Le ballene, l’affascinante fenomeno naturale sul Lago di Fondi

Le piccole isole galleggianti, che nelle giornate ventilate si possono avvistare sul Lago, sono formate da frammenti di canneto

Chi conosce le ballene? Chi ne ha mai vista una? Localmente vengono chiamate così le piccole isole galleggianti che, nelle giornate ventilate, si possono avvistare sul Lago di Fondi, formate da frammenti di canneto, il tipo di vegetazione a cannuccia di palude che riveste le sponde del Lago.

L’isolotto galleggiante è formato da un gruppo di piante che naturalmente si staccano dal resto con tutti i fusti e le radici, formando una sorta di zattera vegetale. Spesso la ballena, spinta dal vento, si salda alla sponda opposta del lago, contribuendo a prevenirne l’erosione e offrendo un riparo per diversi uccelli che nel tempo si sono specializzati per colonizzare questo tipo di habitat.

Il lago di Fondi

Il Lago di Fondi è un lago costiero del Lazio. Le rive sono frastagliate, ricche di canneti e di falasco. Con un perimetro di 24 chilometri, ha una superficie di 4,600 kmq e una profondità media di 7 metri. È un lago salmastro, formatosi, come quelli pontini, per sbarramento causato da un cordone di dune. Alimentato da vari fossi e sorgenti che sgorgano ai piedi dei monti Ausoni, comunica con il mare per mezzo dei due canali emissari di Sant’Anastasia e di Canneto, tra i quali si estende il cosiddetto Salto di Fondi, una striscia sabbiosa in parte coperta da pini e altre piante, resti di una foresta molto più antica.

Il lago offre lo spettacolo delle isole galleggianti e costituisce uno degli esempi più significativi e tipici di zona “umida”. È un paradiso per gli amanti di botanica, di zoologia e di ornitologia: sono infatti presenti ben ottanta specie arbustive, 16 specie di pesci, alcuni tipici di acqua dolce, altri di acqua salmastra e salata, e non è inusuale avvistare cormorani, aironi bianchi e cinerini, canapiglie, oche selvatiche, svassi. Il celebre pittore del ‘900, Domenico Purificato, nel 1982 scrisse un libro ispirandosi a questo fenomeno intitolandolo, appunto: “La Ballena”, un libro autobiografico in cui Purificato ripercorreva come in un sogno la parabola evolutiva della sua vita artistica: egli si paragonava ad un isolotto fluttuante, ad una ballena che si allontana dalla sponda del lago spinta dal vento ma sempre si riavvicina ad essa e dopo aver compiuto immensi giri andando al largo, ritorna definitivamente nel luogo di partenza, alle radici, a Fondi. Purificato ritrovava sé stesso e il vero humus poetico della sua arte, tra la sua gente, i luoghi natii, tra la natura rigogliosa dei paesaggi assolati della Ciociaria con i suoi cavalli, galli, e le arance di Fondi che era la sua Musa, il suo paese dell’anima che ha ispirato tutta la sua opera pittorica.

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