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‘Midnight Mass’: l’orrore latente nel sermone oscuro di Mike Flanagan. Tra colpa, fede e redenzione

La miniserie Midnight Mass (2021), ideata e diretta da Mike Flanagan – autore anche della serie ‘La caduta della casa degli Usher’ -, si distingue nel panorama seriale contemporaneo per una costruzione narrativa di rara densità, capace di fondere riflessione filosofica, tensione morale e suggestioni gotiche in un impianto rigoroso e profondamente autoriale.

Se nella sua superficie si presenta come un racconto horror ambientato in una comunità isolata, nel suo nucleo più autentico si rivela un’indagine stratificata sulla fede, sulla colpa e sul bisogno umano di credere — anche a costo dell’autoinganno.

Trama

Nella decadente Crockett Island, comunità sospesa tra isolamento geografico e stagnazione esistenziale, il ritorno di Riley Flynn coincide con l’arrivo di Padre Paul Hill, figura carismatica destinata a ridefinire gli equilibri spirituali del luogo. Eventi apparentemente prodigiosi iniziano a verificarsi, risvegliando una fede sopita e trasformando la vita degli abitanti, fino a condurli verso esiti sempre più ambigui e perturbanti.

Regia: un’estetica della contemplazione

Flanagan costruisce una regia che rifugge ogni spettacolarizzazione immediata per privilegiare una grammatica visiva lenta, riflessiva, quasi liturgica. I lunghi piani sequenza e i monologhi dilatati non sono meri virtuosismi, ma dispositivi drammaturgici funzionali a immergere lo spettatore in una dimensione sospesa, dove il tempo diventa esperienza emotiva.

La macchina da presa insiste sui volti, ne scruta le micro-espressioni, trasformando ogni dialogo in una sorta di confessione. Il risultato è una regia che non impone, ma accompagna, lasciando emergere progressivamente il sottotesto.

Sceneggiatura: tra sermone e tragedia esistenziale

La scrittura rappresenta il cuore pulsante della serie. Flanagan intreccia teologia, filosofia morale ed esistenzialismo attraverso dialoghi che assumono spesso la forma di veri e propri sermoni. Tuttavia, ciò che potrebbe risultare ridondante viene salvato dalla profondità psicologica dei personaggi e dalla coerenza tematica.

La narrazione rifiuta ogni semplificazione: il bene e il male non sono categorie assolute, ma zone di tensione che attraversano ogni individuo. Il concetto di miracolo, in particolare, viene sottoposto a una continua ridefinizione, oscillando tra fede autentica e pericolosa suggestione collettiva.

Fotografia e spazio: il chiaroscuro della fede

La fotografia si configura come un’estensione visiva del conflitto morale. Toni freddi, luce naturale e un uso insistito del buio costruiscono un’atmosfera in cui il sacro e il perturbante coesistono.

Gli interni — in particolare la chiesa — assumono una valenza simbolica: luogo di raccoglimento ma anche di tensione latente, dove la luce delle candele diventa metafora fragile di una fede che rischia continuamente di spegnersi o di deformarsi.

Soundtrack: liturgia e inquietudine

La componente sonora privilegia un minimalismo calibrato, lasciando che siano gli inni religiosi e i canti corali a dominare la scena. La musica liturgica diventa così elemento narrativo, contribuendo a costruire una dimensione sacrale che progressivamente si incrina.

Il passaggio dall’armonia alla dissonanza è sottile ma costante, accompagnando la trasformazione della comunità e amplificando il senso di inquietudine.

Personaggi e interpretazioni: un coro tragico di straordinaria intensità

Uno degli aspetti più rilevanti di Midnight Mass è la costruzione dei personaggi, sostenuta da interpretazioni di altissimo livello, capaci di restituire tutta la complessità morale e psicologica della scrittura.

