Home Blog Pagina 108

Italia e Tunisia, due culture unite dai prodotti della tavola: datteri, harissa e l’olio

La storia, lo scambio, le contaminazioni, la condivisione e la cultura che il Mediterraneo ha favorito unendo i popoli che affacciano sul mare che ha rappresentato la culla della civiltà antica, sono gli elementi che nel tempo hanno avvicinato Italia e Tunisia fino a fare dell’una lo specchio dell’altra, due nazioni che da sempre si guardano dalle sponde opposte  dello stesso mare.

Di questo e molto altro si è parlato mercoledì scorso nella Sala Sassoli di Palazzo Valentini a Roma durante  l’evento organizzato dal Consolato di Tunisia per promuovere gli scambi culturali con l’Italia partendo dai prodotti iconici dell’alimentazione tunisina: il dattero, la harissa (una squisita salsa piccante rossa) e l’olio extra vergine di oliva.

Porgendo i saluti istituzionali, Tiziana Biolghini, Consigliere delegato alle Pari Opportunità, Politiche Sociali e Cultura di Città Metropolitana Roma Capitale, è entrata subito nel cuore del tema dell’incontro, che è stato quello di esaltare i caratteri di una diversità, quella tra Italia e Tunisia, che trae origine dalle stesse radici, una diversità che è stata vissuta e percepita dai due popoli nel corso dei secoli sempre nel segno del rispetto reciproco e della condivisione. 

Un concetto ripreso dal Console di Tunisia  a Roma Marwen Kablouti, che nel suo intervento ha esordito con un inedito quanto efficace accostamento tra i caratteri del popolo tunisino e i caratteri dei prodotti iconici del Paese: la resilienza dell’ulivo, la vivacità del dattero, il calore della harissa. “Si tratta di tre tesori che appartengono alla nostra cultura – ha spiegato il Console – Tre pilastri della nostra alimentazione, che fanno del cibo un documento storico da esibire, da mostrare come si fa con un biglietto da visita. Fin dai tempi dei romani lo scambio culturale tra Italia e Tunisia è sempre stato intenso, facendoci scoprire quando siamo diversi ma anche quanto siamo uniti dalle stesse radici. Oggi possiamo dire che condividere lo stesso cibo significa condividere pace e cultura”.

Molto efficace anche l’intervento di Sami Ben Hamida, tour operator tunisino, che ha affrontato il tema delle relazioni tra Tunisia e Italia partendo dall’incontro tra due grandi civiltà, quelle di Roma e Cartagine, e dell’impronta che quell’incontro ha lasciato nei cuori e nell’immaginario dei due popoli. “La prima comunità di immigrati in Tunisia è stata quella italiana, a partire dal 1800, e quella presenza è stata un volano per la contaminazione delle abitudini alimentari dei due popoli, in linea con la tradizione mediterranea che vede il cibo raccontare la storia delle civiltà che hanno attraversato il mare che le accomuna. Non è un caso che i mosaici che ancora abbiamo in Tunisia raffigurino le stesse scene di consumo e condivisione del cibo, e soprattutto gli stessi prodotti di cui i due popoli si sono sempre alimentati: il pesce, l’olio, il vino, il pane, la frutta. E’questa una delle ragioni che fanno dell’enogastronomia uno dei segmenti più importanti del turismo nel Mediterraneo, oltre che un veicolo di scambio e conoscenza tra le diverse culture”.

Un assist prezioso per Francesca Rocchi, Presidente di Slow Food Roma, che ha intrattenuto i presenti sull’importanza delle manifestazioni culturali su argomenti legati all’alimentazione e ai prodotti che ne determinano i caratteri e le qualità, sottolineando che si tratta di manifestazioni che uniscono e non dividono.

“La storia del dattero – ha esordito Francesca Rocchi – rappresenta un ponte fra tradizione e salute; nell’antica Roma il dattero era simbolo di abbondanza, come del resto in Tunisia, dove la palma da dattero è raffigurata anche in alcune monete, a simboleggiare prosperità e ricchezza del nutrimento. Oggi, nel nostro Paese, abbiamo relegato il consumo del dattero alle feste natalizie, ma dobbiamo imparare ad invertire la rotta a farne un prodotto sempre presente sulla nostra tavola, perché le sue proprietà sono di un valore inestimabile per la nostra salute e per quella dei nostri  bambini, afflitti in numero sempre crescente da obesità infantile”.

