Latina – Stagione di danza al “D’Annunzio”, la minoranza non ci sta

A sollevare la questione è stata la consigliera del Partito democratico Daniela Fiore, poi sostenuta da tutte le forze di opposizione

La commissione Trasparenza ha acceso un faro sulle modalità con cui sono state selezionate le scuole di danza amatoriali inserite nel cartellone della nuova stagione del Teatro D’Annunzio. A sollevare la questione, dopo la presentazione ufficiale della stagione lo scorso 18 luglio, è stata la consigliera del Partito democratico Daniela Fiore, poi sostenuta da tutte le forze di opposizione. Il punto critico è chiaro: su 17 scuole di danza presenti sul territorio comunale, solo 5 sono state coinvolte nella programmazione, senza che ci sia stato un bando, una manifestazione di interesse o alcun criterio di selezione trasparente. Un’esclusione che solleva più di un dubbio su correttezza, accesso e imparzialità. «Non si mettono in discussione la qualità e l’impegno delle realtà coinvolte, soprattutto quelle che lavorano con bambini e ragazzi. Ma il Comune ha il dovere di mettere tutte le realtà locali nelle condizioni di partecipare» spiegano i consiglieri di Lbc, Pd, M5S e Per Latina 2032. «Senza un avviso pubblico, senza regole note e uguali per tutti, si opera in modo arbitrario, premiando alcuni e penalizzando altri. La trasparenza è venuta meno».

Durante la commissione è emerso che i documenti richiesti non erano stati trasmessi in tempo utile per via di un disguido: gli atti sono stati comunque consegnati nel corso della seduta, resta mancante la documentazione prodotta in fase di progettazione. I criteri, a detta degli uffici, sono definiti dll’ATCL, a cui è affidata la direzione artistica. «Un errore politico» proseguono i consiglieri di opposizione. «Le scuole sono state selezionate in seguito a un incontro avvenuto solo pochi giorni fa, che sarebbe dovuto avvenire prima, non a selezione già avvenuta e solo dopo che la questione è stata sollevata pubblicamente. In vista dell’inizio dell’anno accademico a settembre, chi è nel cartellone avrà un vantaggio competitivo evidente, sia in termini economici che promozionali». Le opposizioni riconoscono la varietà della proposta culturale rispetto agli anni precedenti, ma denunciano l’assenza di una guida politica. «È evidente che la mancanza di un assessore alla Cultura pesa. La Sindaca ha tenuto per sé la delega, ma non riesce a esercitarla: è una questione di carico amministrativo e di indirizzo politico. La gestione è lasciata agli uffici e all’ATCL, ma né i funzionari, per quanto competenti, né enti esterni possono sostituire una visione politica. Serve un interlocutore dedicato che sappia ascoltare il territorio e guidare le scelte».

Un altro punto critico riguarda il rapporto con le realtà locali: non tutte sono state messe in concorrenza in modo equo e pubblico. Eppure, è proprio questa la direzione da prendere se si vuole far crescere il tessuto culturale della città. «Latina ha bisogno di strumenti di selezione chiari e condivisi» continuano i consiglieri. «Solo così si può migliorare l’offerta culturale e dare pari dignità a tutte le compagnie locali, non solo quelle di danza. Il cartellone del D’Annunzio dovrebbe sempre riservare una parte alle realtà cittadine, ma attraverso una procedura trasparente. Per le prossime stagioni ci auguriamo che non si ripetano gli stessi errori e che si adottino percorsi improntati a trasparenza, equità e pari opportunità per tutte le realtà del territorio». La visione culturale, aggiungono le opposizioni, non può limitarsi al circuito amatoriale. È fondamentale affiancare anche un investimento serio in cultura professionale, coinvolgendo compagnie di livello nazionale. «Latina si prepara a celebrare il centenario della sua fondazione e ambisce a candidarsi a Capitale italiana della Cultura. Ma resta fuori dai circuiti nazionali, anche per via della scelta, grave, di non avere un assessorato alla Cultura. La città merita molto di più, e lo merita adesso».

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