Riley Flynn (Zach Gilford)
Figura centrale e punto di accesso per lo spettatore, Riley è un personaggio segnato da un trauma che ne ha ridefinito il rapporto con la fede e con la vita stessa. Gilford offre un’interpretazione sottrattiva, costruita su silenzi, sguardi e un costante senso di colpa trattenuto. La sua performance è misurata ma profondamente incisiva, capace di rendere tangibile il conflitto tra razionalità e bisogno di redenzione.

Padre Paul Hill (Hamish Linklater)
Probabilmente la prova attoriale più sorprendente della serie. Linklater costruisce un personaggio carismatico e ambiguo, alternando fervore religioso e inquietudine sottile. La sua interpretazione è stratificata: ogni sermone è attraversato da una tensione interna che lascia intravedere crepe sempre più evidenti. Il suo controllo del ritmo e della parola è magistrale.

Erin Greene (Kate Siegel)
Erin rappresenta una declinazione più intima e dolente della fede. Siegel restituisce un personaggio segnato da perdite profonde con una delicatezza rara, evitando ogni retorica. I suoi monologhi — tra i più intensi della serie — si configurano come momenti di sospensione lirica, in cui il dolore si trasforma in riflessione metafisica.

Bev Keane (Samantha Sloyan)
Figura emblematica e disturbante, Bev incarna il lato più dogmatico e radicale della religione. Sloyan offre un’interpretazione glaciale, costruita su un controllo assoluto del tono e della gestualità. Il suo personaggio non è mai caricaturale: al contrario, la sua convinzione incrollabile lo rende credibile e, proprio per questo, profondamente inquietante.

Lo sceriffo Hassan (Rahul Kohli)
Portatore di uno sguardo esterno e razionale, Hassan rappresenta una prospettiva alternativa sul tema della fede. Kohli interpreta il personaggio con sobrietà e autorevolezza, evitando contrapposizioni semplicistiche. Il suo conflitto interiore, legato all’identità e alla perdita, aggiunge ulteriore profondità al racconto.

Annie Flynn (Kristin Lehman)
Madre di Riley, Annie è forse il personaggio più autenticamente spirituale della serie. Lehman restituisce una fede sincera, non dogmatica, fatta di compassione e accettazione. La sua interpretazione è calda e umana, capace di offrire un contrappunto emotivo fondamentale.

Tematiche: fede, morte e bisogno di significato

Attraverso i suoi personaggi, Midnight Mass esplora la religione come esperienza profondamente ambivalente: forza capace di dare senso alla vita, ma anche strumento di controllo e distorsione.

La morte, presenza costante e ineludibile, diventa il vero fulcro filosofico della narrazione. Ogni personaggio la affronta in modo diverso, rivelando il proprio rapporto con il trascendente e con il vuoto.

Non una ‘semplice’ serie horror

Midnight Mass è un’opera complessa, che richiede uno spettatore attivo, disposto a confrontarsi con tematiche scomode e con una narrazione volutamente dilatata.

La forza della serie risiede nella sua coerenza autoriale: ogni elemento – dalla regia alla scrittura, dalla fotografia alle interpretazioni – contribuisce a costruire un’esperienza immersiva e profondamente riflessiva.

In definitiva, non si tratta semplicemente di una serie horror, ma di un’opera che utilizza il linguaggio del genere per interrogare le grandi questioni dell’esistenza, confermando Mike Flanagan come uno degli autori più interessanti e consapevoli del panorama contemporaneo.

Furti aggravati a Latina, arrestato 74enne: scattano i domiciliari

Nel pomeriggio di ieri i Carabinieri della Stazione di Latina Borgo Sabotino hanno dato esecuzione a un ordine dell’autorità giudiziaria, arrestando un 74enne residente a Latina, già noto alle forze di polizia.

L’intervento è stato effettuato in attuazione di un provvedimento di detenzione domiciliare emesso dal Tribunale di Latina nei confronti dell’uomo.

Condanna definitiva per furti aggravati

Il 74enne è stato riconosciuto colpevole di furti aggravati commessi tra il 2014 e il 2016 nel territorio di Latina.

