Il valzer degli esplosivi, un ballo troppo affollato

Le nove esplosioni di ordigni piazzati in diversi punti della città hanno messo a dura prova il senso di sicurezza di cittadini di Latina

Peggio di così non poteva andare. I nove episodi che da maggio ad oggi, con altrettante esplosioni di ordigni artigianali piazzati in diversi punti della città, hanno messo a dura prova il senso di sicurezza che i cittadini di Latina stanno progressivamente smarrendo, non sarebbero tutti collegati tra loro, ma originati da situazioni diverse con moventi diversi.

Lo ha spiegato il questore Fausto Vinci nel corso della conferenza stampa di fine anno per illustrare il complesso delle attività che la polizia ha effettuato negli ultimi dodici mesi sull’intero territorio provinciale. Un lavoro enorme, complesso, costante e quotidiano, ricco di risultati su diversi fronti, da quello della cosiddetta microcriminalità a quello della criminalità organizzata, ma purtroppo avaro di risultati risolutivi sulla vicenda delle esplosioni che continuano a imperversare da un angolo all’altro del capoluogo.

Se all’inizio, a giugno 2025, i primi due ordigni avevano subito indirizzato gli investigatori sulla pista del traffico di stupefacenti divenuto instabile all’indomani della scarcerazione di alcuni elementi di spicco di una famiglia rom del capoluogo, col passare delle settimane la trama degli attentati con l’uso di esplosivi si era complicata portando le indagini lontano dall’ambito investigativo precedente, quello di una guerra di logoramento tra due gruppi di trafficanti diversi e concorrenti.

Nei sei mesi intercorsi tra il primo episodio, quello di una bomba a mano lasciata su un marciapiede in pieno centro a Latina e pronta ad esplodere in un orario in cui le persone cominciano a muoversi per andare al lavoro o a scuola, sono state denunciate e arrestate diverse persone, e tra queste c’è di tutto: giovani con trascorsi criminali, minorenni fino a ieri sconosciuti alle forze dell’ordine, spacciatori incalliti e rampolli della cosiddetta “Latina bene”. Mai un nome importante della criminalità locale.

Un passaggio generazionale? O piuttosto il segno evidente che i sistemi organizzativi dei trafficanti di cocaina e droghe leggere sono ormai così raffinati da consentire a chi li gestisce di stare lontano dai rischi di quel tipo di attività e di disporre di una rete efficientissima e spregiudicata di manovalanza che si occupa dello spazio al dettaglio e di tutte le eventuali azioni connesse al recupero crediti e al controllo e alla salvaguardia dei confini del proprio ambito di competenza.

Sono talmente estese e ramificate queste reti, che spesso non consentono agli investigatori di individuare all’istante a chi siano diretti i “segnali” inviati con gli esplosivi, fino a convincere gli investigatori che la bomba della settimana precedente non sia in alcun modo collegata a quella dell’ultima notte.

Il dato certo, e preoccupante, è che sono in tanti, decisamente troppi, gli attentatori in grado di maneggiare materiale esplodente, anche se di rudimentale confezione, e questa esuberanza di addetti è indice del coinvolgimento di un gran numero di persone attorno alla realtà dei traffici di stupefacenti; qualcosa che somiglia molto a un fenomeno sociale e che offre una chiave di lettura interessante quando si vuole cercare di inquadrare correttamente i cosiddetti fenomeni di criminalità organizzata o mafiosi se si preferisce.

Quello che si è visto e si vede ad Aprilia, ed anche a Terracina, è a suo modo un concentrato di quello che accade anche a Latina, e alcune delle più recenti ordinanze restrittive mostrano chiaramente le connessioni tra criminali di Aprilia e Latina e Terracina e Latina. Connessioni che forse sono sfuggite agli investigatori romani, ma che non possono sfuggire a quelli della provincia di Latina.

Vuol dire che esiste un asse di collegamento criminale tra Aprilia, Latina e Terracina, e questo complica non poco il lavoro degli inquirenti, ai quali, va detto, manca il supporto importante delle istituzioni civili locali, che ciascuna sul proprio territorio di competenza dovrebbero occuparsi dei giovani, del loro destino senza  prospettive di affermazione, prospettive che vengono invece offerte da chi è in grado di offrire denaro, senso di appartenenza e sicurezza.  La presenza di minori in questi contesti ne è la dimostrazione inconfutabile. Come inconfutabile è che criminali non si nasce, ma si diventa. Anche fuori dai ghetti.

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Alessandro Panigutti
Alessandro Panigutti
Giornalista di lungo corso, è nato a Latina nel 1958. Dopo gli studi classici, si è laureato in Scienze Politiche, indirizzo Politico-Sociale, presso la Facoltà “Cesare Alfieri” dell’Università degli Studi di Firenze. La sua carriera giornalistica inizia nel 1983, con collaborazioni su periodici, radio e televisioni private locali. Due anni più tardi, nel 1985, si iscrive all’Ordine dei Giornalisti. Nel 1988 entra a far parte del gruppo che darà vita alla prima redazione del quotidiano Latina Oggi, fondato da Giuseppe Ciarrapico. In quella redazione Panigutti muove i primi passi da cronista, occupandosi di nera, bianca e successivamente di cronaca giudiziaria. Il suo percorso professionale all’interno della testata è scandito da una crescita costante: Capo Servizio nel 2004, Capo Redattore Centrale nel 2005, Vice Direttore nel 2006 e, infine, Direttore Responsabile nel 2007, ruolo che ricoprirà fino al 2023, anno della sua uscita dal gruppo Editoriale Oggi.

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