A chiudere il cerchio sulle capacità coesive dell’alimentazione è stato lo Chef Mounir Chaouch, imprenditore della ristorazione e titolare di Carthage, un ottimo ristorante di San Felice Circeo, dove si sposano le tradizioni culinarie tunisina e quella italiana.

“La mia storia personale parla per me – ha spiegato Mounir – Sono venuto in Europa per studiare, ma senza permesso di soggiorno nessuna università poteva accogliermi, così mi sono visto costretto a concentrare tutte le mie energie nel lavoro. Il caso ha voluto che io mi formassi in cucina, mettendo insieme il bagaglio di conoscenza che mi porto dietro dal mio Paese e quello che ho immagazzinato in anni e anni di lavoro in Italia. Il risultato straordinario è che da immigrato clandestino sono diventato cittadino italiano, imprenditore della ristorazione. Il cibo e i prodotti della terra e del mare uniscono anche così”.

L’incontro, riuscitissimo, è terminato con un gradevolissimo saggio delle capacità culinarie di Mounir Chaouch, attorno a piatti di cous cous insaporito dall’harissa, di crudi di pesce e di ricette capaci di esaltare l’incontro felice fra la tradizione tunisina e quella italiana. 

Complimenti al Consolato di Tunisia a Roma e al suo rappresentante Marwen Kablouti.

Latina Padel&Fit Black, in campo per le finali regionali della Coppa dei Club Msp

Il Latina Padel&Fit Black rappresenterà il capoluogo nella kermesse della Coppa dei Club Maxibon Msp, il più grande torneo amatoriale di padel d’Italia organizzato da Msp Italia – ente di promozione sportiva riconosciuto dal CONI -, che solo a Roma ha coinvolto 188 squadre in rappresentanza di 103 circoli, con oltre 5mila giocatori pronti in campo: nel weekend si giocherà la fase finale di Roma e Provincia e quella regionale.

Al Ponte Milvio Tennis Club si parte nella mattinata di sabato 23 con la finale provinciale di Rieti tra Padel Centro Italia e Fluo Padel; dalle 13, invece, spazio alle finali dei tabelloni Gold, Silver e Bronze della provincia di Roma. La finale Gold, che vale un posto nelle finali nazionali, vedrà in campo il Padelife Black (circolo dell’attuale amministratore delegato del Monza ed ex direttore generale della Roma Mauro Baldissoni) e il Colli Portuensi White, finalista per il quarto anno consecutivo.

Punto de Oro e Moma ABCoach si giocheranno la finale Silver; Flower Padel Girasole e Viboras saranno invece in campo per la finale Bronze. Domenica, dalle 9 alle 13, le finali regionali, con la vincente della fase di Roma, quella della finale di Rieti e il Latina Padel&Fit Black, in rappresentanza della provincia di Latina, che ha vinto il titolo della Coppa dei Club Maxibon provincia di Latina battendo in finale il Gisa Padel Cisterna.

Cisterna, scappa all’alt: fermato dopo l’inseguimento, non aveva mai preso la patente

Ha ignorato l’alt imposto dagli agenti della Polizia Locale di Cisterna, accelerando improvvisamente nel tentativo di sottrarsi al controllo. La fuga però è durata poco: il giovane è stato raggiunto e bloccato grazie all’intervento di una seconda pattuglia.

Protagonista della vicenda un 19enne residente a Cisterna, ora denunciato dopo quanto accaduto lungo via Provinciale durante un servizio dedicato alla sicurezza stradale.

La fuga al posto di blocco

Secondo quanto ricostruito dalla Polizia Locale, il ragazzo avrebbe evitato di fermarsi al controllo proseguendo la corsa con manovre considerate particolarmente pericolose per gli altri automobilisti.

Gli agenti hanno quindi avviato l’inseguimento, riuscendo a fermarlo poco dopo con il supporto di un’altra pattuglia intervenuta in supporto.

Mai conseguita la patente

Dagli accertamenti effettuati immediatamente dopo il fermo è emerso che il giovane era alla guida senza aver mai conseguito la patente.

Inoltre il veicolo risultava privo della revisione periodica obbligatoria.

