Nel Lazio diminuiscono le denunce di infortuni sul lavoro, lo studio dell’Inail

La Cisl: "Le aziende debbono convincersi che le risorse destinate alla sicurezza sono degli investimenti e non dei costi"

Nel Lazio diminuiscono le denunce relative agli infortuni sul lavoro. È quanto si evince dallo studio pubblicato dall’Inail: “Cominciamo dai numeri: ad aprile 2022 erano state 3.872, ad aprile 2023 sono 2.480. Nei primi quattro mesi del 2022 si era arrivati a 20.107, nello stesso periodo di quest’anno siamo a 12.980. Parliamo di 7.127 denunce di infortunio in meno. Un calo generalizzato in tutti i settori. La situazione nelle singole province. A Frosinone tra gennaio e aprile 2022 eravamo a 1.057 denunce di infortuni sul lavoro, adesso siamo a 692. In provincia di Latina siamo passati da 1.938 a 1.241. In quella di Rieti da 500 a 395. In provincia di Roma da 15.572 a 10.058. A Viterbo da 1.040 a 594. La situazione quindi sembra essere migliorata ovunque, anche se va sempre ricordato che parliamo di denunce di infortuni. Gli infortuni veri e propri potrebbero essere più numerosi, considerando anche quelli che non vengono segnalati. Ma è comunque evidente che la legge dei grandi numeri ha un suo peso. Va ricordato che il 2023 è il primo anno con un Covid fortemente ridimensionato, dopo diverso tempo, e questo vuol dire qualcosa”.

È evidente che nel periodo più duro della pandemia c’è stata un’impennata di malattie professionali. Per completare l’analisi dello studio dell’Inail va detto che per quanto riguarda gli infortuni con esito mortale nel Lazio, ad aprile 2022 sono stati 6, ad aprile 2023 invece 5. Nei primi quattro mesi del 2022 si era arrivati a 26, nei primi quattro mesi di quest’anno siamo a 25, così distribuiti: 15 in provincia di Roma, 4 in provincia di Frosinone, 4 in provincia di Latina, 1 a Rieti e 1 a Viterbo. Diminuzione significativa degli infortuni nel settore dell’industria: da 2.790 a 2.313. Flessione anche nell’artigianato: da 483 a 441 e nel terziario: da 6.330 a 4.460. Dunque, una diminuzione generale c’è stata e ci piacerebbe pensare che sia tutto ascrivibile ad una maggiore sicurezza sui luoghi di lavoro. Una analisi più approfondita del fenomeno non può prescindere dal fatto che, in ogni caso, ci sono ancora troppe mancate denunce di malattie professionali e di infortuni sul lavoro. Non sfugge a nessuno che è aumentato notevolmente il numero dei lavoratori precari, molti dei quali non vengono neanche formati per il lavoro che dovranno andare a svolgere. Senza considerare la circostanza per cui diverse patologie non vengono ancora riconosciute come malattie professionali. Anche questo è un tema da tenere ben presente:

“La nostra linea non cambia: le aziende debbono convincersi che le risorse destinate alla sicurezza sono degli investimenti e non dei costi, in termini di qualità, stabilità e dignità del lavoro. Servono anche ad aumentare gli indici di reputazione delle stesse aziende. Un’impresa che decide di destinare risorse alla sicurezza investe contemporaneamente su efficienza, produttività e competitività. La Cisl Lazio manterrà altissima la concentrazione in tutti i luoghi di lavoro, vigilando sul pieno rispetto di tutte le norme vigenti sulla materia, convinta che ammalarsi e morire per lavoro nel 2023 sia intollerabile”. Lo spiega, in una nota, il segretario regionale Cisl Lazio, Enrico Coppotelli.

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