Dolore oncologico, quasi un paziente su due ne soffre: arriva uno spray per l’uso sicuro del Fentanyl

Presentato un dispositivo spray con sistema elettronico che riduce il rischio di sovradosaggio: come funziona

Quasi un paziente oncologico su due convive con il dolore. Una condizione che può manifestarsi in ogni fase della malattia, persistere anche dopo la guarigione e incidere in modo significativo sulla qualità della vita, sull’aderenza alle terapie e sulla sopravvivenza.

Accanto al dolore cronico, circa il 70% dei malati è colpito dal cosiddetto Dolore Episodico Intenso (Breakthrough Cancer Pain), crisi improvvise e molto forti che si sovrappongono al dolore di base, anche quando questo è controllato, e che richiedono interventi rapidi e mirati. Episodi brevi ma intensissimi, spesso scatenati da movimenti, colpi di tosse o procedure mediche, che compromettono equilibrio psicologico, relazioni e quotidianità.

Il dolore oncologico è direttamente legato al tumore in circa il 70% dei casi e ai trattamenti nel 20%. Non riguarda soltanto il fine vita: una quota significativa di tumori viene diagnosticata proprio a seguito della comparsa del dolore, che continua a interessare anche una parte dei lungo-sopravviventi. Per questo è centrale il concetto di cure simultanee, che prevedono il trattamento dei sintomi in parallelo alle terapie antitumorali, come indicato nel Piano Oncologico Nazionale.

Tra i farmaci di riferimento per il dolore moderato-severo c’è il Fentanyl, oppioide forte inserito nel terzo gradino della scala analgesica dell’OMS e raccomandato dalle linee guida nazionali e internazionali. Le indicazioni dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica prevedono l’utilizzo per via transmucosale nel controllo del Dolore Episodico Intenso. La molecola, con una potenza analgesica circa cento volte superiore alla morfina, agisce sui recettori mu-oppioidi inibendo la trasmissione degli stimoli dolorosi ed è utilizzata da oltre sessant’anni nella pratica clinica.

Grazie alla sua elevata liposolubilità può essere somministrata per via transdermica o transmucosale, inclusa quella nasale, particolarmente indicata nelle crisi acute per la rapidità di azione, paragonabile alla somministrazione endovenosa. Lo spray nasale consente un assorbimento veloce, è adatto anche a pazienti con difficoltà di deglutizione e viene metabolizzato rapidamente, con ridotto rischio di accumulo.

A Milano, durante un evento promosso da Istituto Gentili, è stato presentato un nuovo dispositivo spray nasale dotato di sistema elettronico di sicurezza integrato. Il meccanismo prevede un contadosi digitale e un blocco automatico tra una somministrazione e l’altra, con l’obiettivo di minimizzare il rischio di sovradosaggio accidentale, abuso o uso improprio.

Nel dibattito pubblico sugli oppiacei, spesso segnato da timori e semplificazioni, gli specialisti ribadiscono la necessità di distinguere tra uso terapeutico e abuso. Nel paziente oncologico l’obiettivo è alleviare una sofferenza reale e invalidante, nel rispetto di quanto stabilito dalla Legge 38/2010, che tutela il diritto alla cura del dolore e alle cure palliative.

La sfida resta quella di coniugare efficacia e sicurezza attraverso un uso appropriato e personalizzato dei farmaci, investendo nella formazione dei medici e nel rafforzamento delle reti di terapia del dolore. L’innovazione tecnologica, in questo contesto, rappresenta uno strumento ulteriore per garantire appropriatezza clinica, tutela del paziente e qualità della vita lungo tutto il percorso di cura.

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