Come evitare l’alopecia durante la chemio, al Gemelli una raccolta fondi per il ‘casco anticaduta’

Chemioterapia e alopecia, un binomio che sembra inevitabile e che può condizionare il percorso di guarigione delle pazienti oncologiche

Chemioterapia e alopecia, un binomio che sembra inevitabile e che può condizionare il percorso di guarigione delle pazienti oncologiche, tanto che “evidenze scientifiche ci suggeriscono che la resilienza psicologica influisce positivamente sul trattamento”. Lo ha ricordato il dottor Carlo Fornario, direttore Fundraising, Campagne e Eventi presso il Policlinico Gemelli di Roma, che ha da poco avviato una raccolta fondi per poter acquistare uno strumento che potrebbe scongiurare la perdita di capelli durante i percorsi di chemio e radioterapia.

“L’iniziativa, in realtà, è nata dalla buona volontà di un gruppo di liceali di Roma che hanno cercato di fare una buona azione per il Natale, rinunciando al regalo per fare questo regalo ai pazienti. È un bel segnale di sensibilità e altruismo, specie in un momento in cui gli ospedali sono molto provati dai rincari dell’energia”, ha raccontato Fornario. “Tutti questi trattamenti- ha aggiunto- sono accessori e complementari e sono i primi a rischiare di essere sacrificati a dispetto, però, della salute complessiva dei pazienti”.

Come funziona il casco anticaduta

A spiegare il funzionamento del “casco anticaduta” è il dottor Fabio Marazzi, responsabile del Day Hospital di Radioterapia del Policlinico Gemelli: “Si tratta di una macchina refrigerante, che quindi raffredda il cuoio capelluto prima, durante e dopo la terapia, attraverso il principio della vasocostrizione, chiudendo i capillari”. In questo modo, il farmaco chemioterapico non penetra in profondità nella zona, contrastando così l’effetto collaterale dell’alopecia. Tuttavia, ha sottolineato Marazzi, “non tutte le pazienti sono candidate a questo tipo di terapia e in ogni caso il successo del caschetto non è garantito”. Le condizioni ideali per il funzionamento del casco “sono i casi in cui le malattie tumorali si trovano a uno stadio iniziale e sono trattate con farmaci solo ‘moderatamente’ alopecizzanti”. Per quanto riguarda invece le situazioni cliniche con malattie più avanzate o trattate con farmaci che provocano una forte alopecia, spesso il presidio non riesce a prevenire la caduta “ma in ogni caso può aiutare nella fase di ricrescita dei capelli”. Insomma, utilizzando il casco refrigerante, ha detto ancora Fornario, “oltre il 50% delle pazienti riduce la caduta dei capelli”.

Conservare l’immagine può aiutare a combattere la malattia

Per le pazienti oncologiche, ha osservato il dottor Luca Tagliaferri, radiologo del Policlinico Gemelli, “conservare l’integrità della propria immagine può aiutare non poco ad affrontare con maggiore serenità le cure oncologiche. D’altra parte, le nostre terapie hanno un grande vantaggio in termini di sopravvivenza, il che permette di spostare l’attenzione anche sulla qualità della vita durante e dopo terapie”. Il Gemelli ha al momento a disposizione un casco, in via provvisoria. L’obiettivo della raccolta fondi “è arrivare alla cifra che ci permetterebbe di acquistarne uno, cioè circa 40mila euro- ha concluso Fornario- finora siamo arrivati a circa 14mila euro”. Per contribuire alla campagna, si può donare al link https://gf.me/v/c/gfm/il-nostro-natale-per-i-pazienti-oncologici. – Fonte Agenzia DIRE www.dire.it

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