La Procura di Latina ha chiesto l’incidente probatorio per i due testimoni chiave dell’omicidio di Ibrahim Dibba, il gambiano di 27 anni ucciso con tre colpi di pistola la sera del 16 settembre scorso. Il procuratore Gregorio Capasso e l’aggiunto Luigia Spinelli hanno formalizzato la richiesta, che ora è al vaglio del giudice per le indagini preliminari, perché ritengono che sia necessario cristallizzare ai fini processuali, prima che inizi il dibattimento, le dichiarazioni rese durante le primissime indagini dalla compagna della vittima e dall’algerino che si trovava con Dibba quando è stato avvicinato dall’auto degli assassini, quindi testimone oculare della sua uccisione.
La richiesta finita al vaglio del giudice, deriva dal fatto che le loro dichiarazioni sono state di straordinaria importanza per ricostruire i fatti nell’immediatezza e individuare con estrema precisione l’esecutore materiale dell’omicidio e il gruppo di giovani che lo sosteneva sia prima che durante l’agguato, ma anche nelle ore successive. Va da sé che le due testimonianze saranno centrali ai fini processuali, ma al tempo stesso i pubblici ministeri ritengono che sia essenziale acquisirle subito, perché la comparizione dei due testi in Tribunale sarebbe a rischio.
Un rischio evidente, secondo la Procura, prima di tutto perché entrambi i soggetti sono praticamente indigenti e non hanno fissa dimora, quindi potrebbero rendersi irreperibili. Ma al tempo stesso i pubblici ministeri ritengono che sia concreto il pericolo che i due testimoni possano subire violenza e minacce, nel caso in cui dovessero continuare a girare liberamente nella città di Latina. Anzi, proprio alla luce di quest’ultimo pericolo, l’algerino è stato trasferito in una località protetta, mentre la donna è rimasta nel capoluogo, ma è sottoposta a una vigilanza continua delle forze di polizia.
L’ultima parola, in ogni caso, spetta al giudice per le indagini preliminari che sta valutando la richiesta e dovrà decidere se autorizzare l’incidente probatorio per i due testimoni, nell’ambito del procedimento che attualmente conta diversi indagati ed è costato l’arresto per il sedicenne ritenuto colui che ha sparato, per Ferdinando Di Silvio detto Pesce di 25 anni considerato l’autista dell’agguato, e per Gaetano Mattiuzzo, 21enne cugino dei primi due, che avrebbe aiutato il minorenne nelle fasi successive. Le dichiarazioni dei testimoni quindi verrebbero acquisite subito dal Tribunale, per poi essere utilizzate nel corso di un eventuale processo a carico di uno o più soggetti tra gli attuali indagati.