La Giunta Rocca modifica la delibera sull’Area Sostenibile del Golfo, l’intervento di La Penna

"La semplificazione con cui l’attuale giunta tratta un tema così complesso ci impone di fare subito chiarezza"

«L’approvazione della Carta Vocazionale dell’Acquacoltura della Regione Lazio da parte della Giunta Zingaretti, nel luglio del 2022, aveva rappresentato un’attesa svolta nel sistema di autorizzazione delle concessioni della costa regionale. Un passo in avanti fondamentale accolto con grande soddisfazione, pubblicamente espressa, anche da forze politiche del centrodestra. Oggi lo stesso centrodestra che governa la Regione modifica la Delibera sull’Area Sensibile del Golfo mettendo a rischio lo spostamento degli allevamenti al di fuori del Golfo di Gaeta e mettendo in discussione il lavoro portato avanti dalla precedente amministrazione per regolamentare il settore dopo anni di incertezza». Lo sottolinea il consigliere regionale del Partito democratico, Salvatore La Penna, bocciando il primo atto su questo tema della Giunta Rocca, proposto dall’Assessora Palazzo, e annunciando la presentazione di un’interrogazione urgente in Consiglio regionale.

«L’approvazione della Carta Vocazionale – afferma La Penna – ha rappresentato un importante risultato, raggiunto con un lavoro di squadra di cui siamo orgogliosi e che ha visto l’impegno in prima linea anche dell’allora Assessora Onorati. Un passaggio che ha dato seguito a quanto normato in Consiglio Regionale grazie a un mio emendamento, approvato dall’aula il 5 novembre 2020, che andava nella direzione di fornire un supporto tecnico agli Enti Locali a cui era stata intestata dalla Legge Regionale 1/2020 la materia delle concessioni per l’esercizio dell’acquacoltura: in sostanza, si dotavano gli Enti di uno strumento scientifico e di una mappatura completa delle zone di mare territoriale idonee e di quelle precluse all’esercizio di tali attività. Lo studio, e la delibera di approvazione dello stesso, hanno indicato chiaramente la perimetrazione delle zone precluse a piscicoltura e mitilicoltura per vincoli di varia natura, nonché per l’esistenza di atti amministrativi e normativi che ne vietassero l’attività. Pensiamo, soprattutto, alla DGR sull’Area Sensibile del Golfo, che per anni è stata trasversalmente considerata un punto di riferimento intoccabile, la cui mancata piena applicazione ha rappresentato un cavallo di battaglia anche delle forze di centrodestra all’opposizione della Giunta Zingaretti».

«Dopo mesi di immobilismo su questo tema, il primo atto della Giunta Rocca consiste proprio in una modifica di quella delibera, ma appare fragile dal punto di vista giuridico-amministrativo. Attraverso tale atto – spiega il consigliere regionale del Pd – cade il vincolo di inidoneità delle attività di acquacoltura nel Golfo, con riferimento agli impianti di molluschicoltura. In questo modo si rimette in discussione quanto definito nella Carta vocazionale delle zone di mare della Regione Lazio e si genera molta incertezza sulle procedure di delocalizzazione; inoltre si mette in discussione il disegno generale di un modello di sviluppo basato sulla valorizzazione delle vocazioni e risorse ambientali, turistiche e paesaggistiche».

«Pur conoscendo le differenze di impatto ambientale fra la mitilicoltura e l’itticoltura, – continua La Penna – la semplificazione con cui l’attuale giunta tratta un tema così complesso ci impone di fare subito chiarezza sulle reali intenzioni della nuova amministrazione e sugli effetti che questa modifica può generare. A tal proposito presenteremo un’interrogazione in Consiglio regionale. Modificare la delibera istitutiva dell’area sensibile senza ribadirne e difenderne il valore strategico mette a rischio il processo di riqualificazione del Golfo sotto il punto di vista ambientale ed economico. Quando parliamo del Golfo di Gaeta ci riferiamo a un’area marina sensibile che già presenta molte criticità da gestire e problematicità legate al sistema di depurazione delle acque. La Regione, invece di sostenerne l’applicazione, interviene modificandone i principi. Ci chiediamo se vi sia il rischio di veder sorgere nuovi impianti che fino a qualche giorno fa risultavano vietati».

«Su questo punto – conclude il consigliere – è necessaria una maggiore trasparenza da parte dell’attuale giunta regionale, che invece di continuare nel solco del percorso di accompagnamento e sostegno agli enti locali e alle imprese finalizzato alle attività di delocalizzazione, con una brusca inversione giustificata da presupposte esigenze di distinzione e chiarezza rischia di generare ambiguità e rallentamenti».

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