Home Sotto la lente Aprilia, il porto franco della criminalità

Aprilia, il porto franco della criminalità

Il delitto irrisolto del 1990 segnò l’inizio di una lunga stagione criminale. Il Commissariato è arrivato soltanto nel 2025

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Il 7 luglio 1990 un avvocato di 43 anni molto ben inserito negli ambienti della pubblica amministrazione di Aprilia ed anche per questo punto di riferimento per l’imprenditoria locale e romana, viene ucciso a colpi di pistola subito dopo essere sceso dalla propria auto sotto l’abitazione dei suoceri. Il killer solitario che gli aveva sparato quattro colpi di pistola, uno soltanto dei quali letale, era giunto sul posto in sella a una Vespa e si trovava sul marciapiede opposto a quello su cui si trovava la vittima, tropo distante per un’esecuzione premeditata, circostanza che avrebbe poi portato gli investigatori a ritenere che quello che doveva essere un avvertimento era degenerato in omicidio.

Quell’avvocato si chiamava Mario Maio, era simpatizzante del Partito Socialista, aveva solidi rapporti con il mondo della politica, era il legale di diverse società di servizi e si muoveva con grande padronanza in un mondo fatto di potere, politica, affari e denaro. Quell’episodio segna l’anno zero dell’escalation criminale che ancora oggi infesta la città di Aprilia, che nel 1990 non si aspettava un avvio del genere né poteva prevedere quello che sarebbe successo negli anni a venire. 

Aprilia fu colta di sorpresa, e con la città anche le istituzioni, che non riuscirono mai a dare un volto al killer che aveva ucciso l’avvocato Maio né a risalire al movente del delitto o di quello che doveva essere un avvertimento.

Soltanto allora riaffiorano alla memoria il ricordo della presenza sul  territorio di un personaggio come Frank Coppola e del sodalizio che aveva formato reclutando  tra Aprilia e Nettuno giovani intraprendenti e spregiudicati; soltanto allora ci si rende conto che lo sterminato territorio agricolo compreso tra Campoverde e Campo di Carne fino ad Ardea e a ridosso dei Castelli Romani, è presidiato da famiglie di siciliani e calabresi insediate a partire dagli anni ’50 e ’60, quando un consistente numero di mafiosi e ‘ndranghetisti vennero spediti al confino nel comodo e appartato hinterland di Roma.

Soltanto allora si comincia a riflettere sulle ragioni che in occasione di clamorosi rapimenti a scopo di riscatto, avevano invariabilmente portato le indagini  a scandagliare il territorio di Aprilia. Soltanto allora, per la prima volta nel 1991, la Commissione parlamentare Antimafia si accorge che la provincia di Latina è una polveriera, e i nomi delle famiglie dei mafiosi e degli ‘ndranghetisti insediate nel nord della provincia, e quelle campane in odore di camorra sparpagliate tra Latina, Sabaudia, Terracina, Fondi, Formia, fino giù al Garigliano, cominciano a comparire nei rapporti annuali della Commissione, rapporti sempre identici ai precedenti, che si limitano ad inserire qualche evento di cronaca intervento sul territorio.

Paradossalmente, la consapevolezza dell’attenzione della Commissione Parlamentare Antimafia, ha sortito l’effetto indesiderato di distrarre le istituzioni locali dalla portata del fenomeno delle infiltrazioni cosiddette mafiose sul territorio pontino. Dovranno trascorrere dieci lunghi anni dalla prima visita della Commissione Antimafia a Latina perché un parlamentare locale portasse all’attenzione del Senato e del Ministro dell’Interno con una lunghissima e dettagliata interrogazione lo stato preoccupante della presenza della criminalità organizzata in provincia di Latina.

