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Ecco perché succedono le cose che succedono

Dai centri commerciali alle aree dismesse, il capoluogo cambia volto mentre la programmazione rincorre gli investimenti privati

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Succedono cose, nella città di Latina, che nessuno vede, e che chi vede finge di non vedere. Cose che poi si rivelano capaci di cambiare assetti, dinamiche, prospettive di sviluppo e standard qualitativi nella vita della comunità locale. 

Otto anni fa o giù di lì, tra il 2017 e il 2018, due pagine intere dedicate dal quotidiano Latina oggi a una serie di accadimenti all’interno del primo grande centro commerciale della città, il Morbella di via Picasso, destarono grande sorpresa: davvero accade tutto questo, si domandarono in molti.  

L’allora presidente del condominio che gestiva il centro commerciale si ritenne non soltanto offeso, ma anche diffamato, e ritenne di doversi tutelare proponendo una causa risarcitoria per il danno di immagine subito. Quello stesso signore adesso è a giudizio in Tribunale con l’accusa di estorsione ed altro.

Anche se con le ossa rotte, il Centro Morbella è ancora vivo  e resiste perfino all’oltraggio di un successivo accadimento che troppo a lungo nessuno ha voluto vedere, il centro commerciale di via del Lido, cento metri più in là rispetto al Morbella, una vicenda in odore di scandalo che si trascina dal 2018, che ha collezionato due distinte inchieste giudiziarie, che ha subito tre sequestri e che può vantare due pronunce della Corte di Cassazione che attribuiscono a quella “media struttura di vendita” la patente di lottizzazione abusiva.

Una fattispecie che potrebbe valere una confisca, ma bisognerà aspettare il 23 giugno prossimo e vedere come si pronuncerà il tribunale del Riesame di Latina rispetto alla legittimità o meno dell’ultimo sequestro di quella struttura disposto poco più di un anno fa da un Gip di Piazza Buozzi. 

Anche lì, in via del Lido, fino al giorno dell’apertura, sul finire del 2023, la città aveva finto di non vedere.

Né più né meno quello che era accaduto anni prima sulla Pontina, dove un’acrobazia edilizia e amministrativa aveva consentito la realizzazione di una struttura commerciale di oltre 8000 metri quadrati di superficie coperta, sequestrata qualche giorno prima dell’inaugurazione e rimasta chiusa per un decennio, il tempo necessario perché i tribunali di ogni ordine e grado riuscissero a trasformare quella acrobazia in un atto dovuto dopo che il Comune aveva rilasciato tutti i titoli necessari per intraprendere e ultimare i lavori.

Né più né meno di quanto potrebbe accadere tra un mese o due o sei, quando sarà entrata in attività una nuova media struttura di vendita, quella ormai quasi ultimata nell’area dell’ex Frigomarket Pacifico a Tor Tre Ponti, dentro i confini del piano regolatore del Consorzio Industriale del Lazio, dove l’attività di commercio al dettaglio non è consentita dalla legge istitutiva dei consorzi industriali della nostra regione. 

E non è finita. Un metro fuori dai confini del Comune di Latina, sulla sponda opposta del Canale Mussolini che passa sotto la Pontina, si sta giocando la finale del mundial delle vicende commerciali dell’agro pontino, una partita grossa che si disputa su un terreno di 40 ettari per dare alla luce il centro commerciale più grande di tutto il basso Lazio.

Anche lì siamo sulle ceneri di una fabbrica dismessa, la ex Manifatture del Circeo, un bene confiscato alle mafie e attualmente in mano all’agenzia nazionale che si occupa della gestione di quei beni. Una polveriera che ha già fatto brillare un caso giudiziario che ha scosso alle fondamenta l’amministrazione comunale di Cisterna, che per il momento tiene duro e che non può mollare l’osso prima di averlo riportato al padrone.

E per non farci mancare niente, ecco che qualcosa di grosso si muove anche al di qua della sponda del Canale Mussolini che guarda verso Latina: sulle ceneri della gloriosa Fulgorcavi di Borgo Piave, è appena arrivato il via libera del Ministero dell’Ambiente per la realizzazione di quello che potrà essere a buon diritto considerato il tempio del culto delle energie alternative e sostenibili, una stesa di pannelli fotovoltaici su una superficie di trenta ettari. Sarà il nuovo biglietto da visita, soltanto l’ultimo in ordine di apparizione, per la città capoluogo.

Dopo essere stata insignita dei titoli di città di mare, città delle acque, città del razionalismo, città di fondazione, città dei diritti, Latina diventerà anche città del sole. Ma non siamo sicuri che quest’ultima denominazione sia da preferire a quella di città dello sport, quella che i 30 ettari della ex Fulgorcavi avrebbero potuto regalare alla comunità se l’amministrazione comunale avesse tenuto fede alle promesse di realizzare proprio lì la Cittadella dello Sport, che avrebbe consentito di togliere finalmente dal centro cittadino l’ingombrante servitù dello stadio di calcio.

Succedono cose, ma perché succedono?

Semplicemente perché la determinazione, la tenacia e la lungimiranza dei privati sono di gran lunga più forti dell’inconcludente chiacchiericcio della politica, quella che da decenni non riesce a governare il capoluogo, che inseguendo l’elemosina di qualche posto di lavoro da investire in consenso si piega ogni volta di fronte agli investimenti privati senza valutare gli effetti di medio termine di questa o quella intrapresa, senza guidare l’iniziativa privata verso obiettivi che possano garantire risultati di pubblico interesse e che possano essere considerati a pieno titolo investimenti per il futuro della città.

Proprio quella politica senza visione e incapace di sognare e farci sognare, che adesso ha la pretesa di voler presentare al mondo qualcosa di diverso e originale in vista dell’appuntamento con il centenario di Latina. Finalmente un sogno.

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Giornalista di lungo corso, è nato a Latina nel 1958. Dopo gli studi classici, si è laureato in Scienze Politiche, indirizzo Politico-Sociale, presso la Facoltà “Cesare Alfieri” dell’Università degli Studi di Firenze. La sua carriera giornalistica inizia nel 1983, con collaborazioni su periodici, radio e televisioni private locali. Due anni più tardi, nel 1985, si iscrive all’Ordine dei Giornalisti. Nel 1988 entra a far parte del gruppo che darà vita alla prima redazione del quotidiano Latina Oggi, fondato da Giuseppe Ciarrapico. In quella redazione Panigutti muove i primi passi da cronista, occupandosi di nera, bianca e successivamente di cronaca giudiziaria. Il suo percorso professionale all’interno della testata è scandito da una crescita costante: Capo Servizio nel 2004, Capo Redattore Centrale nel 2005, Vice Direttore nel 2006 e, infine, Direttore Responsabile nel 2007, ruolo che ricoprirà fino al 2023, anno della sua uscita dal gruppo Editoriale Oggi.
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