Mattarella celebra il 102enne Mario Ciavaglia e tutti gli Internati italiani

Toccante cerimonia ieri mattina al Palazzo del Quirinale per la prima Giornata degli internati italiani nei campi di concentramento

Anche il 102enne Mario Ciavaglia di Cisterna è stato celebrato ieri dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Palazzo del Quirinale in occasione della prima Giornata degli internati italiani nei campi di concentramento tedeschi durante la seconda guerra mondiale. La cerimonia si è aperta con la proiezione del filmato “L’altra resistenza”, dedicato agli oltre 650 mila militari italiani che, dopo l’8 settembre 1943, dissero no all’arruolamento con i nazisti e con la Repubblica di Salò, affrontando la deportazione, il lavoro coatto e sofferenze immani.
Sono intervenuti i rappresentanti delle associazioni dei reduci e deportati, tra cui Nicola Mattoscio (ANRP), Anna Maria Sambuco (ANEI) e Dario Venegoni (ANED). Lo storico Luciano Zani ha ricostruito il contesto storico, mentre il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè ha portato il saluto istituzionale. Particolarmente toccante la testimonianza di Abramo Rossi, ex ufficiale dei Carabinieri internato in Germania, intervistato da una studentessa. Tra i protagonisti celebrati oggi figura anche Mario Ciavaglia, che per la sua età non se l’è sentita di partecipare delegando le figlie Luciana e Marina. Ciavaglia, allora carabiniere, visse in prima persona i giorni cruciali del 1943: dal bombardamento di Roma alla caduta del fascismo, fino alla deportazione nei lager tedeschi. Arrestato il 7 ottobre 1943 insieme a centinaia di commilitoni, trascorse 18 mesi nei campi di prigionia di Klagenfurt e Selzthal, sopravvivendo al lavoro coatto e a un durissimo inverno. Tornato in Italia, contribuì alla ricostruzione del Paese.

Nel 2015 ha ricevuto la Medaglia d’Onore per i deportati nei lager nazisti e la sua storia è custodita nel libro “Calce e Fiamma. Storia di deportazione, di fughe e d’amore” curato da Mauro Nasi di cui una copia è stata donata al Presidente Mattarella. «È stata una grande emozione – hanno commentato Luciana e Marina – ascoltare racconti simili a quelli che papà ci ha raccontato tante volte a casa: storie di sofferenza, di sacrificio, che fortunatamente per noi hanno avuto un lieto fine». «La tenacia di Mario Ciavaglia è nota alla nostra comunità – ha detto il sindaco Valentino Mantini – e siamo orgogliosi dei prestigiosi riconoscimenti che sta ricevendo e aiutano a rendere noto un capitolo della nostra storia italiana rimasta a lungo sconosciuta, la deportazione dei Carabinieri, e a far comprendere l’assurdità di ogni guerra». «La libertà di cui oggi ci gioviamo ha un debito verso il coraggio di questi uomini – ha affermato Mattarella – patrioti che, anche senza armi, hanno difeso la dignità e l’onore dell’Italia».

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