Per questi reati dovrà scontare una pena di un anno e tre mesi di reclusione, come stabilito dall’autorità giudiziaria.

Ai domiciliari dopo l’arresto

Dopo le formalità di rito, l’uomo è stato accompagnato presso la propria abitazione, dove sconterà la pena in regime di detenzione domiciliare, rimanendo a disposizione dell’autorità giudiziaria mandante.

Uccide la ex moglie e il compagno con una roncola, poi si toglie la vita gettandosi nel vuoto da una torre

Una vicenda drammatica ha sconvolto la comunità di Cossombrato, dove un uomo ha ucciso la ex moglie e il nuovo compagno di lei prima di togliersi la vita. Il responsabile sarebbe un 59enne, originario dell’Albania, come la donna.

Secondo una prima ricostruzione, l’uomo avrebbe aggredito i due con una roncola, un attrezzo che utilizzava abitualmente per il suo lavoro di manutentore del verde pubblico. La donna, con cui aveva avuto una relazione conclusa da tempo, aveva intrapreso una nuova storia sentimentale che lui non accettava. Nonostante diversi tentativi di riavvicinamento, la vittima aveva deciso di proseguire la propria vita senza di lui.

Il primo corpo rinvenuto dai carabinieri è stato proprio quello dell’uomo. Conosciuto in paese con il nome di Arturo, lavorava come addetto ai giardini comunali e aveva accesso alle chiavi della torre del castello. È lì che si è recato subito dopo il duplice omicidio, salendo fino in cima per poi gettarsi nel vuoto.

Solo in un secondo momento, dopo alcune ore di ricerche, i militari hanno individuato i corpi senza vita della donna e del suo compagno in un’area di campagna non lontana dall’ingresso del paese. I due sarebbero stati colpiti ripetutamente con la roncola, in un’aggressione particolarmente violenta.

Sull’accaduto sono in corso le indagini dei carabinieri, che stanno cercando di ricostruire nel dettaglio la dinamica dei fatti e verificare eventuali segnali pregressi che potessero far presagire l’escalation di violenza. La comunità locale, profondamente scossa, si è stretta nel silenzio davanti a una tragedia che lascia sgomento e dolore.

Bimbo di sette anni morto alle terme di Suio, stava festeggiando il compleanno: aperta un’inchiesta

Doveva essere un fine settimana di festa, un regalo di compleanno atteso e desiderato. Si è trasformato invece in un dramma senza fine quello consumatosi ieri, sabato 18 aprile, in uno stabilimento termale di Suio, dove ha perso la vita un bambino di appena 7 anni, Gabriele Ubaldo Petrucci.

Il piccolo, residente a Roma e nato nel 2019, si trovava con i genitori nella struttura, dove la famiglia aveva prenotato alcuni giorni di soggiorno per trascorrere momenti di relax nelle piscine termali. Secondo una prima ricostruzione, ancora al vaglio degli inquirenti, il bambino si sarebbe immerso in acqua senza riuscire più a riemergere. Tra le ipotesi al centro degli accertamenti, quella di un possibile risucchio causato da un bocchettone della piscina, che avrebbe impedito al piccolo di liberarsi.

Immediato il tentativo di soccorso da parte del padre e di altre persone presenti a bordo vasca. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118, che hanno avviato le manovre di rianimazione, purtroppo senza esito. Era stata allertata anche un’eliambulanza, atterrata nelle vicinanze dello stabilimento, con l’obiettivo di trasferire il bambino in una struttura ospedaliera attrezzata della Capitale. Ma ogni tentativo si è rivelato inutile.

Sull’accaduto indagano i Carabinieri della stazione di Castelforte e della Compagnia di Formia, che hanno già ascoltato alcuni testimoni presenti al momento della tragedia. La Procura della Repubblica di Cassino, guidata dal Procuratore Carlo Fucci, ha disposto il sequestro dell’area della piscina e della salma, trasferita presso l’obitorio dell’ospedale “Santa Scolastica”, dove sarà sottoposta ad esame autoptico per chiarire con precisione le cause del decesso.

