Morte di Aurora Livoli, chi è il 57enne fermato

Peruviano, con precedenti, irregolare e con un decreto di espulsione del 2024. L'uomo è già in carcere per un'altra aggressione

Nonostante le novità, sembra ancora tutto avvolto nel mistero il giallo di via Paruta a Milano, dove la mattina del 29 dicembre, in un cortile di un condominio, è stato rinvenuto il cadavere semi svestito della 19enne di Monte San Biagio Aurora Livoli.

Ieri si è svolta l’autopsia sul corpo della giovane, dopo che i familiari hanno potuto procedere al riconoscimento. Non filtra molto dagli ambienti investigativi, ma sembrerebbe che i lividi sul collo sarebbero compatibili con la morte per strangolamento.

La vera novità della giornata di ieri è che c’è un fermato. Si tratta di un 57enne di origine peruviana, irregolare sul territorio nazionale e con a carico un decreto di espulsione del 2024. Emilio Gabriel Valdez Velazco, questo dovrebbe essere il suo nome, è stato raggiunto dalla notifica a suo carico direttamente in carcere, in quanto si trova ristretto in cella dall’indomani della morte della giovane pontina, quando è stato identificato e arrestato per un altro episodio di cronaca registrato non molto prima di quando le videocamere di sorveglianza di via Paruta (all’incrocio con via Padova) lo ritraessero sul marciapiede alle spalle della giovane pontina.

L’uomo, infatti, all’interno di una stazione della metro, aveva tentato di rubare uno smartphone dalle mani di un’altra 19enne, in questo caso peruviana anche lei, e bloccandola da dietro con un braccio al collo e una mano sulla bocca per impedirle di chiedere aiuto, aveva tentato di ricondurla in un angolo buio della stazione sotto la minaccia di spezzarle il collo. La giovane si era riuscita a divincolare approfittando della presenza di altre persone in stazione al momento dell’arrivo di un treno, e l’uomo si era messo in fuga girando il giubbetto e mimetizzandosi tra i passanti. La denuncia e le immagini di sorveglianza, però, avevano permesso agli inquirenti di incastrarlo portandolo all’arresto nella giornata del 30 dicembre.

Per l’uomo, che secondo indiscrezioni giornalistiche vanterebbe anche precedenti per violenza sessuale, però, il quadro investigativo si aggrava nel momento in cui viene ritrovato il corpo di Aurora Livoli, e soprattutto quando le immagini delle videocamere di sorveglianza permettono agli investigatori di unire i due fatti di cronaca, anche grazie alla vicinanza territoriale tra la stazione della metro di Milano e via Paruta, stiamo parlando di circa 10 minuti a piedi.

Rimangono diversi punti oscuri da dover chiarire. Uno tra questi è se Aurora conoscesse il suo aggressore, considerando che a differenza della 19enne peruviana, non sembra nelle immagini di sorveglianza che lui la minacci. Camminando sul marciapiede uno dinanzi all’altro, pare che lei entri spontaneamente nel vialetto del condominio dal quale non uscirà più. Ma delle immagini non nitide e senza audio potrebbero anche restituire un’impressione diversa dalla verità.

C’è poi la parte più complessa delle indagini che mira a ricostruire gli spostamenti e gli eventuali contatti e conoscenze di Aurora in quasi due mesi lontana da casa, dalla quale era andata via a inizio novembre senza soldi, vestiti e documenti. I genitori preoccupati per il suo silenzio, rotto solo da un contatto del 26 novembre in cui diceva di stare bene ma di non voler tornare a casa, qualche giorno più tardi avevano sporto denuncia. Ma trattandosi di un allontanamento volontario di una maggiorenne, è stato difficile per le forze dell’ordine indagare. Per di più, pare che in questo lasso di tempo la giovane sia stata identificata due volte: a inizio dicembre in un condominio di Rho nel milanese, dove il custode di un condominio aveva chiamato la polizia per via di un cittadino straniero molesto e gli agenti della volante, insieme all’egiziano nell’appartamento avevano trovato proprio la giovane Aurora. E il secondo caso, molto più recente, quando la mattina della tragedia, dinanzi la stazione centrale di Milano viene identificata insieme a un gruppo ragazzi italiani.

Mentre si è detto troppo, e di tutto, sulle vicende della ragazza deceduta, i parenti continuano a chiedere massimo rispetto per una vicenda che difficilmente scemerà in poco tempo. Attesa, adesso, per capire quando la salma sarà riconsegnata ai genitori adottivi per poter procedere ai funerali che si terranno a Monte San Biagio.

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