La prima zuffa politica del 2026 nel capoluogo pontino si dispiega intorno alla decisione assunta con l’approvazione di un emendamento nel corso dell’ultimo Consiglio comunale, per il recepimento della legge regionale n.12 del 2025 sulla rigenerazione urbana.
L’assessore all’Urbanistica Annalisa Muzio sprizza soddisfazione, perché attraverso il recepimento della norma il Comune di Latina, attraverso le decisioni del Consiglio, può tornare ad esprimere la propria sovranità sulla gestione del territorio. Corretta osservazione, che si scontra però con le accese dichiarazioni di una parte dell’opposizione consiliare, con Nazzareno Ranaldi (Per Latina 2032) che contesta il metodo, poco condiviso e privo di un serio confronto politico, attraverso il quale la maggioranza ha portato a casa un risultato che doveva invece essere il frutto di una larga condivisione, anche da parte degli ordini professionali e delle associazioni dei cittadini, e con Maria Grazia Ciolfi (M5S), che parla di tradimento della legge sulla rigenerazione urbana, con un recepimento che cancella il fine sociale degli interventi e favorisce speculazioni e premi volumetrici. “Più cubature, meno città” è lo slogan provocatorio della Ciolfi, anche lei convinta, non senza ragioni, che la materia meritava di essere più dibattuta.
La questione generale è quella di sempre: la maggioranza cerca di portare a casa dei risultati, e quello di una semplificazione dei processi di gestione della materia urbanistica potrebbe essere un risultato importante, mentre l’opposizione fa correttamente la propria parte contestando quello che si può contestare, in questo caso la forma, che è anche e comunque sostanza.
Quello che da una parte e dall’altra si tende facilmente a dimenticare, è che siamo a Latina, una città dove non c’è l’abitudine a comporre i dissidi quando di fronte ci sono scelte importanti e qualificanti per il territorio e per i cittadini, e a dimenticare anche di guardare a quello che abbiamo sotto gli occhi mentre ci si azzanna dentro e fuori dal perimetro del Consiglio comunale. Del valore del suolo, delle regole urbanistiche e dei diritti della comunità ha fatto stracci l’amministrazione civica guidata da una coalizione democratica, che non ha avuto bisogno di confronti e di norme sulla rigenerazione per favorire un maxi insediamento commerciale in via del Lido, in un’area con destinazione alberghiera, spacciando quell’intervento edilizio come la somma di tre o quatto medie strutture di vendita.
Né ha avuto bisogno di confronti pubblici per regalare una sanatoria impossibile alla proprietà di sei cinema abusivi, che continuano peraltro a non disporre dei necessari parcheggi.
E anche l’attuale amministrazione si è voluta distinguere concedendo il cambio di destinazione d’uso che consentirà di trasformare un ex albergo di fronte all’ospedale Goretti in un complesso residenziale. Anche in questo caso la rigenerazione urbana non c’entra, segno che quando un’amministrazione vuole fare una forzatura, o una schifezza in spregio alle necessità e alle opportunità per lo sviluppo coerente del territorio, lo fa senza tanti complimenti, attribuendo le responsabilità al dirigente di turno.
Piuttosto dunque, varrebbe la pena confrontarsi sull’opportunità e l’urgenza di dare vita a una nuova generazione, di persone, perché le precedenti, dalla fine degli anni ottanta ad oggi, non hanno dato forma ad alcuna rigenerazione, vuoi politica, vuoi sociale, vuoi urbana. Piaccia o no, questo è il vero problema della città di Latina.