe per portare il suo contributo appassionato”.

“Con lui – recita il messaggio del Partito Democratico- se ne va un pezzo di storia del quartiere Marconi e delle tante battaglie fatte a Roma e nella borgata di Aprilia. Una certezza nelle nostre vite, un combattente, un amico generoso che ci lascia il grande insegnamento della sua vita e della sua storia politica”.