Per il 19enne è quindi scattata una pesante sanzione amministrativa che, secondo quanto previsto dal Codice della Strada, può andare da 5.100 fino a oltre 30mila euro.

Denuncia per la fuga

Oltre alle violazioni amministrative, il ragazzo è stato deferito all’autorità giudiziaria anche per essersi sottratto all’alt imposto dagli agenti.

La contestazione è legata alle recenti modifiche introdotte dal nuovo pacchetto sicurezza entrato in vigore ad aprile, che ha inasprito le conseguenze per chi tenta di eludere i controlli mettendo a rischio la sicurezza stradale.

Il nuovo articolo 192 del Codice della Strada

Nel caso specifico è stato applicato il nuovo articolo 192 del Codice della Strada, che prevede sanzioni più severe per chi non si ferma all’invito delle forze dell’ordine compiendo manovre pericolose.

Secondo il comandante della Polizia Locale De Michelis, il nuovo quadro normativo consente oggi interventi più incisivi contro comportamenti ritenuti particolarmente pericolosi.

Controlli rafforzati sul territorio

L’episodio rientra nel piano di intensificazione dei controlli stradali predisposto dalla Polizia Locale di Cisterna con l’obiettivo di contrastare condotte pericolose e ridurre il rischio di incidenti sul territorio comunale.

Trasporto pubblico a Latina, il PD rivendica il piano: “Il Comune ha recepito le nostre proposte”

Il dibattito sul futuro del trasporto pubblico di Latina entra nel vivo e il Partito Democratico rivendica apertamente la paternità di buona parte delle soluzioni oggi al vaglio dell’amministrazione comunale.

Secondo quanto dichiarato dagli esponenti dem, il nuovo assetto del servizio discusso in questi giorni in Commissione Trasporti riprenderebbe quasi integralmente il progetto elaborato negli ultimi anni dal gruppo di lavoro “Trasporti e Mobilità” del PD cittadino insieme alle forze dell’opposizione.

“Una rivoluzione per una rete ferma da vent’anni”

A spiegare il senso della proposta è Giuseppe Pannone, che ha coordinato il lavoro tecnico e politico sul nuovo modello di mobilità urbana.

Secondo il PD, il sistema attuale sarebbe ormai superato, con linee considerate poco funzionali, costi elevati e un servizio percepito come inefficiente dalla cittadinanza.

Da qui la proposta di una revisione complessiva della rete basata sulla struttura reale della città e sulla necessità di collegare in maniera più veloce e razionale centro urbano, quartieri periferici e borghi.

Il ruolo della circonvallazione

Tra gli elementi centrali del progetto figura la valorizzazione della circonvallazione come asse principale di collegamento tra le diverse direttrici di accesso e uscita da Latina.

Il consigliere comunale Leonardo Majocchi spiega che il lavoro sviluppato dal gruppo PD è partito proprio dalla conformazione urbana della città, immaginando percorsi interconnessi e linee più semplici da utilizzare.

L’obiettivo dichiarato è quello di creare un sistema più comprensibile e realmente utilizzabile dai cittadini.

Collegamenti con Q4, Q5 e Latina Scalo

Il piano punta inoltre a rafforzare il collegamento diretto tra il centro e le aree più popolose della città, come Q4, Q5 e Latina Scalo, oltre alle periferie e ai borghi.

Secondo il PD, tutto questo potrebbe avvenire senza aumentare in maniera significativa costi, numero di mezzi o personale impiegato.

“Una città finalmente connessa”

Per i democratici il nuovo modello rappresenterebbe anche un passaggio strategico in vista del percorso che porterà Latina al Centenario del 2032.

“Una città connessa”, spiegano Pannone e Majocchi, sarebbe fondamentale sia per migliorare la qualità della vita dei residenti sia per rendere Latina più accessibile e attrattiva per visitatori e turisti.

Il nodo dell’integrazione con il trasporto regionale

Nel documento presentato agli uffici comunali viene inoltre rilanciato il tema dell’integrazione tra trasporto urbano e servizio regionale.

Il PD chiede infatti l’attivazione del BIRG, il biglietto integrato regionale, considerato uno strumento fondamentale soprattutto per studenti e lavoratori pendolari.

Secondo i proponenti, un sistema realmente integrato potrebbe contribuire a ridurre l’utilizzo dell’auto privata e favorire una mobilità più sostenibile.

