Nessuna sorpresa dalle urne che hanno raccolto le schede di voto dei sindaci e dei consiglieri dei comuni pontini per il rinnovo del Consiglio provinciale di Latina.
Già alla vigilia del voto di domenica negli ambienti della politica era unanime il pronostico sulla ripartizione finale dei dodici seggi da assegnare: 4 a Forza Italia; 4 a Fratelli d’Italia, 3 alla coalizione di centrosinistra e 1 alla Lega.
Eppure, come si può cogliere anche dai servizi e dalle cronache dei media locali, una novità c’è stata, ed è quella dell’affermazione di Forza Italia, risultato essere il primo partito, quello più votato in questa tornata elettorale. Un’affermazione che parte da lontano, e che per quanto prevedibile è suonata come un campanello d’allarme in casa del partito di Giorgia Meloni che fino a ieri, in provincia di Latina, ha creduto di fare il bello e il cattivo e tempo, spesso senza dare il giusto peso ai segnali di cedimento che arrivavano da qualche amministrazione locale, capoluogo compreso.
I commenti dei leader provinciali di Fratelli d’Italia, il senatore Calandrini in testa, parlano di tenuta della coalizione di centrodestra e della debolezza dell’opposizione, ma senza tentare un’analisi interna che spieghi lo stallo di Fratelli d’Italia, la pesante flessione della Lega e l’impennata azzurra. Non è soltanto l’effetto di un atteggiamento soporifero che tende a non creare frizioni all’interno di una coalizione che serve a tutti in vista del prossimo e non troppo distante appuntamento con le amministrative: si preferisce tacere perché se si fa un’analisi la si deve fare fino in fondo.
E allora Fratelli d’Italia non potrebbe fare a meno di domandarsi se, ed eventualmente in che misura, il sorpasso di Forza Italia sia dipeso da un lato dal modello operativo, efficiente e produttivo incarnato oggi sul territorio pontino dal partito del senatore Claudio Fazzone, e dall’altro dal modello interpretato dal partito della Meloni sul registro della ridondanza della comunicazione, cui non corrisponde però una tangibile capacità di portare a casa risultati laddove, benché parte di una maggioranza, Fratelli d’Italia non si nega un atteggiamento da “primus inter pares”, cioè di primo tra uguali.
Così, varrebbe la pena domandarsi quanto valgano le campagne di tesseramento e i comunicati trionfalistici sul numero degli affiliati, soprattutto quando dagli atti di qualche inchiesta viene fuori in che modo quei tesseramenti vengono fatti, e da chi vengono pagate le tessere e perché.
E varrebbe la pena riflettere sul rigoroso silenzio che ha accompagnato la disavventura giudiziaria di Enrico Tiero, pilastro di Forza Italia: forse sarebbe stato opportuno sostenere l’uomo, ma prendere le distanze dal politico che sbaglia, almeno fino alla conclusione della vicenda. Perché la politica è fatta anche di serietà, di etica, di assunzione di responsabilità, di modelli da proporre. Ci sono molte persone che praticano la politica, che credono in quello che fanno e che non sono disposte a mediare sui principi e sui valori di quello che è e dovrebbe essere un servizio.
Così, quando si sentono fuori posto, migrano, cambiano partito.
Sì, la coalizione di centrodestra ha tenuto, ma come testimonia la girandola dei numeri, l’unione non fa rima con coesione.
Qualcosa è cambiato, e molte altre cose forse cambieranno.
