Epatiti, la sfida è battere il “nemico silenzioso” entro il 2030

Oggi si celebra la Giornata mondiale dedicata alla prevenzione. Molte persone convivono con l'infezione senza saperlo

Per anni possono non dare alcun segnale, ma continuare a danneggiare il fegato fino a provocare cirrosi o tumore. È questo il volto più insidioso delle epatiti virali, protagoniste della Giornata mondiale che si celebra oggi, 28 luglio, con un obiettivo preciso: eliminarle come minaccia per la salute pubblica entro il 2030.

Le epatiti sono infezioni che colpiscono il fegato e possono essere causate da virus diversi. Tra queste, le forme B e C sono quelle che più preoccupano perché hanno la capacità di diventare croniche. Significa che il virus continua a essere presente nell’organismo anche dopo la fase iniziale dell’infezione, spesso senza sintomi evidenti. È proprio questa apparente assenza di disturbi a renderle pericolose: mentre la persona conduce una vita normale, il fegato può andare incontro a un progressivo deterioramento.

Oggi, però, gli strumenti per cambiare il corso della malattia esistono. L’epatite B può essere prevenuta grazie alla vaccinazione, mentre l’epatite C dispone di terapie in grado di eliminare il virus nella quasi totalità dei casi. La vera sfida resta intercettare chi è infetto ma non lo sa, favorendo diagnosi precoci attraverso test e programmi di screening.

La prevenzione passa anche da comportamenti responsabili: evitare la condivisione di oggetti che possono entrare in contatto con il sangue, utilizzare strumenti sterili per tatuaggi e piercing e adottare adeguate precauzioni nei rapporti a rischio.

L’obiettivo fissato dall’Organizzazione mondiale della sanità è ambizioso ma raggiungibile. Per arrivare al 2030 con le epatiti sotto controllo serviranno diagnosi tempestive, accesso alle cure e una maggiore consapevolezza. Perché il primo passo per sconfiggere questo “nemico silenzioso” è conoscerlo.

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