Armi da guerra, Spagna e faida per lo spaccio: Aprilia resta al centro dell’inchiesta antimafia

A distanza di poche ore dal maxi blitz coordinato dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, resta altissima l’attenzione investigativa attorno all’inchiesta che ha portato al fermo di quattro persone ritenute vicine a un’organizzazione criminale attiva tra Aprilia e i comuni limitrofi.

Un’indagine che, al di là dei singoli provvedimenti cautelari, fotografa soprattutto un quadro estremamente delicato: quello di gruppi criminali che, secondo la ricostruzione degli investigatori, sarebbero arrivati a pianificare vere e proprie azioni armate per il controllo delle piazze di spaccio del territorio.

Il nodo della faida criminale

Secondo gli elementi raccolti dagli investigatori della DIA e della DDA capitolina, negli ultimi mesi si sarebbe sviluppata una forte tensione tra gruppi rivali operanti nell’area apriliana.

Una contrapposizione che avrebbe avuto al centro il controllo del traffico di droga e che, stando alle accuse, sarebbe degenerata fino alla preparazione di possibili agguati armati.

Gli inquirenti parlano infatti di una escalation fatta di minacce, organizzazione logistica e disponibilità di armi da guerra.

L’arsenale trovato ad Aprilia

Il punto centrale dell’inchiesta resta il sequestro effettuato il 16 maggio scorso in un’abitazione di Aprilia utilizzata, secondo l’accusa, come deposito logistico dell’organizzazione.

All’interno dell’immobile i Carabinieri e la DIA hanno trovato un arsenale particolarmente pesante composto da: mitragliatrici; Kalashnikov; fucili di precisione; pistole; bombe a mano; silenziatori; ottiche e mirini laser.

Nel deposito sarebbero stati trovati anche migliaia di munizioni, giubbotti antiproiettile, uniformi contraffatte delle forze dell’ordine, droga e banconote false.

Un sequestro che ha immediatamente acceso i riflettori sulla pericolosità del contesto criminale emerso nell’indagine.

I collegamenti con la Spagna

Tra gli aspetti più rilevanti dell’inchiesta ci sono anche i continui collegamenti con la Spagna.

Secondo la ricostruzione investigativa, alcuni degli indagati avrebbero stabilito nel Paese iberico una base operativa utilizzata come punto di appoggio logistico.

Dopo il blitz di Aprilia, parte del gruppo sarebbe rientrata proprio in Spagna, dove uno degli indagati è stato successivamente arrestato con oltre cento chili di hashish.

Il rischio di fuga

Gli investigatori hanno inoltre evidenziato il rischio di fuga di quello che viene ritenuto il vertice del gruppo.

Secondo quanto contestato dalla Procura, l’uomo sarebbe rientrato temporaneamente in Italia per procurarsi documenti falsi necessari a lasciare definitivamente il territorio europeo.

Proprio questo elemento, insieme ai gravi indizi raccolti durante le indagini, ha portato la DDA di Roma a disporre il fermo nei confronti dei quattro indagati.

L’inchiesta resta aperta

L’indagine è ancora nella fase preliminare e gli accertamenti proseguono per chiarire eventuali ulteriori collegamenti con altri episodi criminali e con i traffici di droga nel territorio pontino.

Resta inoltre valido, come previsto dalla legge, il principio di presunzione di innocenza per tutti gli indagati fino a eventuale sentenza definitiva.

Anzio Calcio, c’è l’ok del Comune: la prossima stagione si giocherà di nuovo al Bruschini

L’Anzio Calcio ritrova il suo stadio. Dopo una stagione intera giocata a Pontinia, al Caporuscio, il club tirrenico tornerà a casa. Lo ha annunciato la società stessa: “Dopo un confronto con l’amministrazione comunale, ci è stato confermato direttamente dall’assessore Valentina Corrado che la nostra amata squadra tornerà nella sua storica casa. Lo stadio Massimo Bruschini tornerà ad ospitare le gare casalinghe dell’Anzio a partire dalla nuova stagione calcistica. Ringraziamo sentitamente l’amministrazione comunale, a partire dal sindaco Aurelio Lo Fazio insieme all’ assessore Corrado, che si sono prodigati per questo prezioso obiettivo. Dopo anni complicati, che hanno comportato un enorme sacrificio per il nostro club, costretto a giocare in diversi impianti della regione, finalmente torniamo a casa”.