Gli accertamenti si concentreranno anche sulle condizioni di sicurezza dell’impianto e sul funzionamento del sistema di aspirazione della piscina, per verificare eventuali responsabilità.

La notizia si è diffusa rapidamente tra Suio e Castelforte, suscitando sgomento e dolore. Presso la struttura si sono recati anche rappresentanti dell’amministrazione comunale e una psicologa, per offrire supporto alla famiglia, devastata da una perdita così improvvisa. La famiglia avrebbe dovuto fare rientro a Roma proprio nella giornata di oggi.

Le indagini proseguono per ricostruire con esattezza la dinamica di quanto accaduto e accertare eventuali responsabilità. *Immagine di repertorio.

La sfida vincente di Mounir: da clandestino lavapiatti a ristoratore italiano

“Ero venuto per studiare, sono finito a lavare i piatti nella cucina di un ristorante”. Mounir Chaouch non lo dice, ma le insormontabili difficoltà che un immigrato clandestino incontra per iscriversi ad un qualsiasi corso di laurea universitario in Europa sono state la sua fortuna.

“All’inizio ci ho sofferto molto, e mi sono perfino vergognato della mia ingenuità: come potevo pensare di diventare studente universitario senza avere un permesso di soggiorno? Dalla Tunisia alla Germania, dalla Germania a Roma, il mio girovagare per l’Europa non aveva molto senso in quelle condizioni. Avevo soltanto 21 anni, e non sapevo davvero cosa fare”. 

Come quello di altre migliaia di ragazzi in fuga dall’Africa con l’aspettativa di una collocazione nel luccichio fasullo del cosiddetto occidente civilizzato, il sogno di Mounir ha vacillato immediatamente dopo aver messo piede dall’altra parte del Mediterraneo. “I miei contatti a Roma, esclusivamente compatrioti che si arrangiavano come potevano, non mi offrivano prospettive, così un giorno ho deciso di prendermi un po’ di svago e di andare a San Felice Circeo dove c’era un mio amico che abitava lì da tempo. Volevo una spalla su cui sfogarmi, qualcuno capace di darmi la forza di combattere e che mi convincesse che ce l’avrei fatta, che mi dicesse guarda me, vedi, sono qui e ci voglio restare”.

Erano i primi mesi del 1999 e sono trascorsi ventisette anni da quando Mounir è sceso dall’autobus che lo aveva portato da Roma a San Felice Circeo. Sarebbe dovuto rimanere due o tre giorni, e invece non se n’è più andato. Cercava soltanto un po’ di svago, ha trovato il lavoro. Passeggiando con il suo amico nel centro del paese, i due incontrano Gigino Pagliuca, all’epoca  proprietario del ristorante Il Grottino. “E tu che fai?” Gli aveva chiesto Gigino dopo le presentazioni. ”Cerco un lavoro”, era stata la risposta di Mounir.

“Mi sembri un bravo ragazzo, se davvero vuoi lavorare puoi venire da me a lavare i piatti in cucina, così vediamo cosa sai fare” gli ha detto il ristoratore “Puoi cominciare stasera, il ristorante è quello lì” gli ha detto indicando con la mano “Ci vediamo alle 19, così ti faccio vedere cosa dovrai fare. A dopo”. Quell’incontro è stata la mia fortuna e quell’uomo la mia salvezza, spiega ora Mounir.

