Il ponte del futuro, la banchina del passato: il paradosso di via Lungolinea Pio VI

A quasi un anno dal cedimento, la strada è chius. Il Comune ha affidato solo a giugno la verifica tecnica, disagi per la città

C’è qualcosa di paradossale nella situazione di via Lungolinea Pio VI. Da una parte un ponte ciclopedonale nuovo di zecca, realizzato per migliorare i collegamenti tra l’area del cosiddetto Deserto, il parcheggio Sirio e via del Rio; dall’altra una strada ancora alle prese con le conseguenze di un cedimento avvenuto quasi un anno fa, delimitata da transenne e barriere che, secondo quanto segnalano alcuni cittadini, durante la notte verrebbero persino spostate per consentire il passaggio delle automobili.

Il risultato è una situazione che, a distanza di mesi, continua ad apparire difficile da conciliare con l’idea di un’area urbana pienamente funzionale: un’opera pubblica appena realizzata che dovrebbe facilitare gli spostamenti e, a pochi metri di distanza, una banchina che attende ancora un intervento definitivo, mentre residenti e attività commerciali devono convivere con una viabilità modificata e con le limitazioni imposte dopo il dissesto.

Tutto nasce dal 23 settembre 2025, quando un forte temporale provocò il cedimento di un tratto della banchina del canale e dell’argine stradale in via Lungolinea Pio VI, nei pressi del parcheggio Sirio. Lo smottamento interessò una porzione di strada a pochi metri dal nuovo ponte ciclopedonale, inaugurato appena il 13 febbraio dello stesso anno.

Il ponte, fortunatamente, non riportò danni. I sopralluoghi effettuati dai tecnici comunali insieme al Direttore dei lavori e al Collaudatore esclusero conseguenze strutturali per l’opera, che rimase quindi agibile.

Ma se il ponte è rimasto in piedi, intorno a lui la situazione è tutt’altro che risolta.

Già nelle ore successive al cedimento il Comune aveva attivato una task force e adottato una serie di provvedimenti per mettere in sicurezza l’area. Con l’ordinanza dirigenziale del 24 settembre 2025 era stata disposta la chiusura del tratto interessato e furono introdotte diverse limitazioni alla circolazione, compresi divieti per i mezzi pesanti, modifiche al transito e uno spazio destinato al passaggio pedonale.

Misure pensate per gestire l’emergenza e consentire, nel frattempo, di arrivare a un intervento sull’argine.

Il problema è che quel “nel frattempo” dura ormai da quasi un anno.

A giugno 2026, infatti, a nove mesi dal cedimento, il Comune ha affidato l’incarico tecnico necessario per verificare la stabilità delle banchine e dei muri di contenimento lungo il tratto di Lungolinea Pio VI lato monte. L’incarico è stato affidato all’ingegnere Cesare Bonelli per un costo complessivo di 4.688,90 euro.

Un passaggio indispensabile, ma ancora preliminare. Prima bisognerà verificare le condizioni della struttura, individuare l’intervento necessario, procedere alla progettazione e quindi arrivare ai lavori veri e propri. Ed è proprio qui che resta aperta la domanda: quando sarà possibile vedere concretamente ripristinata e messa in sicurezza la banchina?

Nel frattempo, a vivere quotidianamente le conseguenze della situazione sono soprattutto residenti e commercianti.

Per chi abita nella zona significa convivere con una viabilità modificata e con un tratto che da mesi non può essere utilizzato normalmente. Per le attività presenti lungo la strada significa fare i conti con le difficoltà di accesso e di carico e scarico delle merci, oltre che con una situazione che condiziona la quotidianità di chi qui lavora.

Una strada che dovrebbe rappresentare un collegamento importante tra diverse zone della città si è trasformata, almeno in quel tratto, in un percorso condizionato da barriere, divieti e limitazioni.

E poi ci sono le transenne.

Le immagini della zona mostrano l’attuale configurazione della strada: barriere gialle, nastri e delimitazioni che separano il percorso pedonale dall’area interdetta alle automobili. Secondo quanto segnalato dai cittadini, però, durante alcune ore della notte qualcuno sposterebbe le barriere per consentire il passaggio delle auto, lasciandole poi in una posizione diversa al mattino.

Se la circostanza fosse confermata, non si tratterebbe di un dettaglio trascurabile. Quelle barriere non sono state collocate per semplice regolamentazione del traffico, ma per delimitare un’area interessata da un dissesto e garantire condizioni di sicurezza.

Il risultato è quasi un paradosso nel paradosso: di giorno le barriere dovrebbero impedire il passaggio e proteggere l’area; di notte, secondo le segnalazioni, qualcuno le sposterebbe per riaprire abusivamente il varco alle automobili. E ogni mattina la situazione si ripresenterebbe nuovamente.

Una sorta di tira e molla sulle transenne che fotografa una situazione diventata ormai difficile da gestire e che pone anche un interrogativo sulla capacità di garantire il rispetto delle limitazioni imposte per ragioni di sicurezza.

Ma il paradosso più grande resta forse un altro.

A pochi metri dal punto del cedimento c’è infatti il nuovo ponte ciclopedonale, realizzato con un investimento di circa 300mila euro attraverso fondi PNRR. Un’opera pensata per collegare l’area del Deserto con il parcheggio Sirio e via del Rio e rendere più agevole il collegamento pedonale e ciclabile.

Un’infrastruttura che oggi, almeno a giudicare dall’utilizzo quotidiano dell’area, sembra non aver ancora trovato quella piena funzionalità per cui era stata pensata.

Non è possibile stabilire con certezza se e quanto la situazione della banchina incida sulla scelta dei cittadini di utilizzarlo, né attribuire direttamente al dissesto il suo scarso utilizzo. Ma il contesto certamente non aiuta a restituire una sensazione di sicurezza e piena fruibilità: un ponte nuovo, circondato da una strada transennata e da un’area ancora interessata da limitazioni, non è esattamente il biglietto da visita ideale per un’opera nata con l’obiettivo di migliorare la mobilità pedonale e ciclabile.

Il ponte, insomma, c’è. La strada pure. Le transenne anche. Quello che ancora manca è la soluzione.

E mentre si aspettano verifiche, progettazioni e interventi, via Lungolinea Pio VI continua a essere una ferita aperta nel tessuto urbano della città. Una ferita che non riguarda soltanto il punto in cui la banchina è franata, ma anche la quotidianità di chi quella strada deve attraversarla, abitarla o lavorarci.

Dopo quasi un anno, la domanda viene spontanea: quanto ancora dovrà durare questa situazione?

Perché un’emergenza può essere gestita con una transenna. Un problema strutturale può richiedere tempo e risorse. Ma quando le transenne diventano parte integrante del paesaggio urbano per mesi e mesi, il rischio è che ciò che doveva essere temporaneo finisca semplicemente per diventare normale.

E via Lungolinea Pio VI, oggi, sembra essere proprio questo: il luogo dove un ponte da 300mila euro guarda dall’altra parte mentre, a pochi metri, una banchina aspetta ancora di essere rimessa in sicurezza.

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Chiara D’Ambrosio
Chiara D’Ambrosio
Chiara D’Ambrosio, 21 anni, ha conseguito la maturità nel 2023 presso il Liceo delle Scienze Umane “Leonardo da Vinci” di Terracina. Attualmente è studentessa universitaria presso l’Università Roma Tre, dove frequenta il corso di Scienze della Comunicazione con indirizzo giornalistico. Si sta formando nel campo del giornalismo, collaborando con la Redazione di Latina News e maturando esperienza nella scrittura e nell’informazione.

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