La serie D, che per un momento è stata a rischio, e salvata con la vittoria nello spareggio vinto contro il Monterotondo, ora potrà andare in scena nel suo stadio.

Monte San Biagio, violati i sigilli su un’area sequestrata: denunciato il proprietario

Avrebbe continuato e completato lavori edilizi nonostante il sequestro già disposto sull’area. Per questo il proprietario di un terreno a Monte San Biagio è stato denunciato dai Carabinieri Forestali di Fondi al termine di un’attività di controllo ambientale effettuata nei giorni scorsi.

L’intervento è stato eseguito in località via degli Olmi, dove i militari hanno accertato la violazione dei sigilli apposti in precedenza sulla zona sequestrata.

Lavori proseguiti nonostante il sequestro

Secondo quanto ricostruito dai Carabinieri Forestali, sull’area sarebbero stati portati avanti lavori edilizi in assenza delle necessarie autorizzazioni.

Gli accertamenti avrebbero riguardato:

  • la realizzazione di un piazzale in cemento di circa 64 metri quadrati;
  • un muro di contenimento in cemento;
  • la pavimentazione della strada di accesso alle abitazioni;
  • un secondo piazzale con relativo muro di contenimento costruito ex novo.

Area vincolata e zona sismica

Le opere sarebbero state effettuate su terreni sottoposti a vincolo idrogeologico e ricadenti inoltre in zona sismica, elemento che rende particolarmente delicata la realizzazione di interventi senza autorizzazioni specifiche.

Secondo quanto riferito dai militari, i lavori sarebbero stati eseguiti senza permesso di costruire e senza autorizzazione sismica.

Scatta la denuncia

Al termine delle verifiche investigative, il proprietario del terreno è stato denunciato in stato di libertà con le accuse di:

  • violazione di sigilli;
  • lavori abusivi in assenza di permesso di costruire;
  • mancanza dell’autorizzazione sismica prevista dalla normativa.

Latina: controlli antidroga a Villaggio Trieste, quattro giovani segnalati alla Prefettura

Proseguono i controlli straordinari dei Carabinieri della Compagnia di Latina nella zona di Villaggio Trieste, area finita nuovamente sotto osservazione nell’ambito delle attività di contrasto alla criminalità diffusa e allo spaccio di sostanze stupefacenti.

Nel corso delle verifiche effettuate a partire dalla serata del 20 maggio, quattro giovani residenti nella provincia di Latina sono stati segnalati alla Prefettura quali assuntori di sostanze stupefacenti.

Hashish trovato durante le perquisizioni

Secondo quanto riferito dall’Arma, i quattro ragazzi sarebbero stati trovati in possesso di modiche quantità di hashish durante le attività di controllo del territorio.

Le successive perquisizioni personali avrebbero permesso ai militari di sequestrare complessivamente oltre 10 grammi di sostanza stupefacente, poi sottoposta a sequestro amministrativo.

Controllati decine di veicoli e persone

L’operazione rientra in un più ampio piano di monitoraggio della zona di Villaggio Trieste e delle aree limitrofe, intensificato negli ultimi giorni per prevenire fenomeni legati allo spaccio e alla microcriminalità.

Nel bilancio delle ultime 48 ore figurano: 32 veicoli controllati; 68 persone identificate; 13 perquisizioni eseguite.

I controlli continueranno

I Carabinieri hanno fatto sapere che i servizi straordinari proseguiranno anche nei prossimi giorni con l’obiettivo di rafforzare la sicurezza nell’area e contrastare i fenomeni legati al consumo e allo smercio di droga.

Pescatore sorpreso in area riservata alla balneazione: multa e sequestro dell’attrezzatura a Terracina

È stato sorpreso mentre pescava in un tratto di mare riservato alla balneazione e per questo è stato sanzionato dagli uomini della Guardia Costiera di Terracina, che hanno anche proceduto al sequestro dell’attrezzatura utilizzata.

L’episodio rientra nell’ambito dell’operazione regionale “Nereide”, il maxi servizio di polizia ambientale avviato dalla Direzione Marittima del Lazio per rafforzare i controlli lungo tutto il litorale regionale in vista della stagione estiva.

