Sono rimasti in silenzio davanti a giudici sia il sedicenne indiziato dell’omicidio di Ibrahim Dibba, gambiano di 27 anni ucciso a colpi di pistola a Latina mercoledì 16 settembre, che il cugino Ferdinando detto Pescio, ritenuto il suo complice. Stamattina infatti erano previsti gli interrogatori di convalida, per il primo davanti al giudice del Tribunale per i minorenni di Roma, mentre per l’altro davanti al giudice per le indagini preliminari Gaetano Negro del Tribunale di Latina, che si sono riservati sulla convalida dei fermi e sulle misure cautelari.
Il sedicenne è difeso dall’avvocato Sandro Marcheselli ed era ristretto in un istituto di pena per minorenni nella capitale, mentre Pescio è assistito dall’avvocato Luca Amedeo Melegari. Nel carcere di Latina erano presenti anche il procuratore capo Gregorio Capasso e l’aggiunto Luigia Spinelli per sostenere la pubblica accusa. Per entrambi gli indagati, il reato contestato è omicidio pluriaggravato dai futili motivi e dalla premeditazione. Inoltre sono indiziati anche di avere ceduto droga alla compagna della vittima un’ora prima dell’omicidio e il minorenne è sospettato di avere sparato alcuni colpi di pistola anche la notte prima dell’agguato, quando c’era stata la lite per la quale, secondo l’indagine della polizia, è scaturita la sete di vendetta dei Di Silvio. Ovvero quando il gambiano aveva dato uno schiaffo al sedicenne che non gli avrebbe voluto cedere una dose di crack come pagamento di un lavoro svolto per i Di Silvio alcuni giorni prima.