Bimbo abbandonato ad Aprilia, il sindaco Principi risponde alla consigliera Mastrocicco

"Una strumentalità dall’uso superficiale, sconsiderato da parte della consigliera di concetti quali violenza di genere e gogna mediatica"

“Posso condividere la difficoltà manifestata dalla consigliera Gloria Mastrocicco, nell’esprimersi sulla delicata vicenda del bimbo di pochi mesi ritrovato all’esterno del pronto soccorso dell’ospedale di Aprilia. E in effetti le modalità espressive e i termini scelti dalla stessa lasciano trasparire la difficoltà a trovale le parole giuste per esprimersi su un argomento così delicato”. 

Lo dichiara in una nota il sindaco di Aprilia Lanfranco Principi.

“Una delicatezza che impone a un amministratore, a un Sindaco di non mettere da parte la propria sensibilità, di non restare indifferente di fronte a immagini che, pur non riuscendo a raccontare fino in fondo il vissuto di questa mamma, ne lasciano trasparire le difficoltà attraverso un gesto sofferto. E di fronte a una difficoltà tanto evidente, interrogarsi su cosa si possa e si debba fare per tendere la mano a chi ha bisogno di aiuto, rappresenta un atto di umanità e di civiltà, evidentemente sconosciuto a chi non perde occasione per prestare il fianco alla strumentalizzazione politica.

Una strumentalità che trasuda dall’uso superficiale, sconsiderato da parte della consigliera di concetti quali violenza di genere e gogna mediatica. Nell’attribuire un giudizio di valore che non c’è a un appello che invece era doveroso per una questione di civiltà, prima ancora che per il ruolo che ricopro”.

La consigliera Gloria Mastrocicco sul suo profilo Facebook aveva così commentato la vicenda: “Non è semplice capire se e come esprimersi davanti a questa vicenda, ci ho pensato molto ma credo che con l’ultima uscita di oggi si sia raggiunto il limite. Questa è una gogna mediatica e il sindaco ne sta prendendo parte in maniera sconsiderata. La donna ha commesso un reato e risponderà davanti alla legge per questo. Questo paternalismo da quattro soldi volto ad invalidare una scelta sofferta di una madre evidentemente in difficoltà è patetico, il fatto che venga perseguito da un sindaco è anche peggio. Nessuno qui ha il diritto di dire come e cosa fare. La sua scelta l’ha fatta e continuare a chiamarla in causa, fare annunci ufficiali, condividere il suo volto su tutti i giornali e utilizzare frasi come “il bambino abbandonato” è una violenza a tutti gli effetti. L’ennesima violenza di genere che uomo, né tantomeno il “nostro” sindaco, potrà mai capire. Mi auguro che la gente la smetta con questi appelli di “ripensaci, ti aiutiamo noi”. Non siete Dio”.

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