Controlli lungo i 360 chilometri di costa

L’operazione, svolta tra il 20 e il 22 maggio, ha coinvolto tutti i 17 comandi dipendenti della Guardia Costiera del Lazio, da Civitavecchia a Gaeta, con l’obiettivo di contrastare comportamenti illeciti e tutelare l’ecosistema marino e costiero.

Nel mirino:

  • pesca illegale;
  • reti abusive;
  • navigazione in aree protette;
  • scarichi e comportamenti potenzialmente inquinanti.

Pescatore multato a Terracina

Nel corso dei controlli effettuati sul litorale pontino, a Terracina un pescatore è stato trovato mentre esercitava attività di pesca in una zona destinata alla balneazione, area dove tale pratica è vietata per motivi di sicurezza.

Gli uomini della Guardia Costiera hanno quindi proceduto con la contestazione amministrativa e il sequestro dell’attrezzatura da pesca utilizzata.

Reti illegali e attrezzature sequestrate

Il bilancio complessivo dell’operazione “Nereide” parla di:

  • 213 controlli effettuati;
  • 14 sanzioni amministrative elevate;
  • oltre 10mila euro di multe;
  • 14 sequestri eseguiti;
  • 2 notizie di reato trasmesse all’autorità giudiziaria.

Durante le attività sono stati inoltre recuperati:

  • 500 metri di reti abbandonate;
  • 1.500 metri di reti illegali alla deriva;
  • 50 nasse e trappole abusive.

Controlli anche nelle aree marine protette

Particolare attenzione è stata dedicata agli habitat delle aree marine protette delle Secche di Tor Paterno e delle Isole di Ventotene e Santo Stefano, considerate zone particolarmente sensibili dal punto di vista ambientale.

All’operazione hanno preso parte anche:

  • il 2° Nucleo Subacqueo della Guardia Costiera di Napoli;
  • un velivolo ATR42 del 3° Nucleo Aereo di Pescara;
  • il Laboratorio Ambientale Marino della Guardia Costiera.

“Estate all’insegna della legalità”

L’intera attività è stata coordinata dalla Direzione Marittima del Lazio guidata dal Capitano di Vascello Cosimo Nicastro.

L’obiettivo dichiarato dalla Guardia Costiera è quello di garantire una stagione estiva caratterizzata dal rispetto delle regole e dalla tutela del patrimonio ambientale marino del Lazio.

Scavi e terrazzamenti senza autorizzazioni: sequestrata area da mille metri quadrati ad Aprilia

Un’area di circa 1.000 metri quadrati è stata sequestrata ad Aprilia dai Carabinieri Forestali di Cisterna nell’ambito di un’attività di controllo ambientale che ha portato alla scoperta di opere edilizie realizzate senza autorizzazioni in una zona vincolata.

L’intervento è stato effettuato nei giorni scorsi in località via Avisio, dove i militari avrebbero accertato la realizzazione di interventi di sbancamento e modifica del terreno in assenza dei necessari titoli autorizzativi.

Scarpata modificata con mezzi meccanici

Secondo quanto ricostruito dai Carabinieri Forestali, nella zona sarebbero stati creati due terrazzamenti attraverso lo scavo della scarpata naturale e il livellamento del terreno con l’utilizzo di mezzi meccanici.

Gli accertamenti avrebbero inoltre evidenziato la realizzazione di opere di contenimento mediante blocchi prefabbricati in cemento posizionati a secco.

Area sottoposta a vincolo idrogeologico

L’intervento abusivo sarebbe stato effettuato in un’area sottoposta a vincolo idrogeologico, elemento che ha reso ancora più delicata la situazione dal punto di vista ambientale e della sicurezza del territorio.

Secondo i militari, lavori di sbancamento e modifiche non autorizzate in contesti di questo tipo possono compromettere la stabilità dei versanti e aumentare il rischio di erosioni, frane e smottamenti.

Due denunce e area sequestrata

Al termine delle verifiche investigative, i Carabinieri hanno denunciato in stato di libertà sia il proprietario del terreno sia il presunto esecutore materiale delle opere.

Contestualmente è scattato il sequestro preventivo dell’intera area interessata dagli interventi abusivi.

La fase delle indagini

Come ricordato nel comunicato diffuso dall’Arma, il procedimento si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari e per gli indagati resta valido il principio di presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.