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Il suicidio di un ragazzino: la ricerca del movente e la difesa corporativa

La conclusione del procedimento disciplinare è prevista per il 13 gennaio, e fino a quel momento nessuno è responsabile di nulla

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Tra l’istinto protettivo nei confronti di un intero corpo docente e l’osservanza del tatto e del buonsenso, da un sindacato di categoria non ci saremmo aspettati il peggio: la difesa corporativa di una scuola che purtroppo, non sappiamo ancora se per colpa o per caso, è stata teatro di una vicenda dall’esito nefasto.

La questione è delicatissima, e riguarda il caso del ragazzino di quattordici anni di Santi Cosma e Damiano che si è tolto la vita, presumibilmente perché stanco di subire forme di discriminazione ed emarginazione da parte dei compagni di scuola.

All’indomani della tragedia, il Ministero dell’Istruzione ha inviato nella scuola degli ispettori con il compito di raccogliere le informazioni necessarie per valutare eventuali responsabilità, e di che tipo qualora ve ne fossero, di quell’istituto nella vicenda del ragazzino suicida.

Ora che alcune indiscrezioni hanno consentito a qualche organo di informazione di anticipare l’esito dell’ispezione ipotizzando che sarebbero state individuate delle responsabilità in capo alla scuola e che sarebbero in arrivo dei provvedimenti disciplinari, il sindacato interviene parlando di processo mediatico contro dirigenti e docenti della scuola che lo sfortunato ragazzino frequentava, di violazione della riservatezza degli atti e di rispetto dovuto a una tragedia di tale portata. È lo stesso rispetto che andrebbe osservato nei confronti di genitori del ragazzino, che non hanno mai alzato un dito e nemmeno i toni verso chicchessia, ma che vogliono e devono sapere tutto quello che c’è da sapere per comprendere le ragioni che hanno spinto il loro figlioletto a compiere un gesto così estremo.

Non dovrebbe essere la pessima e diffusa abitudine di mettere in piedi processi mediatici a dover muovere un sindacato, ma la ricerca della verità. È certamente corretto prendere nota delle fughe di notizie, per confutarle eventualmente quando ci saranno gli strumenti per farlo; fino ad allora, sarebbe saggio tacere e aspettare.

La conclusione del procedimento disciplinare avviato dall’ufficio scolastico regionale è prevista per il 13 gennaio, e fino a quel momento nessuno è responsabile di alcunché, a parte i cretini che vivono per anticipare sentenze vere o presunte.

Ma teniamoci tutti in disparte, per consentire ai genitori del ragazzino di cercare una ragione capace di dare un senso a quella morte, anche se quella ricerca è istintivamente e comprensibilmente puntata su una parte importante dell’universo del loro figlio Paolo: la scuola.

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Giornalista di lungo corso, è nato a Latina nel 1958. Dopo gli studi classici, si è laureato in Scienze Politiche, indirizzo Politico-Sociale, presso la Facoltà “Cesare Alfieri” dell’Università degli Studi di Firenze. La sua carriera giornalistica inizia nel 1983, con collaborazioni su periodici, radio e televisioni private locali. Due anni più tardi, nel 1985, si iscrive all’Ordine dei Giornalisti. Nel 1988 entra a far parte del gruppo che darà vita alla prima redazione del quotidiano Latina Oggi, fondato da Giuseppe Ciarrapico. In quella redazione Panigutti muove i primi passi da cronista, occupandosi di nera, bianca e successivamente di cronaca giudiziaria. Il suo percorso professionale all’interno della testata è scandito da una crescita costante: Capo Servizio nel 2004, Capo Redattore Centrale nel 2005, Vice Direttore nel 2006 e, infine, Direttore Responsabile nel 2007, ruolo che ricoprirà fino al 2023, anno della sua uscita dal gruppo Editoriale Oggi.
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