“Dal 1999 al 2009 sono sempre stato al Grottino, e quella cucina era  diventata il mio regno. Sgobbavo come un mulo e Gigino apprezzava i miei sforzi. Dopo il primo anno da lavapiatti mi aveva consentito di dare una mano al cuoco: sbucciavo le patate, pulivo le verdure e così ho cominciato a prendere confidenza con le materie prime e con le modalità di preparazione dei cibi. Ero affascinato dal lavoro in cucina, e mi sono accorto già nei primi mesi di attività al Grottino che avevo dirottato sul lavoro tutte le mie energie e le mie speranze, le mie ambizioni e la mia voglia di affermazione. Avevo smesso di pensare all’istruzione, la mia scuola erano i fornelli. Nel 2002 Paolone, il figlio di Gigino che aveva affiancato il  padre nella conduzione del ristorante, volle regolarizzare la mia posizione di immigrato; mi fece un contratto di lavoro e con quello ottenni finalmente  il permesso di soggiorno. Ero al settimo cielo, le cose andavano nel verso giusto. Il destino mi aveva messo sulla strada di quei due benefattori, Gigino e Paolone, che mi hanno insegnato praticamente tutto e ai quali devo tutto. Loro sono stati la mia famiglia e mi hanno fatto sentire a casa, da loro ho acquisito la sicurezza che mi ha permesso di darmi degli obiettivi e di inseguirli: volevo una cucina tutta mia. All’inizio non pensavo di volere un ristorante, ma desideravo il comando di un’intera  brigata di aiutanti, e nella mia testa immaginavo i movimenti di tutti all’interno di una cucina, secondo le mie indicazioni, per essere una squadra efficiente e vincente. Sono rimasto al Grottino fino al 2009, dieci anni interi, poi ho detto a Paolone che volevo mettermi in proprio per aprire un ristorante tutto mio. “Vai – mi ha detto – sei pronto”.

“Nel 2010 ho aperto il mio ristorante a Vigna della Corte. Ho avuto un discreto successo, mi sono fatto conoscere e soprattutto non ho buttato via l’eredità di Gigino e Paolone. Nel 2018 ho ottenuto la cittadinanza italiana e oggi sono un cittadino italiano, i miei tre figli sono italiani. Nel dicembre 2022 mi sono trasferito giù, alla Cona, dove ho aperto Carthage, un ristorante più grande, e soprattutto di mia proprietà. Mia moglie Nesrine lavora con me, le cose vanno bene e non ho ancora smesso di imparare il mestiere. Il mio obiettivo? Diventare un punto di riferimento, come lo sono stati Gigino e Paolone  per la comunità di San Felice e per i turisti che frequentano questo meraviglioso paese che mi ha accolto come un figlio.  Al mio fianco,  per vincere anche questa scommessa, ho Nesrine, mio figlio Zidane, il più grande, Yasmine di 12 anni e Yazid di 14 anni; insieme a loro sono sicuro che non potrò fallire”.

Abbandono rifiuti a Cisterna: impresa denunciata dai Carabinieri Forestali

I Carabinieri Forestali di Cisterna di Latina hanno denunciato il legale rappresentante di un’impresa al termine di una serie di verifiche in materia ambientale effettuate nei giorni scorsi. L’intervento si è concentrato in località via Grotte di Nottola, presso un’attività di produzione e confezionamento di detergenti.

Durante i controlli, i militari hanno accertato una gestione irregolare di parte delle acque reflue, trattate come acque di prima pioggia e convogliate in un impianto di raccolta e depurazione senza le necessarie autorizzazioni.

Rifiuti pericolosi e autorizzazioni mancanti

Gli accertamenti hanno inoltre evidenziato un ulteriore profilo di irregolarità. Il titolare dell’impresa risultava autorizzato per attività come autotrasporto merci, movimento terra e gestione di rifiuti non pericolosi, ma non per il trattamento di rifiuti pericolosi.

Nel piazzale dell’azienda sono stati invece rinvenuti RAEE (rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche), classificati come rifiuti pericolosi e quindi non gestibili in assenza di specifica autorizzazione.

Scatta la denuncia

Alla luce delle violazioni riscontrate, i militari hanno proceduto al deferimento in stato di libertà del legale rappresentante, contestando la gestione delle acque di prima pioggia senza autorizzazione e la gestione illecita di rifiuti pericolosi.

