Caporalato e lavoro nero: un protocollo tra forze di polizia, Asl e Ispettorato del Lavoro 

Un importante passo per ottimizzare la strategia degli interventi e tentare di arginare un fenomeno divenuto una piaga sociale

Ieri, presso la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Latina è stato firmato un importante protocollo d’intesa in materia di contrasto al caporalato e allo sfruttamento lavorativo dei cittadini stranieri.

L’intesa, le cui attività preparatorie sono state svolte sotto l’egida del Procuratore della Repubblica presso la Procura di Latina, dott. Giuseppe De Falco, che ha dato impulso alla sinergica attività tra tutti gli attori istituzionali coinvolti, è stato formalmente siglata questa mattina dalla Procura di Latina, dalla Questura, dal Comando Provinciale dell’Arma dei Carabinieri, dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza, dal Reparto Operativo del Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro di Roma, dalla A.S.L. di Latina e dall’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Latina.

Il protocollo operativo ha tra le finalità non solo quella di garantire un maggior impulso alle attività di contrasto allo sfruttamento lavorativo attraverso la repressione delle condotte illecite, ma anche di rafforzare la tutela delle vittime attraverso un percorso che ne agevoli l’accesso alla giustizia e ne favorisca l’integrazione culturale, sociale ed economica.

L’obiettivo è quello di fare “rete” tra le istituzioni coinvolte anche e soprattutto sotto il punto di vista dell’emersione dei fenomeni di sfruttamento, per superare le difficoltà che ancora oggi ostacolano la denuncia da parte delle vittime delle condotte illecite, necessaria per scalfire l’impunità degli autori delle condotte.

Tra gli aspetti significativi, rileva l’impegno da parte dell’Ispettorato del Lavoro di Latina a condividere le informazioni aggregate, che analizzate possono costituire indici sintomatici, utili ad orientare le attività di controllo e prevenzione, nonché previo opportuno sviluppo, potranno costituire la premessa per più incisive attività investigative di settore; l’attribuzione da parte della Procura della Repubblica di un canale di valutazione prioritario per la concessione, in fase di indagini preliminari, del “nulla osta” necessario per l’attivazione dell’Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura (A.G.E.A.), al fine di interrompere/recuperare i finanziamenti dell’UE nei confronti delle aziende che hanno violato le condizioni di socialità e ambientali; le informazioni che le forze di polizia forniranno alle vittime che presentano formale denuncia, tra cui la possibilità di rivolgersi ad enti e associazioni di tutela che possano supportarla nelle fasi successive alle attività d’indagine.

Allo stesso modo viene sottolineata nel protocollo l’importanza dell’approccio degli operatori sanitari nei casi di lavoratori che si presentino presso i presidi ospedalieri per incidenti avvenuti sul luogo di lavoro, per far sì che la narrazione delle vittime sia quanto meno condizionata possibile e consenta di accertare anche eventuali casi di sfruttamento.

Ultimo ma non meno importante aspetto cristallizzato dall’intesa, l’assistenza delle vittime nel percorso teso all’ottenimento del permesso di soggiorno nei casi previsti, affinché sia assicurata giustizia sostanziale a chi ha subito le condotte ed ha contribuito ad individuarne gli autori.

Quello di ieri è un importante passo per ottimizzare la strategia degli interventi e tentare di arginare un fenomeno divenuto una piaga sociale.

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