Diritto alla salute, sconfitte le associazioni di Aprilia

Sulla mancata considerazione dei fattori escludenti all'insediamento di nuovi impianti, Rizzuto: "La nostra città ha dato troppo"

Diritto alla salute, il Tar non riconosce l’interesse dei cittadini alla difesa contro i danni cagionati alla salute e le sanzioni.

Malgrado la possibilità di rivolgersi al giudice sia garantita, il ricorso delle associazioni è stato bocciato e a nulla è valso il richiamo al diritto comunitario. “Abbiamo lottato tanto, strenuamente, al limite della credibilità, per anni, soli, senza il sostegno di chi avrebbe dovuto difendere il territorio e la salute dei cittadini. E infine abbiamo perso, contro una Regione che si è distinta per il proprio virtuosismo nel non-governo del ciclo dei rifiuti, perché nessuno tra i progetti presentati sembra appartenere al ciclo virtuoso dei rifiuti”, è il commento di Rosalba Rizzuto, in rappresentanza delle associazioni che hanno promosso il ricorso contro il progetto di un sito a Santa Apollonia.

“Ci sono verdetti – dice ancora la storica ambientalista – che feriscono la dignità delle persone, soprattutto quando queste hanno visto calare dall’alto la mannaia, senza scampo, senza giustizia e senza possibilità di appello. Non c’è né riscatto, né redenzione in queste sentenze”.
Torniamo alle autorizzazioni. “Ci chiediamo – dice ancora Rizzuto – quali criteri abbia seguito la Regione Lazio per far passare alcuni progetti come sostenibili quando essi andranno a ricadere in prossimità di centri abitati e di impianti altamente pericolosi, in una città che ha già dato tanto per i rifiuti, in termini di sacrificio della salute, del paesaggio, dell’ambiente e a fronte del 70% di raccolta differenziata. L’elenco delle criticità e delle incoerenze elencate invece nelle osservazioni e nei pareri sfavorevoli sembra non valgano niente”.

Ad Aprilia si chiuderà il ciclo dei rifiuti, con impianti che nessuno in provincia di Latina ha voluto.“ Il nostro sacrificio non salverà la Regione Lazio dalle procedure d’infrazione europee, aprendo e chiudendo l’intero ciclo, coi suoi 21 impianti di trattamento rifiuti, con gli oltre 150 ettari di suolo agricolo consumato per essi e con oltre 2 milioni di tonnellate l’anno di rifiuti di ogni sorta, transitanti sulle nostre disconnesse strade, trattati tra le case, sulle falde, nelle campagne, senza monitoraggio e senza mitigazioni. Al netto del traffico indotto, al netto degli impianti chimici e farmaceutici, al netto delle cattedrali del consumismo – conclude Rizzuto – con buona pace della salute pubblica”.

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Carmen Porcelli
Carmen Porcelli
Nata a Nola ma vive da sempre ad Aprilia, dove la famiglia si è trasferita prima della sua nascita per questioni lavorative. Ha iniziato da giovane a coltivare la passione per l’attività giornalistica e la storia. Ha collaborato con diverse testate locali occupandosi prevalentemente di politica, sindacale e cronaca. È giornalista professionista e ha approfondito negli anni del suo percorso universitario, dalla laurea in Scienze Politiche al dottorato di ricerca in Studi Politici, i temi che da sempre la interessano come il ruolo della stampa e la storia dell’Italia dal secondo dopoguerra ai movimenti politici ed extraparlamentari. È da sempre attiva nella sua città per la ricerca di una identità storica e culturale e per la difesa dell’ambiente.

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