L’attività dei Carabinieri Forestali prosegue con controlli mirati per contrastare i reati ambientali, con un’attenzione particolare alla tutela dell’ecosistema e alla corretta gestione delle acque reflue, sottolineando anche i benefici economici e sociali derivanti dal rispetto delle normative.

Il procedimento è attualmente nella fase delle indagini preliminari e per l’indagato vale il principio di non colpevolezza fino a sentenza definitiva.

Latina, rubano su autobus e usano la carta di credito sottratta: due denunciati

È partito tutto da una denuncia presentata il 15 aprile da una donna di Latina, vittima di un furto avvenuto durante un normale spostamento su un autobus di linea. Da quel momento, i Carabinieri della Stazione di Latina hanno avviato accertamenti mirati per ricostruire quanto accaduto e risalire ai responsabili.

L’indagine si è sviluppata rapidamente, anche grazie all’analisi delle immagini di videosorveglianza, che hanno permesso ai militari di identificare due uomini, poi rintracciati nel territorio pontino.

La dinamica: borsa sottratta e carta utilizzata

Secondo quanto emerso, i due indagati, di 27 e 33 anni e di origine algerina, si sarebbero appropriati della borsa della vittima mentre si trovavano a bordo del mezzo pubblico. Un gesto rapido, consumato tra la folla e la routine quotidiana dei passeggeri.

All’interno della borsa, però, non c’erano solo effetti personali. I due avrebbero infatti rinvenuto una carta di credito, utilizzata poco dopo per effettuare un pagamento in un’attività commerciale della zona.

Le conseguenze: scatta la denuncia

Una volta raccolti gli elementi necessari, i Carabinieri hanno proceduto al deferimento in stato di libertà dei due uomini, ritenuti responsabili di furto in concorso e indebito utilizzo di strumenti di pagamento.

Aprilia, sparo durante una lite: ferito un 28enne

Un colpo d’arma da fuoco al culmine di una lite: è quanto accaduto nella serata di venerdì in una zona periferica di Aprilia. A rimanere ferito è stato un giovane di 28 anni, raggiunto alla gamba sinistra, mentre sul posto sono intervenuti i Carabinieri e la Polizia di Stato.

L’allarme è scattato a seguito di una segnalazione per una discussione accesa. Quando i militari della Sezione Radiomobile del Reparto Territoriale sono arrivati sul posto, insieme agli agenti del Commissariato locale, hanno trovato due uomini, zio e nipote, rispettivamente di 55 e 28 anni.

Il più giovane presentava una ferita riconducibile a un colpo d’arma da fuoco. Le sue condizioni hanno richiesto l’intervento del personale sanitario, che lo ha soccorso sul posto e successivamente trasferito all’ospedale di Latina per le cure del caso.

Dai primi accertamenti, l’episodio sembrerebbe essersi sviluppato all’interno di un contesto familiare, anche se le cause sono ancora al vaglio degli investigatori. Sul luogo della lite è stata rinvenuta una pistola, immediatamente sequestrata per gli approfondimenti tecnici.

Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Latina guidata da Gregorio Capasso, sono in corso per chiarire l’esatta dinamica dei fatti e le responsabilità legate all’accaduto.

Con i piedi impigliati nella palude. Il centenario di Latina? Meglio l’anno zero

Latina Innovation and Science Area, per gli amici e gli addetti ai lavori semplicemente LISA, è il nuovo obiettivo a cui guardare con l’occhio rivolto al futuro prossimo in vista della pioggia di investimenti che le aziende leader del big data intendono scaricare anche da noi in Europa in favore di progetti inerenti l’intelligenza artificiale avanzata e le sue applicazioni nei settori più avanzati  della ricerca e dello sviluppo.

Ne ha parlato con entusiasmo il professor Fabio Massimo Frattale Roscioli, ordinario di Elettrotecnica della Sapienza di Roma e delegato per la facoltà di Ingegneria dell’Informazione  per il Cersites di Latina, facendo leva sullo spirito pionieristico che dalle origini accompagna la città e il territorio di Latina, e proponendo l’idea di giocare la scommessa di LISA in vista dell’appuntamento con il Centenario di Latina del 2032.