Era il 2001 quando l’allora Senatore di An Riccardo Pedrizzi prendeva di petto il fenomeno facendo di Aprilia e del capoluogo, quest’ultimo con i suoi quartieri di espansione Q4 e Q5, i punti centrali della sua analisi, spingendosi a parlare di acquisizione di attività commerciali, di beni immobili e di unità produttive da parte di esponenti criminali; di ecomafia, di discariche e di trasporto di rifiuti, di riciclaggio di scarichi industriali, di rottamazione e traffico di auto rubate con la Germania; di gestione di grandi appalti e opere pubbliche. Anche il settore turistico finisce nel mirino di Pedrizzi, che avverte: i nostri migliori luoghi di villeggiatura stanno diventando il rifugio di latitanti e di personaggi pericolosi ricercati dalle cosche con cui sono venuti in conflitto. La conclusione del Senatore è che servono un Commissariato di Polizia ad Aprilia ed uno nei quartieri Q4 e Q5 di Latina. Ovviamente, non se ne fa niente.

Qualche anno più tardi, nel novembre 2008, la stessa richiesta arriverà da una un’interrogazione parlamentare degli onorevoli del Partito Democratico Sesa Amici e Marco D’Antona, anche loro scossi da quanto andava accadendo da qualche anno ad Aprilia, infestata da una sequenza impressionante di episodi criminali contrassegnati da sparatorie in ogni luogo della città e spesso diretti contro esponenti della pubblica amministrazione locale.

I due parlamentari Dem non trascurano di illustrare la cronologia degli episodi e i nomi dei protagonisti, con l’intento di convincere il Ministro dell’Interno che era arrivato il momento di fare qualcosa per Aprilia, a cominciare dall’istituzione di un nuovo presidio di Pubblica Sicurezza. Ma anche stavolta l’appello resterà lettera morta.

E negli anni a seguire sul territorio di Aprilia verranno alla luce i rapporti stretti con il clan dei Casamonica, le “sinergie” con la malavita di Anzio e Nettuno, gli attentati con esplosivi e con l’utilizzo di Kalashnikov, una rete di estorsioni ai danni di imprese e commercianti, un’importante ed efficiente centrale di smistamento di stupefacenti gestita con mano militare, e soprattutto una progressiva estensione territoriale degli interessi economici di qualche spezzone criminale apriliano.

La banda di Patrizio Forniti mette piede sul litorale di Latina; l’imprenditore Sergio Gangemi, attualmente detenuto per mafia, avvia attività commerciali e imprenditoriali sul suolo del capoluogo, dove aveva fissato la propria residenza all’indomani dell’allontanamento da Aprilia con un obbligo di dimora in altra città.

L’agognato Commissariato di Polizia di Aprilia verrà istituito soltanto un anno fa,  il 7 luglio 2025, e inaugurato dal Ministro Piantedosi, indotto dall’intervenuto commissariamento del Comune di Aprilia per infiltrazioni mafiose a fare quello che negli ultimi venticinque anni i suoi predecessori non hanno fatto.

Ma per il momento, commissariamento amministrativo e commissariato di Polizia non sono bastati per spegnere l’incendio criminale che infiamma Aprilia.

Gli ultimi spari per strada, in centro, sono di qualche notte fa.

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Giornalista di lungo corso, è nato a Latina nel 1958. Dopo gli studi classici, si è laureato in Scienze Politiche, indirizzo Politico-Sociale, presso la Facoltà “Cesare Alfieri” dell’Università degli Studi di Firenze. La sua carriera giornalistica inizia nel 1983, con collaborazioni su periodici, radio e televisioni private locali. Due anni più tardi, nel 1985, si iscrive all’Ordine dei Giornalisti. Nel 1988 entra a far parte del gruppo che darà vita alla prima redazione del quotidiano Latina Oggi, fondato da Giuseppe Ciarrapico. In quella redazione Panigutti muove i primi passi da cronista, occupandosi di nera, bianca e successivamente di cronaca giudiziaria. Il suo percorso professionale all’interno della testata è scandito da una crescita costante: Capo Servizio nel 2004, Capo Redattore Centrale nel 2005, Vice Direttore nel 2006 e, infine, Direttore Responsabile nel 2007, ruolo che ricoprirà fino al 2023, anno della sua uscita dal gruppo Editoriale Oggi.
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