Il professor Mascioli è lucido, e non esita a fare l’elenco delle qualità necessarie per affrontare la sfida: visione, coraggio, ambizione, competenza, cultura dell’innovazione, senso della prospettiva planetaria, capacità strategica e tutto ciò che serve per varcare le nuove frontiere delle tecnologia e della scienza.

Un bagaglio con il quale Latina dovrebbe un giorno diventare protagonista dello sbarco nei più sofisticati scenari applicativi dell’intelligenza artificiale. Lo farebbe grazie all’inserimento del nome della città nell’acronimo LISA e grazie alle abilità e alle competenze scientifiche che si alimentano all’interno dell’università La Sapienza.  Una grande sfida per una grande visione, ma anche un’avventura piena di incognite per un territorio e una realtà che stentano a trovare il passo per mettersi sulla strada del minimo sindacale in quanto a sviluppo e progresso intesi come patrimonio socio economico e culturale della città e dell’intera provincia.

Le singole iniziative non mancano, le eccellenze nemmeno, ma sono sempre frutto dell’iniziativa personale di imprenditori illuminati e visionari, mai bagaglio di un territorio che sa fare squadra e guardare avanti. Un territorio che non riesce nemmeno a dialogare con i vicini della Ciociaria e che negli ultimi decenni, più o meno la metà del secolo che si accinge a raggiungere, non ha avuto una guida politica adeguata, forte e capace di mettere giù lo spartito su cui scrivere la storia che inseguiamo a occhi chiusi senza mai incrociarla. Anche il vantaggio di avere in casa  un’università di prestigio come La Sapienza non ha ancora prodotto il risultato di farci eccellere anche soltanto poco fuori dei nostri confini provinciali. Ma pian piano ci avviciniamo alla presa di coscienza, complici la competenza e l’entusiasmo di figure come quella del professor Mascioli, che ci inducono a riflettere su ciò che siamo e ciò che siamo stati. Lo scarto, il giro di boa, è proprio lì, dietro l’angolo, e lo faremo quando avremo finalmente capito che dobbiamo smettere di guardare dalla parte sbagliata, alle nostre spalle. Non sarebbe male cominciare a guardare avanti, a un futuro da protagonisti e non da comparse della storia, magari anche sparigliando il tavolo su cui abbiamo cominciato a giocare la sbiadita partita del Centenario. Dovremmo preparaci a vivere il 2032 come l’anno zero, quello della nuova fondazione di Latina.

Forse è lì che possiamo ritrovarci per cominciare davvero a scrivere la storia di cui abbiamo bisogno. Una storia nuova.

Fondi, piazza piena per l’incontro con Carolina Morace

Una piazza partecipata e un messaggio politico netto: ripartire dai giovani. A Fondi, l’incontro del 17 aprile in piazza della Repubblica con l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle Carolina Morace ha segnato un passaggio significativo nella campagna elettorale, trasformandosi in un momento di confronto che ha unito temi sociali e prospettive amministrative.

Accolta da un pubblico numeroso e attento, Morace ha portato al centro del dibattito il ruolo dello sport come strumento educativo e inclusivo, capace di incidere concretamente nella crescita delle nuove generazioni. Un intervento che ha intrecciato esperienze personali e riflessioni politiche, richiamando l’importanza di investire su modelli di sviluppo più equi e partecipati.

Nel corso della serata, il Movimento 5 Stelle e il candidato sindaco Salvatore Venditti hanno rilanciato con decisione un punto programmatico: mettere i giovani al centro delle politiche locali, non solo a livello simbolico ma attraverso interventi strutturati.

Tra le priorità indicate, la creazione di spazi di aggregazione, il sostegno alle attività sportive e culturali e l’avvio di percorsi capaci di offrire opportunità concrete sul territorio. Un’impostazione che punta a trasformare la partecipazione giovanile in uno degli assi portanti dell’azione amministrativa.